In che secolo siamo??

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Quest’oggi voglio affrontare una tematica a volte dimenticata, ma che a malinquore tocca profondamente una parte dei cittadini: la difficile quotidianeità del mondo della disabilità.

Carissimi, voglio farvi soltanto una domanda:
secondo voi, in una civiltà moderna del XXI secolo, sono importanti l’uguaglianza e la parità tra tutti i cittadini?
Logicamente la risposta a questa elementare domanda è un semplice “sì”. L’uguaglianza ricordo che è stato uno dei principi storici sui quali si è basata la nuova società nata dalla rivoluzione francese (quindi parliamo circa del XVIII secolo). Non siamo più all’epoca di Sparta in cui i bambini malformi e malati venivano gettati giù da una rupe!

Eppure, come tanti altri, sono stufa di vedere i parcheggi per i disabili occupati da persone che non ne hanno il diritto, oppure che accampano  la solita scusa “non c’era altro posto” oppure “è soltanto per un attimo, accompagno mio figlio e sposto subito la macchina!”

anche i più deboli hanno dei diritti che è giusto fare rispettare!

A prescindere dalla motivazione tutti dovrebbero avere più rispetto per la disabilità. Tutti dovrebbero imparare e ricordarsi il fatto che, come tutti, anche noi abbiamo i nostri diritti che sono legalmente riconosciuti!!

I diritti dei cittadini disabili sono diritti umani a tutti gli effetti!
Alcuni ci fanno pesare la nostra posizione e dicono che “abbiamo già tanti diritti”….. A coloro che sono a posto con la loro coscienza che rispondono in questo modo, mi sento di replicare che non si può giudicare senza avere provato o sapere le numerose difficoltà quotidiane che un diversamente abile deve affrontare.
Mi permetto di citare solo alcuni esempi: le macchine parcheggiate sui marciapiedi o comunque che ne occupano la metà (infatti non soltanto non è corretto dal punto di vista del codice della strada ma… una sedia a rotelle dovrebbe passare per la strada?? Un po’ di rispetto!!): i marciapiedi  che terminano  con l’immancabile scalone, i mancanti ascensori o quelli non funzionanti, gli alti scaloni per salire su di un treno (perché anche noi disabili dobbiamo avere il diritto di viaggiare o semplicemente di esercitare il nostro diritto allo studio), le scalinate degli edifici storici oppure di alcuni negozi (infatti non è detto che una persona diversamente abile debba per forza starsene rinchiusa in casa).

Le amministrazioni pubbliche, gli organi e le istituzioni a ciò preposte dovrebbero abbattere le cosiddette barriere architettoniche  (in parole povere, i politici dovrebbero ricordarsi che la cittadinanza è costituita anche da una parte di persone diversamente abili, che pagano le tasse e come tutti  hanno diritto d’avere una vita dignitosamente accettabile e facilmente praticabile).

Per quest’ultimo tema trattato, mi sento di specificare che si sono già compiuti alcuni passi avanti per quanto riguarda l’integrazione ed i diritti  dei disabili: quindi la mia non è un’insana critica negativa, per quanto riguarda le amministrazioni pubbliche e cittadine. Il mio scopo è essenzialmente analizzare e porre in evidenzia il problema di una parte della popolazione.

Il nocciolo della questione secondo me è che, ancora oggi nel XXI secolo anche se si parla di stato di diritto, uguaglianza e parità di diritti, non si ha ancora chiaro il concetto di disabilità. Questo forse perché c’è la cosìdetta paura del diverso di ciò che non è uguale a noi.
A mio parere occorre superare la paura del diverso.
Ma soprattutto dobbiamo imparare che non siamo tutti uguali e che ognuno di noi ha uguali diritti.

Se cambiamo il nostro modo di pensare e accettiamo tutto ciò, possiamo finalmente affermare con sincerità di vivere ed appartenere ad una moderna civiltà del XXI secolo in cui vige l’uguaglianza e la parità dei diritti per tutti i cittadini!