Il Grand’Hotel Rimini Riviera d’Europa e la sua inaugurazione

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Correva l’anno 1908 e Rimini già più di 60 anni prima si era scoperta città balneare. Da quel 30 luglio 1843, all’apertura dello Stabilimento bagni, primo bagnino della storia, un pò atipico a dir la verità. Una palazzina sull’arenile collegata ad una palizzata di legno con alcuni spogliatoi.

Fu qualcosa di molto innovativo per il tempo, frutto dell’iniziativa dei fratelli Baldini e di Claudio Tintori. In Nord Europa prima e in Toscana poi i bagni marini a fini terapeutici erano già diffusi fin dal Settecento.

Così nel tessuto urbano di Rimini iniziò il processo che avrebbe portato alla congiunzione tra le mura antiche della città e la spiaggia è al successivo sviluppo delle zone a mare. Ma i fatti del Risorgimento e una terribile piena del fiume Marecchia oltre ai costi gestionali portarono alla chiusura dopo pochi anni, nel 1866, dello stabilimento.

Ma ormai il passo era fatto e l’economia di buona parte della città era ormai inesorabilmente legata al mare. E così il comune prese in mano la gestione dello stabilimento creando l’Azienda bagni.

Dal 1873 venne fatto un lavoro di completa riqualificazione della zona mare. Sulle ceneri del defunto stabilimento fu creato un nuovo stabilimento più ampio e lussuoso: Il Kursall che sta per sala di cura.

Sempre in zona, Paolo Mantegazza e Augusto Murri idearono lo stabilimento idroterapico per le cure marine. Il comune diede poi una serie di terreni in concessione gratuita sempre nella zona dell’attuale Marina Centro dove molti cittadini costruirono le prime ville.

Fino a fine secolo Marina Centro tuttavia rimase solo un’appendice disorganizzata del nucleo storico della città. Ma non appena la città inizio ad attrarre turisti italiani e stranieri fu necessario pensare all’edificazione di nuovi alberghi e strutture ricettive.

Così nel 1906 il Comune concesse in locazione trentennale alla Società milanese alberghi ristoranti e affini anche detta SMARA la gestione dell’Azienda bagni. In cambio ottenne l’obbligo di edificare un albergo di lusso e così tra il 1906 e il 1908 venne edificato il Grand Hotel di Rimini, uno dei simboli della città.

Lo slogan era “Rimini l’ostenda d’Italia”. La propaganda sottolineava come ormai la città era una delle più prestigiose località balneari d’Europa.

E così nei primi novecento Rimini divenne metà del turismo d’Elite che ruotava attorno al Grand Hotel. Ma questa stagione fu breve ed effimera. La grande guerra mino’ già questa realtà. A partire dagli anni 20 dopo l’incendio che distrusse le due cupole, mai più riedificate, Rimini cambiò. Il Comune iniziò a spingere per un turismo di massa e per l’edificazione della zona a mare di strutture e negozi per clientela di medio-basso livello, il fascismo con la politica sociale applicata al turismo fece il resto. La crescita del ceto medio borghese infine, di non grandi pretese, concluse l’opera di trasformazione.

Così Rimini divenne meta del turismo di massa. Alle Belle Epoque e alle atmosfere decadenti di inizio secolo si sostituirono la cementificazione e le folle di turisti. Nel primo e nel secondo dopoguerra, con apice negli anni sessanta il turismo fordista delle masse prese il netto sopravvento. La riviera riminese fu così sconvolta completamente in 50 anni.

La costa divenne la nuova immagine di Rimini e spesso della Romagna stessa. Ora tutto pare destinato a cambiare nuovamente, e in parte già lo ha fatto, anche se non si sa con certezza in quale direzione si vada.

E il Grand Hotel? È sempre lì a testimoniare come una cattedrale quella strana e intrigante epoca che fu.