Imparare a dire no

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Imparare a dire “no”.
A me è costato tanto, non mi avevano insegnato a farlo.

Né a casa, né a scuola.
Il primo “no” fu liberatorio, magari sbagliato nei tempi o nel luogo, ma liberatorio.
Affermava la MIA identità.
Nonostante tutto, nonostante gli altri, i maestri (cattivi, solitamente), la famiglia, l’ordine costituito.

Come si fa a dire no?
Bisogna credersi. Non crederci, credersi.
Perché credersi è più importante.
Viene prima di tutto
Prima delle stupidaggini che ci hanno propinato sul rispetto e le gerarchie.
Ero una barricadera quando ho detto “no”?
No, non lo sono mai stata, purtroppo.

Ma in un momento della mia vita ho capito che “no” era la risposta giusta.
Il limite era stato raggiunto.
Il rispetto era stato superato.
Il perimetro della mia integrità morale (fisica? Non ricordo) era stato violato.

A cosa è servito dire “no”?
A non perdermi umanamente.
A non sentirmi fallita socialmente.
Accettare qualsiasi cosa, qualsiasi trattamento ci mina, ci indebolisce.
La vita ci porterà a compromessi orrendi.
Dire ‘no” a vent’anni è sano
Dovrebbero farlo tutti.
Sarebbe una speranza.

SM