Il Maragià di Firenze

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Paolo Ciampi
Il Maragià di Firenze

Recensione a cura di Anna Cavestri 

A Firenze in piazza Ognissanti c’è un monumento all’Indiano è un monumento in pietra costruito nel 1870 , monumento che ha la forma di un baldacchino a volta sorretto da quattro colonnine, sotto il quale è presente il busto scolpito di un indiano. Lo scrittore che spesso frequenta la zona ed un bar lì intorno, un giorno per caso lo scopre come se non ci fosse mai stato prima e si incuriosisce. Comincia così un’avventura alla ricerca della storia di quell’ indiano, setacciando documenti che possano aiutarlo.

Chi è l’Indiano?

È un principe o meglio un maragià, e proprio a Firenze dove era in viaggio colto da malore muore a 21 anni nel 1870. Che ci faceva a Firenze?
La ricerca non è semplice, è un monumento datato e le notizie sul Maragià non si trovano facilmente.
Non è questo un motivo per arrendersi, tutt’altro.
Nel filo conduttore che è scoprire più informazioni possibili sul principe Rajaram, si inseriscono una serie di riflessioni che per analogia o per contrapposizione, fanno emergere una serie di informazioni e riflessioni su alcuni scrittori, sulle religioni e sul ruolo che Firenze nei secoli ha avuto come centro culturale e non solo.

E troviamo citata Emily Bronte, Pessoa, Tabucchi, Guccini e c’entrano tutti col narrare che spazia piacevolmente nelle interconnessioni.
È un piacevole viaggio quello in cui l’autore ci porta a fare da tempi lontanissimi ai giorni nostri. Il Maragià alla fine è un buon pretesto, che fa riaffiorare ricordi e anche per riflessioni sulla vita, sulla morte e tanto altro.

È una lettura molto ricca e molto interessante, piacevole e scorrevole.
Dalla storia del giovane indiano si impara molto.

Anna