“Il quadrato sacro”, un esordio all’insegna dell’innovazione: tra narrativa e sceneggiatura, misticismo e valori di un tempo. Un mix geniale e vincente per Simone Stazi.

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Il romanzo di esordio di Simone Stazi, che nel 2015 ha dato vita ad una raccolta di poesie, “Tracce 53” si incentra sul mistero del quadrato sacro del sator.
È un mix di generi che comprende religione, storia, mistero, avventura e concretezza. È un “sui generis” fresco e giovanile, elaborato sotto forma di sceneggiatura, dove i dialoghi la fanno da padrone.

Ma cosa è il sator? Il quadrato del Sator è una ricorrente iscrizione latina, in forma di quadrato magico, composta dalle cinque seguenti parole: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS. La loro giustapposizione, nell’ordine indicato, dà luogo a un palindromo, vale a dire una frase che rimane identica se letta da sinistra a destra o viceversa.
L’iscrizione è stata oggetto di frequenti ritrovamenti archeologici, sia in epigrafi lapidee sia in graffiti, ma il senso e il significato simbolico rimangono ancora oscuri, nonostante le numerose ipotesi formulate.

Disponendo le parole su una matrice quadrata, si ottiene una struttura che ricorda quella dei quadrati magici di tipo numerico. Le cinque parole si ripetono se vengono lette da sinistra a destra e da destra a sinistra, oppure dall’alto al basso o dal basso in alto. Al centro del quadrato, la parola TENET forma una croce palindromica.

Il curioso quadrato magico è visibile su un numero sorprendentemente vasto di reperti archeologici, sparsi un po’ ovunque in Europa.
In Italia, ad esempio, sono rintracciabili (in forma di quadrato magico oppure in forma radiale o circolare) presso:  la Pieve di San Giovanni a Campiglia Marittima, la chiesa di San Potito ad Ascoli Satriano (Foggia), la chiesa di San Pietro ad Oratorium a Capestrano, in provincia dell’Aquila, la chiesa di San Michele ad Arcè, frazione di Pescantina (Verona), la chiesa di Santa Maria Ester ad Acquaviva Collecroce (CB), il Convento dei Frati Minori Osservanti di San Francesco a Ficarra (Messina) e altri ancora.
Gli esemplari più antichi e più celebri sono quello incompleto rinvenuto nel 1925 durante gli scavi di Pompei [sepolta il 24 ottobre del 79 d.C.], inciso su una colonna della casa di Paquio Proculo e quello trovato nel novembre del 1936 su una colonna della Palestra Grande, sempre a Pompei. Quest’ultimo ha avuto grande importanza negli studi storici relativi alla frase palindroma poiché esso è completo e arricchito da altri segni interessanti che non si sono trovati altrove e fu certamente inciso prima dell’eruzione del 79 d.C.

Andrea è un ragazzo di 27 anni, iscritto presso la Facoltà di Lingue, ma con uno spiccato amore verso l’archeologia, i reperti storici e tutto ciò che rappresenti un mistero ancora da svelare. Un’occasione ghiotta gli si presenta un giorno, quando sul muro di un bagno dell’università, trova un foglio con la scritta palindroma proprio del quadrato sacro. Allora inizia le sue ricerche per trovare una nuova chiave di lettura a questo enigma così antico ma che risveglia vasto interesse ancora oggi, coinvolgendo il professor Toretti, simpaticissimo e saggio insegnante presso la Facoltà di Lettere, e suo fratello Cesare.
Inizialmente le loro consultazioni si svolgono presso la biblioteca internazionale di Roma, fin quando l’irrequietezza e la genialità del protagonista, non gli suggerisce di recarsi proprio nella città dove poter verificare dal vivo un’ipotesi che giorno dopo giorno si va facendo spazio nella sua mente… per portare ad una piccola scoperta che altro non sarà che un messaggio universale da donare a tutti lettori.
Il romanzo attraverso le avventure dei suoi personaggi, alterna scene di vita domestica e familiare, amore, amicizia, rapporto tra insegnante e allievo, tra genitori e figli, tra adulti e giovani ricche di valori genuini e semplici che appartengono all’autore romano stesso e che, come accaduto per le sue poesie, si propone anche qui di tramandare con il cuore.
Pagine che scorrono velocemente in quel che si rivela un testo che racconta molto di più di una semplice storia di religione e misticismo: è la vita di uno studente semplice e per bene che, come molti giovani di oggi, vuole andare oltre le nozioni e conoscenze che ci  sono state trasmesse, oltre le risposte che la storia ci ha già dato, attraverso libri di storia ed enciclopedie,  perché il sapere è un viaggio senza fine, dove l’interpretazione delle cose non è mai fine a sé stessa ma varia da soggetto a soggetto, portando con sé sempre e comunque un arricchimento personale.

Secondo recensioni recenti i lettori hanno molto apprezzato l’innovazione dello stile della penna fantasiosa di Stazi, che mixa narrazione e sceneggiatura con disinvoltura e ironicità. Inoltre anche la tematica, normalmente ardua per chi non ne è avvezzo, è trattata in modo scorrevole e lineare, per avvicinare anche i lettori affezionati ad altri generi.

Simone Stazi nasce , cresce ed attualmente vive a Roma. Dopo aver effettuato diverse esperienze in Europa e nel Mondo decide di iscriversi alla facoltà di lingue orientali dove è attualmente studente. Appassionato di sport, cucina, pittura , religioni e misticismo decide dopo aver pubblicato una piccola raccolta di poesie di dedicarsi alla stesura del suo primo libro di narrativa . Nonostante le difficoltà attraversate in eventi avversi non si perde d’animo nel volere esprimere quei valori che sente vivi al suo interno, e che troppo spesso ad oggi vengono banalizzati.

La sua citazione preferita è: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza” ( Dante Inf. XXVI)