In una notte di Luna piena, Streghe e Fattucchiere, malocchio e possessione

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Quest’anno il Natale, festa del Sole Invictus, del Sole Invincibile per i latini che festeggiavano il culto di Mitra ha trovato un altra occasione per stupire, oltre al Sole, che muove i suoi primi passi verso la bella stagione e le giornate di luce pian piano iniziano a crescere, abbiamo avuto in cielo anche una bellissima luna piena. Luna piena che attira i Lupi Mannari e le streghe.

Passata la notte delle streghe e dei licantropi, un messaggio per i sopravvissuti, mentre le zucche a forma di teschio introducevano con il loro fioco bagliore alla notte sconsacrata, nel Salento ci si preparava al solito sabba intorno al noce. Non ci credete ? allora leggete di seguito una delle tante storie della notte passata tra Macàre e Stìare. La stiàra (strega) è una figura femminile che incute un certo timore; spesso viene identificata in un grosso gatto nero che di notte vaga sui tetti ìn cerca di bambini cattivi da rapire. La stiàra di giorno è una donna normale, a volte felicemente sposata con un ignaro marito, ma, allo scoccare della mezzanotte, si alza furtivamente, fa bollire certi intrugli in un grosso pentolone di rame e poi, dopo essersi unta con questo intruglio le piante dei piedi, le ginocchia, i palmi delle mani e la fronte, pronuncia la formula magica:

De subbra a scorpi,
de subbra a pariti,
sutta lu noce
me mina lu vientu.

Da sopra ai rovì,
da sopra ai muretti,
sotto il noce
mi porta via il vento.

gatto-nero

A questo punto la donna si trasforma in un grosso gatto nero e si ritrova, come d’incanto, sotto un grosso albero di noce in compagnia di altri dodici gatti neri con i quali si lancia in una danza sfrenata attorno all’albero. Dopo la danza, i gatti (le stiàre) vagano per il paese in cerca di bambini cattivi da punire o di adulti con i quali vendicarsi. Spesso, il giorno dopo, le stiàre portano sul corpo i segni delle scorribande notturne e, per giustificarsi con i parenti, sono costrette a raccontare fantasiose bugie. Naturalmente tutto questo avviene solo in una notte di luna piena.

De le stiàre ete ogni nuce
dhunca la luna mai nu lluce
né de notte a nuddha ura
se tegna luntanu ogni creatura.

Delle streghe è ognì noce
dove la luna mai risplende
né di notte a nessuna ora
si tenga lontano ogni creatura.

StregaLa figura della masciàra assume un ruolo importante nelle tradizioni popolari. Era una sorta di strega-fattucchiera e si occupava di filtri e medicine ritenute magiche ma che, nella maggior parte dei casi, erano infusi o decotti di erbe molto comuni. La masciàra era anche in grado, mediante opportuni massaggi e stiramenti nervosi, di ottenere ottimi risultati per distorsioni, lussazioni. La masciàra è in grado di far scomparire, con formule magiche e preghiere apprese dalla madre la notte di un venerdì santo lu nfàscinu (malocchio) che si manifesta con un forte mal di testa, febbre, vomito. Lu nfàscinu viene esercitato per invidia, con sguardi e parole, da persone che sono iettatrici per costituzione oppure per occasione. Per tradizione popolare ci sono delle precauzioni che si possono prendere contro il malocchio. Quando il bambino è in fasce, si mettono medagliette di santi, nastrini benedetti, cornetti. Il malocchio inizia ad agire con malesseri inspiegabili che, se non sono interrotti con i dovuti scongiuri e l’individuazione dell’artefice, portano al dimagrimento e, talvolta, alla morte.

Tradizioni-Nfascinatura

Per questo viene chiamata con urgenza la masciàra, la quale prende una bacinella piena d’acqua ed una tazzina di olio; immerge un dito nell’olio e lo avvicina per tre volte, gocciolante, al catino. Le tre gocce che cadono vengono esaminate: se si sciolgono disperdendosi nell’acqua, il malocchio non c’è. Se invece si raggruppano al centro del recipiente, fino a formare un grosso occhio (occhiu de fica), è sicuramente malocchio, che va “accecato” con dei chicchi di sale. Oltre che con l’olio, lo scongiuro viene praticato usando dei chicchi di grano: si prende una bacinella d’acqua, si gettano nell’acqua nove chicchi e, ad ogni chicco, si fa il segno della croce mormorando

Doi occhi te ndocchiàra,
doí santi t’hannu jutàre.

Due occhi ti adocchiarono,
due santi ti devono aiutare.

Così facendo si ha la possibilità di individuare lo iettatore che è di sesso maschile se il chicco è in posizione verticale nell’acqua; se invece galleggia orizzontalmente è di sesso femminile. La pratica si sospende solo quando i chicchi vanno a fondo. La quantità di chicchi galleggianti indica la gravità del malocchio.

Raimondo Rodia