Il peccato e l’inganno

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Andrea Franco
Il peccato e L’ inganno.

A cura di Anna Cavestri 

Sono due i gialli di questo libro, il primo:
Il peccato.

L’ambientazione e l’indagatore sono gli stessi in entrambi i gialli.
Siamo nella Roma del 1846, è stato appena eletto papa Pio IX.
Il corpo morto di un giovane prete francese, viene trovato dentro una chiesa, arrivato insieme ad un cardinale per la proclamazione del Papa.
Ad essere chiamato ad indagare e trovare la soluzione del caso è Don Verzi, un prete tanto chiacchierato e tenuto solitamente in disparte perché di lui si dice che abbia il diavolo in corpo.
A chiamarlo per sbrogliare la faccenda è proprio il Papa, perché sa che lui ha un quid diavolesco, che può essere utile alle indagini.
Si meraviglia don Verzi che proprio il Papa si sia scomodato cercandolo e, a dirla tutta, non è proprio felice, ma non può sottrarsi, del resto è un suo servitore.
Quando arriva sul luogo del delitto Don Attilio Verzi, immediatamente “ avverte “ quello che altri non sono in grado di avvertire.
Si trova così a fare da segugio, attraverso dedali di luoghi difficili, tra gente potente, tra indifferenza e soprattutto prepotenza.
Chi può avere avuto interesse ad un uccidere un giovane prete dentro ad una chiesa?
Sarà, grazie al quid, che scoprirà che a smuovere tanta rabbia fino a commettereun omicidio, è stata un’emozione tanto atavica e secolare come la gelosia.

Nel secondo racconto, “L’inganno” , il nostro segugio Don Attilio Verzi, si trova invece invischiato con l’inganno, invitato ad una sontuosa festa ( che niente aveva a che fare con un uomo semplice ed estremamente estraneo al mondo dei ricchi e potenti come lui) per la scomparsa della nipote del conte, persona illustre e molto in vista, la quale avrebbe dovuto sposare a giorni il nipote di un Cardinale, uomo molto vicino al Papa.
Verzi vorrebbe non accettare, essendo potere e politica due cose che disdegna, mentre gli altolocati nel mondo ecclesiastico e politico sono lungi dal suo modo di essere. Per altro la famiglia del cardinale ancora non sa nulla della scomparsa della ragazza ed è su di lui che si punta anche per evitare scandali.
Manifestando apertamente la sua contrarietà a prendersi in carico questo caso, Verzi accetta solo per la ragazza, della quale sembra non interessare più di tanto a nessuno, se non per il matrimonio, combinato in programma. In suo aiuto c’è un suo fidato prete, il comandante dell’esercito e il suo quid, che ad un certo punto viene pure meno, ma lui non lo dice.

Segugio fino alla fine, tra trabocchetti messi a punto per sbrogliare sempre più la matassa, Verzi si ritrova in difficoltà e come lui i suoi collaboratori.
Ma l’astuzia e qualche errore di chi vorrebbe non fare emergere la verità, faranno trovare chi è e perché che ha ucciso la futura sposa.
L’ inganno in questo giallo è “ giocato “ da molti ed anche dal nostro Verzi.

È un libro interessante, molto ben costruito, sia per la cornice in cui si svolge, sia per la ricchezza di particolari che, trattandosi di giallo, portano volutamente spesso fuori strada dalla soluzione.
I personaggi sono molto caratterizzati, oltre a Verzi troviamo madre Fois, direttice di un convento, che è un personaggio molto particolare e non a caso, amica stimata di Verzi, con caratteristiche molto umane, al contrario degli alti prelati e dei nobili, altezzosi, maleducati e poco “ umani “.

A volte leggendo si perde la cognizione del tempo, è la metà del 1800 nel libro, ma i riscontri con l’attualità sono molti.
Il “quid “ di Verzi è la nota straordinaria, ma vedremo quanto di poco straordinario c’è, quando l’autore cerca di farci capire da dove arriva questa “ diavoleria “ che gli viene affibbiata.
È una lettura piacevole, insolita per l ambientazione.

Consiglio di leggerlo.

Anna