Inediti Libereria “Lui era lei” di Gianluca Sonnessa

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Come ogni sei del mese alcuni autori Libereria condividono un inedito.
Questo il mio di questo mese.
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Grazie e Prego
 
                            LUI ERA LEI
 
Lui era lei.

Lei era ciò che lui aveva deciso.

Lui muoveva i fili.

Lei sognava la realtà.

Osservare il Grande Autore all’opera era uno spettacolo sconcertante, poteva manovrare il sogno dall’interno prevedendo le mosse.

Perché la realtà, in fondo, è solo un punto di vista.

Infatti per dieci minuti rimase sdraiata sull’erba odorosa di un prato immenso trapunto di tarassaco, mentre  il sole andava e veniva sugli occhi suoi chiusi e la mia voce lontana un centimetro dall’orecchio e un millimetro dal cuore ripeteva “sono qui”.

Si faceva baciare la fronte, sentiva sulle guance le gocce calde che chiamava pioggia, le gocce calde che chiamavo lacrime.

I suoi dieci minuti furono i miei ventitré giorni d’attesa.

La guardavo con gli occhi sbarrati, mangiato com’ero dai fotogrammi di quel maledetto pomeriggio che aveva reso differenti  le nostre realtà.

Il faro del Renault 4 che invade la corsia riducendo  il raggio della pupilla, l’alternarsi del buio e della luce, le voci, il bagliore blu delle sirene, il cuore fuori dallo sterno, lo spasmo muscolare, la parola addio che non esce dalle labbra, un prato immenso trapunto di tarassaco.

La realtà è solo un punto di vista.

Io tacevo spianando le pieghe del lenzuolo aspettandola da questa parte della verità, e non c’era poesia nel suo coma, ma nella sua pelle sì, volevo i suoi occhi nei miei, per questo sentiva i miei occhi nei suoi.

Perché la realtà è solo un punto di vista, ma l’amore no.

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Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.