Il pane e la neve

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Dionigi Galvano
Il Pane e la Neve.

Sono memorie sull’esperienza della campagna di Russia scritte da Dionigi Galvano e pubblicate per ricordarlo nel centenario della nascita.

È stato pubblicato senza correggere nulla, ma leggendolo non ci si accorge dei piccoli errori perché è quello che ha scritto che tiene attaccati alle pagine.

Classe 1914, aveva fatto la terza elementare e non aver potuto continuare è stato un grande cruccio per tutta la sua vita.

Ha iniziato presto a lavorare.
Oltre a questo a segnarli per tutta la vita è stata la guerra. Nel ‘36 partecipò alla campagna in Albania e Grecia.
Tornò salvo per miracolo, ma segnato come solo chi va a combattere sa.

Nel luglio ‘42 nuovamente richiamato per partire con la Divisione Cuneense per la campagna di Russia e la tragedia della ritirata dal quale con un altro miracolo è tornato straziato.

“Questo mio scritto sulla spedizione da parte del Corpo dell’Armata Alpino con le divisioni …….. e altri reparti italiani in Russia, narra della sofferenza e dell’indifferenza di chi ci ha mandati, lasciati e mai aiutati nella ritirata più disastrosa di questa guerra….. ma soprattutto voglio dire una cosa in tutti i racconti che si parla di guerra si dice che il popolo andava in delirio…….Quelli che gridavano “vogliamo la guerra “ erano quelli che facevano le adunate in piazza…..la vera guerra l’hanno fatta gli altri cioè quelli che non la volevano “

È un racconto dal basso scritto da chi in guerra è andato davvero ed ha subito, freddo, fame, stanchezza, crudeltà di ogni tipo,ed ha visto morire nemici ma soprattutto amici, ragazzi giovani e non che non sono più tornati.

Dionigi Galvano faceva parte degli addetti alla panificazione per l’esercito era panettiere, di giorno marciavano in modo estenuante la notte facevano il pane.

Nel ‘43 inizia la ritirata, ne hanno parlato in tanti, soprattutto quelli che non c’erano, in questo libro c’è la faccia della medaglia di chi era sul campo.

” Ormai è giunta la notte e il freddo è pungente, abbiamo il ghiaccio sulla faccia o meglio sulla barba e sul passamontagna non ci riconosciamo più “26 febbraio 1943.

Dopo l’8 settembre il sig Dionigi è stato partigiano e dopo la guerra ha ripreso a fare il panettiere.

Quello che insegna questo libro è che non se ne sa mai abbastanza delle guerre, si studiano, se ne legge, chi più chi meno, ma c’è sempre da imparare qualcosa che scritta da chi era lì in prima persona è un valore aggiunto.

Purtroppo sì parla di guerra mentre è in corso una vera guerra e proprio lì dove l’autore ha visto il peggio che poteva vedere.
Non è il solito libro sulla guerra è un libro di memorie pieno più di umanità e di sapienza pratica e non studiata.

È una lettura scorrevole adatta a tutti.
Lo farei leggere nelle scuole anche.

Anna