Intervista a Marco Chiaravalle, autore di “Scusate non c’è niente da vedere”

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Buongiorno cari readers!

Oggi vi presento un qualcosa di nuovo, un piccolo esperimento che ho voluto fare per mettermi in gioco ancora di più. Ho avuto il piacere e l’onore di lavorare con un ragazzo, Marco, autore di un bellissimo romanzo (clicca qui per la recensione) che sta riscuotendo molti pareri positivi sul web.

Ho deciso di porgli qualche domanda riguardo al  suo lavoro di scrittore ma in particolar modo su alcuni aspetti del romanzo che ho ritenuto molto innovativi, in modo da sentire anche la sua campana rispetto a tutte le supposizioni che ho fatto durante la lettura.

Spero che possa essere una spinta alla lettura del romanzo per chi non lo avesse ancora preso in considerazione, oltre ad una fonte di ulteriori chiarimenti per chi, come me, ha sete di informazioni.

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“In questi tempi, dove i protagonisti dei libri sono tutti stereotipati (addominali, belli e impossibili, stronzi inizialmente che incontrano la sfigata di turno e se ne innamorano) che hanno lo stesso spessore psicologico di una carta velina io mi rifaccio al mercenario/poeta greco Archiloco che agli eroi omerici alti, dai bei capelli e rasati, lui preferiva il guerriero piccolo, dalle gambe storte, ma ben saldo su quest’ultime, e pieno di coraggio. Perché quello che conta non è l’aspetto esteriore, mai, ma le emozioni che un’anima immaginaria, attraverso le pagine di un libro, riesce a                                                                lasciare impresse nel cuore e nella mente di chi legge.”

Marco Chiaravalle

A: Una cosa che mi sono chiesta fin dall’inizio riguarda la scelta del protagonista. Ti senti rispecchi in esso?  Possiamo trovare in lui, noi lettori, qualche sfaccettatura della tua personalità?

M: Marco Bandini ha di me il suo caratteraccio e la voglia di combattere contro tutte le ingiustizie che gli si parano davanti al cammino.

A: Da cosa hai tratto spunto/ cosa ti ha ispirato, nella stesura di una trama così particolare e, in un certo senso, atipica?

M: Sinceramente non ho tratto spunto da nulla. Cerco sempre di essere originale in quello che scrivo, e da quello che mi scrive la gente, sembra che ci sia riuscito.

A: Come mai hai scelto proprio i personaggi di L.Carrol, ovvero di “Alice nel Paese delle Meraviglie” e non qualsiasi altri?

M: Per questo primo romanzo, per la connotazione anche “sociale” che volevo dargli, ho pensato che la favola di Alice calzasse a pennello per le vicende che avevo in mente di narrare. Sul prossimo, ad esempio, che sarà base giallo/thriller, ho pensato ad Oz. Ma non vi anticipo nulla.

A: Alice, la ragazza del bus, può essere associata alla figura della Beatrice dantesca? Perchè, da quello che ho potuto constatare dalle mie impressioni finali, è un tassello fondamentale per la salvezza dell’animo malato di Marco, che non  riesce a trovare un senso alla sua esistenza quotidiana. (PS: Da amante di Dante te la dovevo proprio fare!)

M: Oddio, non ho mai pensato ad Alice come ad una Beatrice, sinceramente. Però, in parte hai ragione, il paragone calza. Anche se lei non sarà la sola a salvare l’animo malato di Marco. Anche Clint e Clinton, Luca, Ettore, e sopratutto Mike contribuiranno notevolmente a risollevare le sorti del nostro protagonista.

A: Il finale viene lasciato sospeso, anche se, usando bene la testa, possiamo riuscire a trarre le giuste conclusioni. Ma perchè hai scelto di finire il tuo romanzo così?

M: Perché, secondo me, in un romanzo del genere, a metà tra sogno e realtà, questo era il finale più appropriato. I lettori, finora, hanno trovato qualcosa come sei finali differenti, tutti validissimi. Comunque i finali bastardi sono una prerogativa dei miei romanzi, vi avverto.

A: Stai lavorando a qualcosa di nuovo? Oppure hai qualche idea da presentarci in attesa di una futura uscita? Siamo tutt’orecchi!

M: Inanzitutto, se questo vi è piaciuto, posso consigliare la lettura di “13” che è un thriller/pulp sempre disponibile gratuitamente sulla mia pagina. In “13” ogni capitolo viene visto con gli occhi di un protagonista differente, sono tredici storie che si andranno ad attorcigliare in un’unica storia. E poi dal 31 di ottobre comincerò a pubblicare, una volta a settimana (lunedì per essere precisi) il secondo della trilogia onirica. Quindi… stay tuned!

A: Se dovessi dare un consiglio a quelli che come te hanno intrapreso questa tortuosa carriera, ovvero quella di scrittore, cosa diresti? In riferimento anche alle difficoltà derivate dalla ricerca di una Casa Editrice disposta a pubblicarti, che cosa ti senti di rispondere?

M: Scrivete perché vi piace, scrivete per migliorare . Scrivere ogni giorno è un allenamento che vi porterà a perfezionare sempre di più il vostro stile. Per quanto riguarda le CE, per adesso ancora non ci sono novità, ho inviato il mio manoscritto da venti giorni circa diverse… attendiamo fiduciosi e speriamo bene.

Io ringrazio infinitamente Marco, della sua disponibilità infinita e dell’amicizia che si sta creando! Avere intorno a sè persone che condividono la tua passione è qualcosa di magnifico, specialmente in un mondo come il nostro, dove ormai i cellulari e il multimedia hanno preso il sopravvento, ingabbiando la nostra mente e rendendola incapace di pensare, agire, provare emozioni vere e genuine.

Quando inizi a leggere un libro capisci davvero la sua importanza, perchè entri in un mondo nuovo, che nonostante la traccia dell’autore, sei TU, in prima persona a creare. Perciò, a tutti voi lettori, auguro di cuore di non smettere mai di sognare attraverso i libri e di attingere alla carica e al mondo di emozioni che delle semplici parole impresse su carta possono donare.

Un abbraccio

Arianna