Il ministro un film di Giorgio Amato

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Umanità senza né arte né parte

Franco, un piccolo e borioso imprenditore, una vita decisamente sopra le righe e l’ultima spiaggia per evitare il tracollo. L’Italia dipinta da Amato, incarna in maniera anche troppo verosimile il vuoto di questa epoca che come un virus sta infettando tutto e tutti. Soldi, potere ed apparenza, appaiono come i soli veri valori a cui tutti tendono, incuranti di sentimenti, gentilezza e delle basi dell’umanità. Una trama semplice, il tutto sviluppato nell’arco di una cena. Un cast convincente e un dramma tragicomico che si snoda minuto dopo minuto, in cui labile è la distanza tra vittima e carnefice. Ognuno incarna lo stereotipo di un’umanità che non sa dove sta andando né tantomeno in che direzione andare. A partire dal succube e a tratti remissivo Michele, che si lascia manovrare in malo modo dal marito di sua sorella, fino ad arrivare a Rita, astiosa moglie di Franco che estremizza la sua lotta a favore di abusi e violenze sugli animali ma non ha la minima sensibilità ed umiltà nei confronti della sua domestica. C’è poi Jun, barellina ed escort di lusso, donna fastidiosa e saccente disposta a tutto in nome del Dio denaro. Conclude il teatrino il fantomatico ministro, uomo privo di scrupoli e moralità, schiavo di vizio e depravazione, che ha come sola virtù la sua posizione. Un mondo corrotto, in cui si perde il contatto con la realtà, con i sentimenti e le emozioni, in cui tutto ha un prezzo e niente a più valore.