Il ritorno dell’ultimo respiro

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Tu forse non sai che dopo un’ esplosione i nostri corpi cambiano forma. Le carni si mescolano con la terra, le viscere diventano cibo per le mosche, gli arti staccati dal corpo cercano di abbracciare la sabbia, ma la sabbia è solo sabbia, la morte è  solo morte e  l’ abbraccio è per i vivi.

Tu forse non sai che il cuore si sporca di fango se lo fai saltare fuori dal petto, che gli occhi del condannato rimangono sbarrati e persi nell’ eterno terrore di uno sparo,  che essere costretti a bere onde e sale, fino a riempire i polmoni, per alcuni, è solo fine di un viaggio.

E forse non sai che le zampe di un toro si muovono ancora, mentre esce dall’arena trainato da una coppia di cavalli neri e bardati, e anche se le grida coprono il suono del suo ultimo respiro, quell’ ultimo respiro un giorno suonerà tanto forte da squarciare i margini del tempo che abbiamo perso.

 
Perché la carne muore, ma il suono dei respiri gode l’ eterno vagare che  a noi fu concesso, e che nel tempo di un solo respiro,da ignavi perdemmo
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Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.