Il granchio dei vostri incubi

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Spesso in estate per chi prarica le spiagge e si gode un po di mare, camminando sui bassi fondali può accadere di incappare in qualche chela di granchio che finisce per pizzicare la pianta dei piedi del malcapitato di turno.

Un pizzichio fastidioso, ma nulla rispetto a ciò che può fare un parente dei nostri granchietti: Il ragno gigante del Giappone

Detto anche granchio ragno giapponese (Macrocheira kaempferi), è universalmenre considerato il più grande artropodo vivente.

Questo essere lo si trova nei mari circostanti il Giappone ed ha una dimensione mostruosa, che può raggiungere 4 metri di estensione, con un peso di 19-20 kg e degli artigli di quasi 3 metri.

Il granchio ragno vive soprattutto nei mari del Pacifico al largo delle isole giapponesi Konshu e Kyushu. Negli ultimi decenni i pescatori locali ne hanno catturati molti esemplari. Oltre a qui anche li si trova al largo di Taiwan a profondità comprese tra i 50 e i 300 metri

La loro stazza ingombrante fa si che si muovano lentamente sui fondali, ma quando vanno a caccia diventano molto rapidi grazie alle otto lunghe zampe.

Il corpo poi è ancora più impressionante con le escrescenze e le zampe lunghe e molto sottili che lo fanno sembrare un mostro simile a qualche alieno di Hollywoodiana memoria. In questa specie sono i maschi ad essere notevolmente più grandi e ad avere possenti chele.

Li si può trovare mente vagano sui fondali in cerca di cibo, sia esso animale o vegetale, divorano tutto e spazzano i fondali di alghe, carogne, molluschi, calamari, spugne e pesci che riescono a catturare.

Questo crostaceo ha un marcato dimegetismo sessuale, con la femmina che pur avendo un corpo simile o di poco inferiore a quello del maschio, ha una dimensione delle zampe, chele e artigli di molto inferiori.

Il suo habitat preferito sono i fondali sabbiosi dell’Oceano Pacifico lungo le coste dell’Estremo Oriente a 200 o 300 metri di profondità Difficilmente il granchio ragno risale oltre i 150 metri di profondità, se non in primavera per deporre le uova. Una volta che queste si schiudono, resta in stato larvale planctonico, che dura mediamente 8-9 settimane, ad una temperatura ideale tra i 12 e 15 gradi Celsius.

I suoi occhi sono posti sulla parte anteriore, e due aculei sporgono tra essi. Gli esemplari più giovani hanno peli e spine sul guscio, e i loro aculei frontali sono più lunghi, poi con l’andare dell’età si atrofizzano.

Come spesso accade nei confronti del mondo animale ad una cattiva fama non corrisponde una reale aggressività di questa specie, che diventa aggressiva solo di fronte ad un’aggressione, per difesa. I pescatori locali lo temono per via dei grossi danni che i suoi lunghi artigli possono provocare, ma in realtà è lui ad essere cacciato essendo considerato dai giapponesi uno dei pesci più gustosi e prelibati.

Non è un caso che il loro numero si sia ridotto drasticamente negli ultimi decenni a seguito di una caccia spietata dei pescatori giapponesi che ora setacciano incostantemente anche i fondali remoti per trovarne altri esemplari.

Il granchi viene catturato utilizzando piccole reti a strascico ed è spesso mangiato salato e stufato. È facile trovarlo in Giappone presso la Baia di Sagami, quella di Suruga e quella di Tosa o presso le isole Izu. 

Questi granchi poi sono anche usati per motivi di ricerca e ornamentali. Avendo un carattere mite e sono spesso allevati in acquario lasciando a bocca aperta chi chi vede

Il granchio è parzialmente tutelato dal governo che in primavera, stagione di riproduzione di questa specie, ne ha vietato la pesca, sperando sia utile per mantenere il granchio ragno numericamente, ma ciò non sembra bastare.

Il granchio ragno ha lunga vita e può vivere fino a 100 anni ed è di fatto l’ultima specie vivente del genere “Macrocheira” essendosi le altre estinte da tempo immemore. Rimane il più grande antropode esistente sulla terra.

Insomma, il granchio gigante del Giappone è considerato una sorta di fossile vivente.

Speriano non vada incontro al triste destino degli altri grandi estinti per causa nostra.

L.D.