IL GIARDINO AL CHIARO DI LUNA di Corina Bomann. Recensione di Maria Cristina Pazzini

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Un libro dalla trama intrigante e coinvolgente, la storia di un misterioso violino creato da un raffinato artigiano di fine ottocento. Uno strumento reso unico da una rosa incisa sul retro della cassa, un gioiello appartenuto a Rose Gallway, una grande violinista dei primi del novecento. Nata a Sumatra e vissuta a Londra, Rose ha tenuto il violino finché una grave malattia non l’ha colpita, a quel punto la donna ha donato il prezioso strumento a una bambina, Helen Carter, destinata a diventare anche lei una grande artista. Purtroppo Helen, in seguito a un doloroso incidente, lasciò improvvisamente la scena e con lei scompare anche il prezioso violino, per riapparire anni dopo nelle mani di una terza donna, Lilly Kaiser, antiquaria di Berlino, che ignara di tutto, intraprenderà un’appassionante ricerca.

Una voce narrante dipinge il passato e il presente, sottolineando i sentimenti e le aspettative di personaggi ben tratteggiati. L’alternarsi dei diversi momenti storici di cui si compone il romanzo, fanno di questo libro un testo in movimento, segnato da intense storie d’amore, con un impianto a due strutture che si intrecciano con un sottile linguaggio e nel finale si completano.

Il passato, in cui si respira l’atmosfera dei grandi eventi musicali di inizio novecento a Sumatra, vasta isole dell’arcipelago Indonesiano, si mischia con il presente scolpito tra le moderne città europee, Berlino e Londra, dove la protagonista costruisce un piano che la porterà a scoprire la storia del vecchio violino. Con scrittura fluida e dialoghi ben orchestrati, l’autrice tedesca Corina Bomann, ritrae i personaggi in modo convincente, riservando al lettore un finale inatteso e sorprendente.

Maria Cristina Pazzini

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