Il figlio maschio

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Tutto ha inizio in Sicilia nel 1923, con una storia che ci racconta la vita della famiglia Cavallotto per quasi un secolo.
Turiddu e Concetta hanno tredici figli, dei quali solo quattro sono maschi. Concetta li ha fatti studiare tutti e tredici, nonostante l’opposizione del marito. Di questi quattro, tre hanno fatto la loro fortuna lontano da casa , e solo uno, Filippo è chiamato a soddisfare le aspettative dei suoi genitori; la madre lo vorrebbe uomo colto mentre il padre vorrebbe che lavorasse con lui in campagna. Concetta, profonda e passionale, “ aderiva alla vita con la pienezza del suo essere”, ha un’amore profondo per i libri, il marito pratico e ruvido ama sopra ogni cosa la terra del feudo di Testasecca.
L’amore per i libri di Concetta andrà a contaminare la sua famiglia e tutte le generazioni a venire, e l’autrice in questo romanzo racconta tutta la storia della Casa Editrice Cavallotto, in una Sicilia, che cambia completamente volto nell’arco di un secolo.
Il tempo corre, di capitolo in capitolo, e mentre inizi ad affezionarti ad un personaggio, nel corso della narrazione, ecco che questo scompare per fartene conoscere un altro che prosegue o interrompe i pensieri di colui che lo precede, che dà o toglie significati e contributi alla storia di questa famiglia.
Tutto , però, ruota inesorabilmente attorno ai libri.
Il titolo inganna, poiché non saranno gli uomini o “ i figli maschi”, a cambiare il corso degli eventi, a decidere in maniera determinante, ma bensì le donne con le loro arti seduttive, i loro cervelli, le manie, la passione sviscerata che le muove, la forza che solo una donna può sviluppare dando la vita.
Le vicende delle famiglia si mischiano a quelle di una Sicilia che attraversa la fase precedente alla guerra, la guerra e il dopoguerra, la miseria , il pizzo, e tutti i vizi e le virtù degli uomini.
Romanzo consigliato per lo stile intimo, caldo, molto spesso dialettale, con il quale viene raccontata la storia di una famiglia che ha fatto al differenza nel mondo dell’editoria, la storia dei una famiglia che la “STORIA “ l’ha fatta per davvero.
Una Torregrossa che mi è piaciuta in modo particolare perché ha saputo sviscerare anche i più piccoli dettagli della personalità di una donna , per evidenziare come questi abbiano risvolti molto più grandi su quella di un uomo, e sulla formazione di qualcosa di molto più grande; un sogno che si avvera.