Intervista a Federico Berti a cura della Dott.ssa Agnese Monaco

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1- Ciao Federico, parlaci di te e di come hai iniziato il tuo percorso poliedrico nelle “Arti”.

Uno comincia per gioco poi il gioco si fa duro e allora smette. Non tutti, solo quelli che trovano di meglio da fare. Troppo lento, distratto, non superavo mai il mese di prova. Così mi son detto, impegnati in quel che ti viene meglio e dedicagli tutto il tuo tempo, non solo gli spiccioli. Anche il topolino in gabbia a forza di girar la ruota impara a contare. Poi succede che le Muse nove sono, come i fiumi della Russia s’infilano una nell’altra che da Mosca a Vladivostock puoi farla tutta in barca.

2- Come ti definisci particolarmente? A parte cantastorie, se tu potessi scegliere solo un ambito applicativo, quale favoriresti?

Uno scolaro, direi. Il mio principale campo applicativo e la parola. Scritta o cantata, in quella parlata mi perdo. Ma la parola non viene mai da sola, si porta sempre dietro il suono, la musica, l’immagine. Oggi poi non è possibile separarle, davanti a una pagina fitta di parole il lettore medio viene preso dal panico e non legge.

3- Dove possiamo trovare altre informazioni su di te, novità, eventi, ecc?

Informazioni su di me non ne troverai molte in giro, non parlo volentieri di me stesso. Troverai le mie produzioni, in vent’anni di onorata carriera ho avuto il privilegio di distribuire migliaia di libri, opuscoli, fogli volanti, dischi e musicassette. Pensa che ne ho trovate di seconda, terza mano in biblioteche e musei. Ne ho anche regalati un sacco perché in piazza guadagnavo abbastanza con l’orchestra meccanica e potevo permettermi l’omaggio.

4 – Hai scritto sonetti, poesie, canzoni, storie, fiabe, sei un musicista, figlio d’arte. Una persona poliedrica come te, chi ha come mito?

Ho imparato molto dalle persone anziane, sia nel repertorio musicale, sia nella prassi esecutiva, sia nel linguaggio verbale. Penso di avere un solo mito, il modello di società che vorrei veder realizzata nel mondo reale.

5-Ti saluto con la domanda grido , quella in cui tutto è concesso, lasciate la vostra “oh voi che uscite”. Grazie per il tempo concessomi.

Trovo che la rete abbia terribilmente inflazionato l’arte e i suoi derivati. Molta techne, poca arte. Una desolante povertà di contenuti, fai conto il mito di Beowulf dissimulato e ripetuto allo sfinimento. Dal maglio perforante di Jeeg Robot al cavaliere investigatore che uccide il drago delinquente . Guardare al passato per capire il presente e guardare al futuro, ma con sacrificio. Le arti sono esigenti, richiedono applicazione, costanza, rinunce. Altrimenti non resteranno che brutte copie di brutte copie. La differenza è sempre nel tempo che gli dedichi. Non meno di dodici ore al giorno, tutti i giorni anche la domenica.

                                                                                                              Agnese Monaco

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