In noi

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In noi che abbiamo scordato il sussidiario mettendo da parte il pane con il burro e lo zucchero, che non ceniamo insieme e non diciamo più ” sogni d’oro” baciandoci la fronte, che non ridiamo al giorno nuovo, che non apriamo le braccia alla sorte.

In noi incapaci di sedere sulle foglie secche per paura di sporcare i pantaloni, che non beviamo l’acqua del fiume e siamo cosi attenti alla sopravvivenza da quando ci siamo scordati della Vita.

In noi che guardiamo un tramonto composto da pixel.

In noi che possiamo scegliere la cena, scegliere la casa, scegliere la marca di sigarette, scegliere la squadra, scegliere di smettere di scegliere chi siamo.

In noi che vogliamo educare, insegnare,indirizzare, orientare, conVincere, assistere,insistere, e non siamo più capaci di accompagnare.

In noi che abbiamo tutto e non sappiamo che “tutto” è soltanto l’insieme di cinque lettere usato per descrivere la quantità di oggetti che ci posseggono.

In noi, purtroppo, io non credo più.

                     Gianluca Sonnessa

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Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.