Il fenicottero George

0
1486

Fiaba

Il fenicottero George

L’aria era ancora fresca quella mattina, sebbene fosse estate inoltrata. Mancava poco alle prime luci dell’alba e sotto il cielo, il pelo dell’acqua si increspava leggermente al soffio di un vento gentile. Tutt’intorno, calma piatta.
George amava tantissimo quell’attimo in cui la notte veniva letteralmente abbagliata da grandi fasci di luce e tutto cominciava a risplendere di nuovo. Era uno spettacolo che rendeva il cielo immenso e allo stesso tempo meravigliosamente terribile. Ma la cosa più bella era potersi godere quell’istante unico sostenuto da due grandi ali rosa spiegate a mezz’aria. Volare in un momento così magico, faceva sentire George e gli altri fenicotteri parte di quella grandezza.
Erano ormai settimane che la nuvola rosa volava senza sosta verso la sua meta. La stanchezza cominciava a farsi sentire. Certo, pensava George durante il viaggio, La migrazione è la più bella esperienza del mondo sotto ogni punto di vista!Solcare i mari guardando le navi e i pescherecci dall’alto, sentire l’unità del gruppo di compagni durante le tempeste, sfiorare l’erba di vaste praterie durante il volo…
Quello che George non sapeva ancora era che di lì a poco avrebbe vissuto un’altra bellissima esperienza.

