Il personaggio di Romualdo e il rinnovamento religioso dell’anno Mille

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Il Medioevo suscita sempre grande fascino, essendo un periodo dai molteplici aspetti, e dai tanti misteri.

Tra i tantissimi personaggi che hanno caratterizzato il millennio tra il 400 e il 1400, periodo che decennio più decennio meno ha caratterizzato il Medioevo, è Romualdo.

Ma chi fu realmente costui? 

Romualdo è stato un nobile, vissuto a cavallo dell’anno mille. Nacque a Ravenna, al tempo grande capitale. In quel periodo Ottone III e Gerberto tentarono vanamente di rigenerare Chiesa e Impero. La loro Renovatio Imperi fallì, per opposizioni interne e di Roma. 

Il consigliere spirituale dell’imperatore era un certo Romualdo, che fonda nel casentino uno dei tanti eremi, il più noto tra quelli da lui fondati: L’Eremo di Camaldoli.

La fondazione di questo eremo fu uno degli ultimi atti della sua instancabile vita, che lo portarono a pellegrinare e a diffondere in Italia ed Europa la sua regola di ascesi:

Siedi nella tua cella come nel Paradiso; scordati del mondo  e gettalo dietro le spalle

La sua storia lo vide prima monaco presso Classe, a Ravenna, poi per dieci anni a Caixà nei Pirenei, presso un altro monastero, poi abate a Sant’Apollinare in Classe. Subito dopo il Mille si trasferì a Roma con Ottone III e Silvestro II.

Tre anni prima di morire, dopo altre fondazioni e pellegrinaggi, fondò nel 1024 l’eremo di Camaldoli per poi morire nel 1027.

Se dal punto di vista strettamente politico questa fase di restaurazione imperiale fu un fallimento, non fu lo stesso dal punto di vista religioso.

Questo siccesso si ebbe anche grazie all’esempio di Romualdo, poi divenuto Santo. Figlio del Duca Sergio, quindi di nobile famiglia, scelse la via spirituale per vocazione.

Avrebbe potuto avere tutto, facendo parte di una famiglia molto in vista presso Ravenna, allora capitale degli Ottoni e città di grande importanza.

Gli scribani parlano di una vita lunga 120 anni, ma ovviamente qui si tratterebbe più di leggenda che di realtà. La stessa leggenda vuole che Romualdo vide il padre uccidere lo zio per contrasti privati e per questo si senti “spinto” alla vocazione ascetica.

Fatto sta che a vent’anni entrò nella comunità di Sant’Apollinare in Classe, dove da un paio di secoli i Benedettini avevano avviato il primo monastero, immerso nella pineta. 

La natura e i pini marittimi ispiravano una comunione mistica e solitaria al giovane Romualdo. Ma presto si sentì più attratto da un misticismo simile a quelli orientali che non da quello tradizionale benedettino.

Si trasferì quindi prima presso il romito Marino, in laguna veneta, dove apprese alcuni concetti di vita eremitica. Conobbe qui Guarino, uno dei monaci riformatori più importanti del Mille. 

Fu lui che lo convinse a seguirlo a Caixà, sui Pirenei, dove rimase un decennio a perfezionare i suoi studi mistici e teologici.

Rientrato in zona nel 988, si ritirò prima a Verghereto, sull’Appennino Tosco-Emiliano, dove fondò il monastero di San Michele.

Qui rimase alcuni anni per poi rifugiarsi su un isola palustre a nord di Ravenna chiamata Perèo. L’imperatore, sapendo del suo rientro, lo andò a trovare e lo convinse, visto il momento importante di riforma, a dirigere il monastero di Classe, abbandonato un decennio prima.

Ma qui non si trovò a suo agio, ebbe contrasti e si rifugiò a Montecassino. Lo si ritrova nell’anno 1000 a Roma, accanto al pontefice Gerberto, in qualità di consigliere spirituale di Ottone.

Quando Ottone e Gerberto furono obbligati a rientrare a Ravenna da Roma per sfuggire all’insurrezione, Romualdo li segui e torno nella sua isola palustre. Qui l’imperatore fece edificare il monastero di Sant’Adalberto, martirizzato in Polonia durante l’opera di evangelizzazione.

Questo monastero divenne il fulcro e la base di partenza per l’evangelizzazione dell’Europa Orientale, dove in seguito vennero uccisi numerosi discepoli nella prima metà del IX secolo.

Tra questi il biografo di Romualdo, Bruno di Querfurt. Romualdo si spese in prima persona e dopo anni passati tra Italia Centrale e Istria, si spinse sino in Ungheria, dove fu costretto a rientrare per motivi di salute.

Ma Romualdo tenne duro e per anni fondò altri monasteri fino al 1024, anno in cui, partendo dalle basi già edificate qualche anno prima dal conte Maldolo di Arezzo, su invito del vescovo di Arezzo Tedaldo, fondo l’eremo di Camaldoli.

La sua “regola” era “silenzio, digiuno e permanenza in cella“, una regola dura che presupponeva una vera vocazione. Da qui nacque una congregazione tuttora presente. Tre anni dopo Romualdo morì nel 1027, vicino a Fabriano, nelle Marche, dove il suo corpo e tuttora custodito nella basilica di San Biagio.

L’eremo di Camaldoli sorge a 1004 mslm ed è il centro di dieci comunità diffuse in tutto il mondo dall’India agli Stati Uniti.

Il personaggio di Romualdo, a prescindere dalla propria fede, colpisce per la tenacia, la vocazione, lo spirito con cui portò avanti la propria fede, nonostante avesse la possibilità di condurre una vita molto agiata per la media di quei tempi.

L’eredità del personaggio ha ancora oggi grande importanza spirituale e culturale in tutta Italia ed Europa.

L.D.