Il Pane perduto

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Edhit Bruck
Il pane perduto

Il grande merito di questo libro che vuole essere di memoria, per non dimenticare appunto, è quello di riuscire a parlare di atrocità in modo leggero.
Accenna le brutalità che la protagonista e la sua famiglia devono subire e affrontare senza soffermarcisi troppo.
È ungherese, vive nel suo paese, in povertà ma in serenità.
È molto brava a scuola è ebrea e in classe ci sono due altre ebree.

Finché non arrivano i tedeschi e comincia a girare per i campi di concentramento. sempre insieme alla sorella Judith, con lei sopravvive e scopre che i genitori sono morti e che alcuni familiari, che non hanno fatto l’esperienza dei lager, non sono in grado di accoglierla e ascoltarla. È una estranea.
Intorno solo macerie .

E non riuscendo a trovare il modo di rimanere, comincia a fuggire, con mezzi di fortuna, in autostop fino ad arrivare in Europa arrangiandosi a fare di tutto. Con un corpo di ballo arriva in Italia, diventa direttrice di un centro estetico della “Roma bene”.

La sua vita prende finalmente una piega positiva. Una scrittura intensa con la quale oltre a raccontare la sua vita e le brutalità della guerra, riflette sulle attuali brutalità xenofobe.
In una lettera indirizzata a Dio la scrittrice evidenzia dubbi e speranze e l’intenzione di tramandare ai giovani il triste capitolo di storia vissuta.

L’avanzata maculopatia è stata un motivo in più per scrivere quello che non deve essere mai dimenticato.
“Racconta, non ci crederanno, racconta, se sopravvivi, anche per noi “( quarta di copertina)

Un libro che si legge tutto d’un fiato per la capacità di scrivere con leggerezza quello che leggero non è stato.

Anna