Giunta l’ora dello zenith, una miriade di lunghe zampe arancioni approdavano su degli acquitrini dell’Africa meridionale. Finalmente il viaggio era concluso. Lo stormo rosa, tutto starnazzante e desideroso di rifocillarsi presto, agitava le ali convulsamente. Chi zampettava di qua, chi svolazzava di là, i nuovi arrivati erano tutti presi dalla fame e dalla stanchezza.
Il fenicottero George e la sua famiglia si erano allontanati un poco dal caos generale. La piccola macchietta rosa gamberetto spiccava leggermente dal resto del gruppo, non solo per il colore del piumaggio rosso acceso, ma anche perché era una famiglia alquanto singolare: originari del Golfo del Messico, mamma Juanita e papà Pedro erano sempre stati grandi viaggiatori, anzi!, veri e propri temerari a dire il vero. Tante volte avevano volato la tratta Messico – Antartide per un week end con i loro amici pinguini, in barba al clima glaciale; oppure erano capaci di volare fino in Cina per beccare il riso dell’Imperatore Giallo e trovare il tè più pregiato. Una volta, Juanita e Pedro persero la bussola e si ritrovarono in Cambogia, dove trascorsero la vacanza più entusiasmante del mondo. Ma questa è un’altra storia…
Anche il fenicottero George e i suoi fratellini erano cresciuti con la passione per l’avventura e avevano atteso trepidanti la migrazione. La mamma e il papà, la sera, raccontavano sempre di quale evento emozionante fosse quel lunghissimo viaggio. Ed era proprio stato così!, pensava George. Dalle spiagge cubane, avevano sorvolato tutto l’Oceano Atlantico, deviando per l’Europa e costeggiando il Sahara, il Kenia e giungendo infine sulle coste dell’Africa del sud. Tuttavia fu durante il passaggio in Italia che George aveva avuto l’occasione più “fashion” del mondo. Quello era stato anche il momento in cui aveva deciso di cambiare il suo nome da Camilo a George.
In un giorno uggioso e col vento forte, Camilo stava volando troppo basso, incurante delle raccomandazioni dei genitori. D’improvviso, il piccolo fenicottero perse pericolosamente l’equilibrio, ma, chissà come, la fortuna accorse in suo aiuto: dalla testa di un lord inglese in vacanza da quelle parti volò via una bombetta, che finì proprio sul capo del povero Camilo, ridandogli l’equilibrio. Il fenicottero, così, riuscì per un pelo a evitare di spiaccicarsi contro un palo della luce. Il lord non si accorse di nulla finché la moglie non esclamò: -George!Dov’è finito tuo cappello?!- Il lord, pover’uomo, assorto nei suoi pensieri, fu scosso dalla voce stridula della moglie e finì dritto in un tombino.
Camilo, ancora col cuore in gola per lo spavento, riprese quota senza fermarsi.
Devo dar retta a mamma e papà, quando mi danno un consiglio!, si ripromise Camilo. Mentre passava davanti a un edificio, il fenicottero fortunato si guardò nel riflesso delle finestre. Che bombetta fantastica!Come mi sta bene!, pensò, Deve essere un segno del destino!Ho deciso!Per festeggiare, d’ora in poi mi chiamerò George, come il lord inglese!
Non si poteva certo dire che Camilo-George non fosse grato alla vita anche per le piccole cose. Da quel giorno, la bombetta stette sempre sulla testolina del fenicottero, come portafortuna. Inoltre tutti si dovettero abituare a chiamarlo con il nuovo nome, dal momento che il fenicottero volontariamente non si girava più quando lo chiamavano “Camilo!”.
La mamma di George riportò alla realtà il fenicottero sognante:
– “Svelto, George!Aiuta i tuoi fratelli a pescare qualche gamberetto!E ricordati di pulirti il piumaggio per la Festa dell’Arrivo di questa sera!Chissà che tu non incontri finalmente una bella fenicotterina!Di buona famiglia, mi raccomando!”, Juanita gli diede un paio di sbuffettoni affettuosi con le sue grassocce ali rosa.
George, un po’ scocciato, si affrettò a ubbidire. Stette molto tempo ad aiutare i fratellini a mangiare plancton e gamberetti. Dopo aver riportato i piccoli fenicotteri dalla mamma, George si allontanò un po’ per riprendersi dalla stanchezza del viaggio e darsi una ripulita. Mentre si specchiava nell’acquitrino, tutto attento a non lasciare sporca nemmeno una piuma, e domandandosi se davvero avrebbe fatto amicizie nuove, sentì qualcuno rivolgersi a lui.
– “Marcelo?”
George si voltò di scatto. Il dolce verso apparteneva a un airone bianco come la neve, contornato da eleganti piume nere. Il becco era molto raffinato e affusolato.
– “Oh!Mi scusi!Credevo fosse mio cugino!”, cinguettò l’airone.
George rispose, o meglio tentò di rispondere. Era così ammaliato dalla bellezza dell’airone che tutto ciò che riuscì a dire era solo una serie di suoni balbettanti:
– “N-no, i-infatti sono tuo cugino!Cioè n-no!V-volevo dire, io m-mi chiamo George!”
‘Che stupido!’, disse George tra sé e sé.
L’airone sorrise in tutto il suo candore.
– “Non riesco a trovare mio cugino Marcelo da nessuna parte!Oggi è il suo compleanno e vorrei fargli gli auguri!Non lo vedo da tantissimo tempo!Potresti aiutarmi?”
– “C-certo!Marcelo è mio amico!Si trova laggiù, vicino al canneto!”, finalmente George si era un po’ calmato e non balbettava più come prima. Diete un colpetto alla bombetta per ridarsi un tono.
– “Grazie!Oh, ma che bel cappello!”, osservò l’airone.
– “È una bombetta!”, replicò George, pavoneggiandosi un po’. Era orgoglioso del suo copricapo, specialmente quando qualcuno lo notava.
– “Oh!Non mi sono presentata!Che maleducata!Io sono Yen, vengo dal Mar Giallo della Cina, ma ormai vivo qui da tantissimo tempo!”
– “Immagino!”, osservò George, guardandosi intorno, “Questo posto è magnifico!”
– “Allora, George, piacere di averti conosciuto!”, l’airone sorrise di nuovo e svolazzò via.
Il pennuto rosa restò solo. ‘Che sciocco!’, si ripeté il fenicottero, ‘Ho dimenticato di chiederle di incontrarci alla festa di stasera!Proprio ora che avevo fatto una nuova conoscenza!’
George si sistemava il cappello specchiandosi nell’acqua. I suoi pensieri e il suo sguardo scorrevano lungo il piumaggio. ‘Ma cosa ci vado a fare alla Festa dell’Arrivo?Non sono nemmeno capace di pronunciare una frase completa senza inciampare nella mia stessa lingua!’.
Il fenicottero si avvicinò allo specchio d’acqua e passò a scrutarsi il becco arcuato e lucido. Alla fine, si drizzò e in un sospiro profondo decise di non partecipare ai festeggiamenti. Tanto, chi si sarebbe mai accorto della sua assenza?

La sera era ormai giunta. Il cielo regalava le stelle più belle e la luna colorava d’argento il vasto acquitrino. La costa era tutta illuminata di lucciole e gremita di fenicotteri e altre varietà di uccelli. C’era parecchio fermento, la Festa dell’Arrivo era ormai iniziata. Si intonavano canti e si agitavano i giunchi delle canne per creare il ritmo giusto. Alcuni fenicotteri assaporavano antipasti di gamberetti in salsa di plancton e alghe, altri danzavano sul bagnasciuga. George osservava la scena in disparte, lontano dalla folla. Nonostante avesse deciso di non partecipare alla festa, al fenicottero piaceva molto ascoltare i suoi amici suonare. Così, se ne stava appollaiato su un alberello, all’inizio della spiaggia. Il fenicottero si sistemò il papillon che mamma Juanita lo aveva costretto a indossare. Era molto bello, fatto di eleganti alghe cangianti essiccate al sole, anche se un po’ fastidioso. Il fenicottero nel complesso poteva proprio dirsi carino. Peccato che fosse l’unico a non saperlo.

