Il minimo è due

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Il minimo è  due.
Inutile pensare a  chi comanda tra cuore e cervello perche in realtà non comanda nessuno, quando funzionano.
Si comportano allo stesso modo nella sfera fisica come quella spirituale,  infatti l’eccesso di razionalità ingessa l’ anima mentre l’ eccessiva leggerezza non le rende onore.
Se il cervello non dà l impulso il cuore muore, se il cuore non batte il cervello muore.
Se succede noi muoriamo.
Questo perché il minimo è  due.
Non esiste nulla al mondo di cui si possa dire ” si è creato da sé ” come non ne esiste una singola molecola incapace di creare qualcos’altro, sul piano fisico come su quello spirituale.
Non c è ossigeno senza alberi e viceversa,
non c è risposta senza domanda né domanda senza risposta,  tutto è punto di partenza oppure conseguenza.
Perché il minimo è due.
Niente funziona da solo, quindi se qualcosa ancora funziona vuol dire che solo in fondo non è.
Quando perdi una madre ti rimane un padre, quando li perdi entrambi ti rimangono fratelli o sorelle, se sei figlio unico hai dei nonni degli zii dei cugini.
Se non hai famiglia nulla ti vieta di avere degli amici.
Se fossi rimasto l’ ultimo uomo al mondo smetteresti di funzionare, perché non si scende sotto il numero due.
Per ora non è così.
Se puoi dire a qualcuno ” sono solo” in realtà puoi anche sorridere perché stai mentendo, perché la tua è una sensazione, e perche per fortuna o per sfortuna le sensazioni da solo non ti lasceranno mai.
Gioia e dolore, schiaffi e carezze.
 
Il minimo è due.
 
 
 
 
 
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Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.