Il primo amore

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“Il primo amore”

di Maria Rosa Oneto 

Mi hanno ucciso senza spargimento di sangue, con occhi pietosi e mani dolenti. Mi hanno “eliminata” già da bambina, con parole spietate e silenzi carichi di diniego. Una vita recisa, così come accade con un fiore puzzolente. O con un insetto fastidioso, che diventa ancor più insopportabile nei periodi di nervosismo. Mi hanno ammazzato senza colpo ferire, senza darlo a vedere. Anno dopo anno. Istanti lugubri da portare sulle spalle. A testa china, il cuore in subbuglio. Mi hanno tolto di mezzo, lasciandomi respirare, scorgere la luce del sole, il brillar della luna e delle stelle più chiare. Mi hanno stroncato per un peccato avvenuto alla nascita e mai commesso davvero. Destino ingordo e crudele, nel quale sono stata intrappolata come crisalide. Bozzolo privo di uscita. Reagire nella solitudine più acerba e spietata. Doverla sorbire quale nettare a incantare gli Dei. Fra braccia cariche di lacrime e rugiada ho gustato l’orizzonte. Vela orfana di vento, in avaria di una bonaccia priva di sentimento. Pietra tra sassi scavati dalla terra. Voglia di acqua piovana. Scintille di mare che nascondo in tasca, quando la notte mi fa paura. Canto come quando ero bambina e riempivo la strada sottostante di speranze e malinconia. Scrivo e le parole scorrono sul foglio bianco. Vorrei liberare l’anima. Riprendere a volare. Anche se non ho mai volato. Gli occhi più non vedono il dolore del passato. Tiro avanti tra alberi profumati e sogni svaniti. Quanto tempo mi resta prima di morire? Un’ora, uno Zefiro di bramosia, il fischio di un ragazzo in bici! Chissà? Per ora guardo fuori. Nell’estate rovente si specchia ancora il primo amore.