Il viaggiatore e la leggenda del Lu Nanni Orcu.

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Un piccolo gruppo di case, un sentiero, la luce che illumina il percorso che fiancheggia il bosco, la montagna incastonata di rocce e scavata con tale parsimonia da avere mille caverne.

Nessuno si incrocia e se qualcuno cammina per la strada dopo il tramonto incespica nei propri piedi per la velocità del passo.

Sbarre alle finestre, luci spente.

L’unica locanda aperta è un posto con una fama molto bassa.

Mi stringo nel mio mantello nero e con passo spedito nell’ombra arrivo davanti all’ingresso dell’edificio.

Un’aria carica di tensione si percepisce stando a un palmo di distanza dalla porta, lo scalino ha scricchiolato e all’interno nessuno accenna a parlare, ridere o strillare come si sentiva da pochi metri di distanza.

Appoggio il palmo della mano sull’uscio e sospirando spingo per entrare.

Ho fame e sete dopo aver percorso miglia a piedi.

Ho trovato il posto.

Quando entro e calo il cappuccio lasciando che i miei ricci esplodano dell’umidità trattenuta durante il tragitto, le persone all’interno del locale lasciano andare il respiro e altri a risatine di disagio.

Non è consono vedere un viandante donna dopo il tramonto entrare in una locanda, ma non stanno a fare troppe domande, sono troppo concentrati su loro stessi.

Da quanto raccolto su quel luogo, donne e bambini vengono tappati in casa a protezione di quelle mostruosità che si aggirano per il villaggio nelle ore di buio, mentre gli uomini vengono incaricati della sicurezza. Ma cosa sono esattamente?

Mi siedo in uno degli angoli più lontani e ordino un bel piatto di pasta e da bere.

Sì, sono giunta nel momento giusto.

Un uomo alto e barbuto si alza e schiarendosi la voce, dopo aver sorseggiato a lungo la sua bevanda, inizia a raccontare.

“Oggi come ogni anno ci siamo riuniti qui per tramandare ai nuovi giovani che si sono uniti a noi la nostra storia”

Potevo quasi sentire il rumore delle loro ugole andare su e giù per la tensione accumulata e poi il vino scorrere.

“Donne e bambini ogni giorno vengono rinchiusi in casa al calare del buio, senza sapere esattamente il perchè. E’ giunto il momento che voi lo capiate”

E a quel punto il testimone passa al più anziano e quasi sputando in faccia ai giovani una sentenza di morte, con voce ferma…

“Lu Nanni Orcu”

Tante ore passate a camminare per giungere nel momento esatto in cui veniva pronunciato.

Sventolando il bastone da appoggio contro ogni faccia giovane che stava per mettersi a ridere per quella strana pronuncia.

“Non ci provate, non provate neanche lontanamente a pensare che sia uno scherzo. Il nostro villaggio è da secoli abitato da strane creature magiche che durante il giorno vivono nell’oscurità del bosco e nelle caverne delle montagne e di notte arrivnao tra noi, come un serpente che striscia tra i sassi.”

Le vedo bene le loro espressioni, stupore, paura, perplessità.

“Antiche creature alte più di tre metri, ricoperti di peli, dalla pelle durissima ed impossibile da ferire. Ecco da cosa proteggiamo le nostre famiglie. E’ inutile provare un qualsiasi dialogo con queste creature, se le si trova sul proprio sentiero, sono in grado di comunicare solo in una lingua così antica che nessuno di voi è in grado di capire. Sono famelici e non trovando di che nutrirsi, uccidono giovane donne o bambini, li catturano per portarli ai propri clan. Proprio per questo viviamo nell’oscurità, e nella paura e proprio per questo dovete imparare a proteggere”.

Racconti tramandati, favole, leggende…Ho avuto la mia conferma e mi sono appuntata minuziosamente ogni dettaglio da inserire nel mio bestiario: Lu Nanni Orcu, la creatura leggendaria del Salento.

Cari lettori,

Quello che ho potuto osservare nei miei viaggi è qui sopra citato.

Una nuova pagina di creature leggendarie.

Non ho potuto però appurare se qualcuno di vivo ne avesse fatto incontro.

Questa è la leggenda del Lu Nanni Orcu, qualcuno di voi lo conosce? Non si sa esattamente perchè si sia diffusa questa leggenda, ma si pensa che sia un racconto tramandato da padre in figlio per garantire la sicurezza della propria famiglia da quelli che un tempo erano gli invasori Turchi.

“mamma li turchi” recita ancora oggi un antico detto del posto, in ricordo del terrore e delle barbarie di cui si macchiavano questi, come erano soliti fare le persone di quel tempo.

E voi? Che ne pensate? Conoscete questa leggenda?

A-