Il granchio blu è arrivato a Rimini

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La minaccia del granchio blu in Adriatico 

Si sente spesso parlare di minacce per l’ecosistema locale dovuta alla presenza di specie esotiche.

Eccone un esempio, si tratta del granchio blu, che ha ormai invaso il Mare Adriatico.

Proprio in questi giorni mi è capitato di trovarne più di uno spiaggiato, come nelle foto qui scattate sulla spiaggia di Rimini.

Che cos’è il granchio blu

Granchio blu a Rimini

Il granchio blu è una specie di crostaceo  autoctona delle coste atlantiche americane, ma che negli ultimi anni si sta diffondendo anche nel continente europeo.

Il Mediterraneo già da tempo è stato colonizzato da questa creatura. La colonizzazione è avvenuta a causa dei cambiamenti climatici e dell’uomo.

In Italia il crostaceo è stato dapprima segnalato nel luglio 2008 in Basilicata, presso la foce dei fiumi lungo la costa jonica. Poi in seguito sulla costa adriatica dell’Abruzzo e della Puglia.

Da pochi anni ha risalito il mare Adriatico spingendosi fino ai lidi ferraresi e a Sottomarina di Chioggia, in provincia di Venezia.

Dal 2019 la specie si sta diffondendo nelle Valli di Comacchio e nel ravennate. Qui, le acque calme e basse rappresentano un habitat ideale per riproduzione di questa specie è il suo rapido sviluppo.

Dal novembre 2019 gli esemplari pescati in questa zona sono aumentati in maniera sensibile. E oggi eccolo sulle spiagge di Rimini.

Caratteristiche del crostaceo

Esemplare di granchio blu ritrovato a Rimini

La specie ha misure importanti per essere un granchio, fino a 15 cm di lunghezza e 23 cm di larghezza. Il corpo si presenta più largo che lungo, di forma ellittica, con due spuntoni ai due lati del corpo e un margine anteriore seghettato. È bello a vedersi, perr via dei colori.

Le zampe risultano molto allungate, col primo paio in forma di chele, che sono più grandi nei maschi che nelle femmine.

Particolare il colore del corpo, che si presenta verde oliva superiormente, mentre il ventre appare azzurro e bianco. Le zampe hanno un’attaccatura e la parte finale blu intenso.

La colorazione diventa ancora più variopinta durante il periodo della muta, quando sull’ultimo paio di zampe, quelle appiattite ed adattate alla spinta in acqua, appaiono delle macchioline rosa, che diventano sempre più intense man mano che la muta si avvicina.

Uno dei tanti invasori

Il Mar Mediterraneo era un tempo un mare ‘chiuso’  dove si erano costituiti equilibri biologici.

Oggi è uno dei mari più invasi al mondo da specie aliene, per il numero e rapidità d’invasione. Tutte queste specie non indigene tra cui il granchio blu, quando riescono a insediarsi e a diffondersi, diventano invasive, provocando danni alla biodiversità.

Tutto questo ha un effetto spesso grave per il  funzionamento degli ecosistemi, ma incide anche sulle attività socio-economiche e in certi casi sulla salute umana.

Queste specie presenti nel Mediterraneo sarebbero ormai oltre 250. Secondo stime recenti il 70% di queste sono ormai stabili sulle nostre coste, che, di fatto, hanno perso le precedenti biodiversità.

Le nuove biodiversità avranno conseguenze non ancora ben definite, nonostante la natura abbia sempre la capacità di creare nuovi equilibri.

Molte delle specie invasive favoriscono l’insorgenza e la diffusione di nuove malattie infettive e costituiscono quindi una minaccia per l’uomo, per la flora e per la fauna selvatiche.

I ponti di ingresso

Diverse le vie attraverso le quali arrivano le specie aliene: introduzione volontaria, involontaria o migrazioni.

Nell’introduzione volontaria sono comprese l’acquacoltura, l’acquariofilia e l’importazione di esche vive.

In quella involontaria il traffico marittimo, gli organismi associati all’acquacoltura, le migrazioni attraverso canali artificiali, quali il canale di Suez, da decenni parte di rotte internazionali con navi sempre più grandi.

Il traffico marittimo è ora tra le cause principali d’introduzione, e successiva diffusione, di specie aliene nei mari italiani e avviene tramite le acque di zavorra delle navi.

Gli organismi così trasportati, se riescono a sopravvivere, possono riprodursi e diffondersi nel nuovo ambiente. Tra le specie aliene ora venuta alla ribalta vi è anche il granchio blu.

Nel caso del granchio blu ,il ponte è stata proprio l’acqua incamerata per zavorrare le navi, con cui la specie è stata accidentalmente introdotta nel Mediterraneo, ma anche nel Mare del Nord, nel Mar Baltico, nel Mar Nero è persino nel Mar Giallo.

A Rimini 

Ed eccolo spuntare in un pomeriggio invernale di inizio 2022 sulla spiaggia di Rimini. Lo ammetto, ha colori bellissimi, certo la mareggiata lo ha spiaggiato e ucciso, ma rimane lo stupore nel notare la differenza rispetto al nostro granchio.

D’altra parte, da quel che si legge, il granchio blu è da considerare un animale immigrato, adattato al nostro ambiente. Ormai è un must anche in cucina.

Eppure non è ancora chiaro se ha fatto danni e in che termini. Segue altri esempi del passato come il pesce gatto, originario delle zone occidentali degli Stati Uniti, nella fascia che va dai Grandi laghi al Messico settentrionale tra cui l’area del Mississippi e arrivato in Europa nei primi del ‘900.

E ancora il gambero della Louisiana, sempre di origine nord americana e attualmente gambero di fiume più diffuso al mondo, Italia inclusa.

Il gambero blu è una minaccia o una risorsa?

Dunque potrebbe essere una minaccia per l’ecosistema e in parte si ritiene lo sia. Ma in un mondo sempre più collegato, la contaminazione e la mescolanza delle specie sembra essere inevitabile.

E se fosse semplicemente una questione darwiniana su scala globale, dove le specie più forti sopravvivono a scapito di quelle meno attrezzate?

Dal punto di vista socio-economico, i pescatori considerano questo granchio croce e delizia. Da un lato preda altri molluschi e pesci riducendone il numero e intralcia la pesca impigliandosi nelle reti; dall’altro è considerato una vera prelibatezza: principalmente negli Stati Uniti e in Messico, dove il granchio blu è pescato e consumato da decenni per la bontà della sua carne.

Ogni anno ne vengono sfruttate oltre 60 mila tonnellate. Viene cucinato al vapore o bollito, utilizzato con la pasta o in insalate e zuppe. E ancora saltato in padella con burro all’aglio e in altre ricette ricercate.

Anche i nostri ristoratori iniziano ad apprezzarne la carne ed edconsiderato un allimento pregiato con un costo anche di 150 € al chilo. Nei mercati ittici italiani è già presente.

Insomma non tutti i mali vengono per nuocere?

Chi vivrà vedrà…

Alcune fonti:

D. L.

Loscrivodame