Il tunnel

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Abraham B. Yehoshua
Il tunnel

A cura di Anna Cavestri 

Con una scrittura magistrale e poetica , lo scrittore racconta il lento declino mentale di Zvi Luria, pensionato, grande ingegnere per Percorsi di Israele, azienda statale, costruttore di strade e dei primi tunnel.
La sua memoria comincia a segnalare che qualcosa non va facendogli dimenticare tutti i nomi propri delle persone. A poco più di 70 anni un neurologo gli diagnostica un principio di demenza senile, una piccola atrofia, senza però dare tanta importanza a questo piccolo segnale tanto che gli consiglia di vivere, di continuare a fare quello che finora aveva fatto, ed anche attività sessuale (che non può che fare bene).
Più dello stesso ingegnere a preoccuparsi sono la moglie, Dina, primario nel reparto pediatrico di un ospedale di Tel Aviv, la loro città, ed i figli.
Ognuno di loro ha un atteggiamento diverso nei suoi confronti, il figlio è quello più in ansia, la figlia e più distaccata, è con la moglie che c’è un rapporto molto profondo, di reciprocità di intimità e amore. Dina, seppur un po’ preoccupata, lo invoglierà a darsi da fare, e anche quando il marito da segni evidenti del suo problema, amorevolmente lo farà sentire sempre amato, e se anche qualche volta si arrabbierà e non mancherà mai di coccolarlo.
Per strane coincidenze si ritrova alla festa del pensionamento di un suo valido ex collaboratore, di cui non ricorda il nome che si scriverà sul palmo della mano.

Girando per le stanze dove ha lavorato, arriva a quello che era il suo ufficio, dove lavora un giovane ingegnere. Incalzato dalla moglie, lavorerà con lui, senza stipendio, per la costruzione di una strada.
Nel suo campo Luria rimane lucido, ed è di notevole aiuto al giovane ingegnere, col quale si troverà a progettare un tunnel invece che una strada per salvaguardare un piccolo villaggio palestinese.
La trama del libro ha due fili di narrazione, la vita privata di Luria e la sua famiglia, la malattia che si fa più manifesta e che investe tutti, tanto da dover trovare diverse strategie, che possano permettergli comunque una certa autonomia, una vigilanza a giusta distanza della moglie, che è il fulcro della sua vita e lui per lei. Ci sono descrizioni di tenerezza tra i due molto commoventi. ( ad un certo punto si ammala la moglie e lui è quello che non l’abbandona un attimo).

E in parallelo la vita di aiutante ingegnere accanto al giovane Maimoni.
È una bella storia, ricca di punti di riflessione, sulla vita, sugli affetti privati, sulla malattia e sulla politica in un territorio che ancora non ha trovato pace. Abilmente lo scrittore lascia per così dire una fine aperta, non sappiamo come e se evolverà la demenza, sappiamo che c’è e che ci sono strategie per conviverci per chi è malato e per chi gli è più vicino.

È un bel libro, non è triste come potrebbe sembrare, a volte ironico, lucido. Un consiglio di lettura.

Anna