Il figlio prediletto

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Angela Nanetti
Il figlio prediletto

C’è sempre un prezzo da pagare quando qualcuno sceglie per noi un destino a cui ci ribelliamo o che non ci piace.
E così succede a Nunzio, spedito a Londra dalla Calabria, alla fine degli anni ‘60.
Nunzio non rispettava i canoni di una famiglia “ per bene “.
E senza poter fare altro e con una grande tristezza si trova completamente spaesato in una città che niente aveva a che vedere con quella di origine.
Si fa le ossa Nunzio, lavora come calmiere, non senza difficoltà riesce a trovare una sua dimensione.
A casa racconta che sta bene naturalmente, a sentire la sua mancanza, manco a dirlo, è la madre.
La stessa sorte capita ad Annina, figlia del fratello di Nunzio, figlia unica e pure femmina.
Crescendo, Annina comincia ad accorgersi che il padre che tanto aveva amato da bambina, man mano che lei cresce è diventato il suo nemico, complice la nonna paterna che ha una forte influenza sul figlio.
La madre di Annina, la straniera, ( era siciliana ) era succube di marito e suocera e nulla poteva per aiutare la figlia.
Annina finalmente riesce a scappare letteralmente e raggiunge a Milano una coppia che aveva conosciuto in paese, che faceva teatro ambulante.
Per varie peripezie, si trova anche lei a Londra. Pure per lei niente è facile, i prezzi da pagare non sono pochi per raggiungere la libertà e un po’ di autonomia. Zio Nunzio non c’è più a Londra, all’inizio per caso e poi per necessità, cerca di conoscere la vita dello zio si mette alla ricerca dei luoghi e delle persone che ha frequentato.

I capitoli del libro alternano la vita di Nunzio e quella di Annina, le storie seppur diverse si intrecciano, il filo comune è la famiglia, quello che ne rimarrà dopo una serie di avvicendamenti particolari.
C’è affinità tra zio e nipote, entrambi vittime di una famiglia, molto radicata nel paese e molto frustrante.

Entrambi ne portano segni indelebili.
Ognuno a modo suo affronterà e cercherà di trovare un equilibrio.
È un libro scritto bene, il romanzo, che ha come sottofondo una Calabria “chiusa e difficile “, potrebbe rispecchiare qualsiasi altro posto dove le famiglie non accettano che i figli seguano la loro indole e la propria strada.

Anna