Il prode Ser Furbetto

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Il prode Ser Furbetto

V’è che nella segreta mia dimora
tedio, panza e rodimento maggiora
con tanto più impeto e veemenza
che sto smarrendo senno e pazienza!
Oppofferbacco!
In qual landa, seppur lontana e grama
s’è mai visto un siffatto Podestà
che ad ogni vespro e in somma libertà
gli è dato di nostra vita dettar trama?
Fosse Conte di schiatta nobile e fiera
m’inchinerei di slancio al ferreo editto,
ma è di plebeo sangue e di manca schiera,
poscia è mio dover negar a lui diritto
su me che coraggio e forza conservo
ed evader per non farmi suo servo.
Così, con piè fermo e chiavi in resta
varco l’uscio senza tessil barbozza*
certo di vincer peggior tempesta
col vigor di corpo che tutto strozza.
Non per indol vile, ma per diletto
m’accompagna il fido mio cagnetto.
L’angusta magione or m’appar lontana…
tanto ne son lieto e il cor s’allegra
rimembrando tosto la stizza negra
d’ivi restar chiuso tutta settimana.
Seppur con l’animo e il piè sciolti,
mi rimangon sì cupi i risvolti
Di quell’arcana disposizione.
Ove non v’è pericol in circolazione!

Sarebbe da saltar sul mio carroccio,
raggiunger lidi ameni e assai lontani
trangugiar spagozzi e bermi un goccio
o libar con genti e stringer mani!
Poi, per nettar corpo e coscienza,
preti ce n’é per fare penitenza.
Siffatti propositi covan segreti
nell’anime più candide e più pure,
ma è agir di chi sfida peggior paure
beffarsi punto d’ingiusti divieti.
Se non domani, il dì appresso
l’impresa porterò a compimento
facendo me contento e il resto fesso,
chè non v’è regola, nè impedimento
per chi di salute e d’animo è ben messo.
Giunge presta l’ora di girar tacco
e se non fosse per volontà mia,
ma della tediosissima omelia,
per me sarebbe un bello smacco.
Etciuuu!
Codesto, sol’è minuscol imprevisto
giacché starnuta ogni santo cristo!
Etciuuu! Etciuuu!
Puranche due son gemelli del caso
o, mal che fosser, capricci del naso.
Etciuuu! Etciuuu! Etciuuu!
Or trilla possente campanello!!!
Sento stringer le chiappe il culo,
fossi stato cittadino modello
non mi sentirei nè becco né mulo!
*Parte dell’elmo medievale posto a
protezione del collo, del mento e del naso, qui
allude alla mascherina.

Alessandro Genovese
Opera depositata e registrata
Tutti i diritti riservati.