Il fantasma di Sirmione: cuore per cuore, anima per anima

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“Amore? Mio Amore? Dve sei? Perchè non ti vedo?”

Le stanze che mi circondano sembrano tutte uguali.

Percorro i corridoi, urlo il suo nome.

“Arice? Arice dove sei?”

Finalmente ti ho raggiunto, finalmente posso riabbracciarti, scringerti e confortarti tra le ombre del nostro castello…ma non ti trovo.

Non capisco perchè da tempo faccia così freddo.

Tempo addietro avrei giurato, che se mi fossi scontrato con le correnti d’aria a cui non riuscivo a porvi rimedio, qualcosa potevo sentire…ora è tutto così freddo, che non riesco a distinguere nulla…

“Dove sei mia amata?”

Sono stato così stupido da non arrivare in tempo? Davvero vuoi che io sconti le pene per qualcosa a cui dovevo fare più attenzione?

“Mi accusi? Mi odi? Per questo il mio amore per te non è più abbastanza? Per questo ti nascondi da me?”

Non trovo pace, non troverò mai pace.

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“Ebengardo amore mio! Sono così felice quando sto con te.”
“Mia cara Arice, sai che non vi è gioia più bella che averti stretta tra le mie braccia?”
“Cosa dovrei fare io senza di te? E’ poco che siamo sposati e siamo così giovani…ma ti amo così tanto…”

Dalla porta del castello, dietro la quale un’interminabile tempesta incuteva timore anche al più abile dei cavalieri, si alzarono tre colpi…Qualcuno bussava.

Non era la prima volta che alla loro porta si presentava qualcuno bisognoso di aiuto…e non era la prima volta che i padroni del castello accorrevano in soccorso di chi aveva bisogno.

Si gettarono sulle spalle due presanti cappe e diedero ordine ai servi di aprire il grande portone che dava sull’ingresso.

“Vieni cara, andiamo a vedere chi è”

Quando aprirono il portone, al loro cospetto si presentò un alto cavaliere dallo sguardo di tenebra.

Non sfuggì ai suoi occhi la bellezza della ragazza, a lungo la fissò, e il suo sguardo si incupì nel osservare che le sue dita erano incrociate a quelle della mano di un altro uomo.

Parlò lei…

“Salve, le serve aiuto? E’ giorni e giorni che piove e di sera le strade diventano pericolose…venite, entrate, vi serve un rifugio per la notte forse?”

Si poteva percepire un certo imbarazzo e con voce tenera, guardandola negli occhi rispose…

“Il mio nome è Ser Elalberto, marchese di Feltrino, e chiedo voi un letto caldo e l’ospitalità per la notte, in quanto il mio cavallo è affaticato troppo per arrivare più in là”

Ebengardo osservando come l’uomo guardava la sua novella sposina si accigliò.

“Sicuro, abbiamo abbastanza posto per ospirate anche voi. Uno dei nostri servi le mostrerà la stanza”

Tanto tempo fa tra i cavalieri esisteva un codice d’onore…ma non fu il caso di quella notte piovosa…colui che ospitarono di onore non aveva neanche una punta nell’ultima parte dei suoi capelli.

Quella notte il nuovo arrivato, pulito e lustrato, si nascose in corridoio a osservare ciò che più al mondo desiderava.

Un attimo gli era bastato per invaghirsi della bella ragazza del castello. La vide mentre dava la buona notte al suo amato con un bacio, lui desiderava quel bacio, il bacio doveva essere suo.

Vide Arice entrare in una stanza e aspettato quel poco che bastava perchè lei si addormentasse(cosa che sapeva dal fatto che nessun rumore si era più levato) aprì lentamente la porta ed entrò nella stanza.

Ma, anche se d’amore si era ammalato al primo sguardo, non poteva conoscerla e non poteva sapere che ogni volta che lei si addormentava da sola…aveva un qualcosa che scattava e la faceva svegliare, così da riaddormentarsi successivamente tra le braccia del proprio marito.

Ma quando questa si svegliò e vide che non era il marito colui che era nella sua stanza, ma bensì il nuovo arrivato si buttò versola porta per urlare e chiedere aiuto ai servitori e al marito.

Elalberto fu più veloce di lei, l’afferrò e la strattonò e vedendo che lei continuava a rivoltarsi e a non volerlo aver vicino, afferrò il pugnale e la uccise…

“Ricordo….Arice io ricordo…arrivai troppo tardi, arrivai per vedere te giacere ai suoi piedi in una pozza di sangue…mi ricordo di aver estratto la mia spada e di avergli trafitto il cuore…cuore per cuore dissi, anima per anima…”

Si dice che nelle stanze del castello di Sirmione il fantasma di Ebengardo vaghi tra camera e camera, da muro a muro, alla ricerca della sua amata…Arice uccisa da Elalberto, in quella notte di tuoni e fulmini.

Cosa abbia spento l’umanità dell’amato fino a ucciderlo e a costringerlo a vagare senza pace, non è certo….ma lui vaga in eterno per ricongiungersi all’amore che gli fu strappato.

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E questa è la leggenda del castello di Sirmione! Qualcuno di voi la consoceva?

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