La Festa dell’Arrivo era giunta al culmine del divertimento. Tutti ballavano a ritmi sfrenati e bevevano un po’ troppo plancton fermentato. Insomma, l’atmosfera era davvero molto concitata. Tuttavia come tutte le cose belle e brutte, il tempo trascorse in fretta e la musica lasciava il passo a melodie più lente, accompagnando la festa verso il suo termine.
Il piccolo pennuto rosa si era quasi assopito alle note di una dolce melodia, quando, all’improvviso, un bel fenicottero grassoccio, un po’ distratto e ubriaco di plancton, urtò l’alberello su cui George era appollaiato. Il nostro sfortunato amico capitombolò a terra, facendo un bel tonfo.
– “Ohi, ohi!”, esclamò George.
– “Oh, shhhhcusa amigo…”, biascicò il fenicottero grassottello, “Eeeccoti qui il tuo cappello!”, il fenicottero ubriaco schiacciò una manciata di foglie sulla testolina di George, gli diede un paio di pacche e se ne andò via barcollando.
George si rialzò e fece per rimettersi a posto il cappello quando…Non trovò niente!Le foglie caddero dalla sua testa e al loro posto non c’era altro. L’urto e la caduta dall’albero aveva fatto balzare via la bombetta fortunata di George. Il fenicottero, preso dal panico, cominciò a muoversi sgraziato a destra e a manca, cercando alla rinfusa tra la sabbia, sui rami dell’alberello e tra gli arbusti poco distanti. George arrivò addirittura fino al centro della pista da ballo, senza accorgersi che vi erano ancora delle coppiette che danzavano. Era così preoccupato di trovare il suo cappello che andò a sbattere contro alcuni ballerini e capitombolò a terra tra le risa generali. Il fenicottero col papillon si rialzò imbarazzato e si allontanò dalla festa continuando a guardare sotto, sopra, di lato, insomma ovunque, senza trovare niente. La paura di aver perso per sempre il cappello portafortuna s’impadronì del nostro povero amico.
La festa giunse al termine. Molti fenicotteri erano andati a dormire e anche gli amici musicisti di George erano ormai andati via.
Intanto il nostro povero amico era davvero affranto. Era stanco, senza bombetta e solo. Si decise di riappollaiarsi sull’alberello, con il becco mogio mogio, a fissare l’aqua che accarezzava la spiaggia.
– “Ciao!”, esclamò una voce gentile, ma squillante.
George, colto di sorpresa, fece un grande balzo all’indietro: non aveva sentito nessuno avvicinarsi, tanto era preso dalla sua tristezza. Che sorpresa: era Yen!
Yen ridacchiò, guardando l’espressione del fenicottero, a metà tra la sconsolazione e la contentezza.
-”Devi aver perso qualcosa!” – disse Yen.
– “E tu come lo sai?”, domandò sorpreso George.
L’airone tirò fuori la bombetta da sotto un’ala.
– “Si può dimenticare un cappello così?”, sorrise ammiccante Yen.
George non poteva credere ai suoi occhi. La tristezza sparì in un baleno.
– “Grazie!Grazie!”, urlò rincuorato il fenicottero, abbracciando entusiasta l’airone.
– “Ma come hai fatto a trovarla?”, chiese incuriosito.
– “Ero alla Festa dell’Arrivo a festeggiare Marcelo mio cugino, quando, poco lontano da me, ho visto qualcosa che saltellava in maniera strana e per curiosità sono andata a vedere!Ho visto che la tua bombetta rotolava via e l’ho afferrata al volo!Però non ti ho visto!Ci ho messo davvero un’eternità a trovarti!Di notte, voi fenicotteri mi sembrate tutti uguali!Per fortuna che hai il papillon!”, rise l’airone. Anche George rise, ringraziando tra sé e sé mamma Juanita.
– “Grazie dal profondo del cuore, Yen!Per me questa bombetta è davvero molto importante!”
– “Perché?”
– “Una volta ho rischiato di fare una brutta fine volando basso durante la Grande Migrazione. Mi ricorda quanto sono stato fortunato.”
– “Capisco bene…”, sorrise Yen.
Seguì un sereno silenzio. George e Yen si misero a guardare il paesaggio. Si poteva ancora respirare l’atmosfera della Festa dell’Arrivo: c’era ancora una manciata di lucciole svolazzanti, le onde bagnavano lentamente la sabbia e quasi non c’era vento.
– “Che belle stelle!”, osservò Yen.
– “È vero!La Natura sa regalare cose meravigliose!”, rispose George guardando l’airone, che arrossì un po’. Poi tutti e due stettero a lungo sulla riva dell’acquitrino ad ammirare il cielo.
Fu così che nacque l’amicizia tra un airone sempre sorridente e un fenicottero “chiccoso”.