Il Molise: la leggenda del mostro marino, l’angelo, il figlio e la vita.

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Tanto tanto tempo fa nelle acque che bagnavano ciò che ora conosciamo come Molise, abitava un mostro.

Parliamo di tempi così lontani che gli umani non avevano ancora imparato a costruire barche per avventurarsi in mare, ma in compenso, credevano nella magia.

Erano spaventati da ogni cosa che vedavano, superstizione? Tutti conoscevano il mostro delle acque…il Landoro.

Lagiucrus

Si dice che nelle notti più oscure, in cui la Luna faticava a illuminare la costa, si potessero scorgere due grandi occhi appartenenti a una tasta di un drago marino, che salendo in superficie emetteva sibilli inquietanti e vampe di fuoco enormi.

Si poteva sentire da molto lontano, e con timore le persone del villaggio si facevano passaparola…ma ahimè nessuno era così coraggioso da provare ad avventurarsi tra le acque e andare a uccidere quel mostro che bloccava di paura le persone.

Ma tra tutti una fanciulla dai lunghi capelli biondi, passava le giornate a scorgere il litorale marino e a guardare con nostalgia l’orizzonte.

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Lada era il suo nome, e da sempre sognava di potersi spingere là dove i suoi occhi si appoggiavano, non curante di rischi o pericoli…una persona coraggiosa e altrettanto intrisa di magia.

Desiderò così a fondo di poter librarsi in aria in piena libertà, che in una mattina di leggera brezza marina, venne colpita da un forte dolore alla schiena che la fece piegare a metà…deglòi strani simboli gli si sprigionarono su entrambe le braccia e quando riaprì gli occhi…si rese conto che era sospesa ad almeno un metro da terra…

Due enormi ali bianche le erano cresciute sulla schiena…non ci poteva credere!!! E con un po’ di pratica si getto verso il mare il vibranti piroette.

angeli

Attraverso uno stormo di gabbiani e arrivò a toccare l’acqua che fino ad allora aveva solo potuto ammirare da lontano, ma, mentre volava piena di gioia e cantava, guardò ancora una volta in basso e fu lì che lo vide…il mostro Landoro.

La fanciulla alata ebbe un brivido di terrore, si sentì perduta, come attratta da quegli occhi. I pericoli esistevano, e lei non ne aveva considerato nemmeno uno.

Ma fortuna vuole che l’essere dopo averla fissata intensamente si inabissò.

Sospirando la ragazza volò velocemente verso lo sperone da cui era saltata e discese sulla terra ferma, reprimendo piano piano il sentore di terrore.

Mai più, mai più, mai più avrebbe osato tanto, la paura fu tale che osservando le ali, simbolo di gioia e libertà, scoppiò in lacrime.

Piangeva disperata, finchè non sentì una voce…”Perchè piangi? Cosa hai?”.

Lasnda si voltò e vicino a lei un giovane ragazzo la osservava e decise di raccontargli tutto.

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Il giovane, dopo un istante, disse: “queste ali, Lada, sono un dono degli dei. Esse devono rallegrarti e non affliggerti. Io ucciderò Landoro e ti aprirò il cielo”.

“Chi sei?”, chiese Lada colpita da tanto coraggio.

“Sono Geri”, rispose il giovane, “il figlio della Quercia e del Vento”.

A un tratto un sonno pesante iniziò a prenderla, e mentre osservava il ragazzo allontanarsi verso il mare, si appoggiò al parapetto di pietra e si addormentò profondamente.

L’alba, la fresca brezza e il canto dei gabbiani che pescano il pesce in mare…il rosso si rifletteva, colorando di una stramba tonalità tutto ciò che colpiva.

Il ragazzo era lì…”Sai, ho mantenuto la promessa, l’ho ucciso”.

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Le narrò come aveva fatto, erano felici entrambi, sorridevano e persino ciò che li circondava sembrava esserlo.

Ma ahimè…non era esattamente vero tutto ciò che lo sembrava…il msotro non era morto e ben presto ciò si riflettè sulla natura: dal mare giunsero strani segni, l’aria era irrespirabile, i pesci morivano e c’era gente smarrita, colte da vuoti di memoria.

Era la vendetta del mostro…li uccise tutti…dagli animali, agli esseri umani…nessuno sopravvise a quel evento…

Passarono tantissimi anni, e un giorno la vita tornò a sbocciare, un piccolo fiore si fece strada sulla sponda vicino all’acqua…

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I suoi petali, pian piano, divennero esseri viventi: a terra si ripopolò di persone, animali, gioia, bontà, speranza, amore.

21-day meditation challenge, day 13: "My intent is heard by universal intelligence"

Che ne pensate di questa leggenda? L’avevate mai sentita?

A-