Il diario

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Il Diario

Di Maria Rosa Oneto

Non c’era più fiato, nei giardini, storditi dal vento. Strane creature, senza forma, vagavano insieme a pietruzze e foglie ormai prive di consistenza. Una polvere variopinta, ricopriva le panchine deserte e quel viale, senza risorse, che pareva un dipinto, cesellato dalla morte.
Di tanto in tanto, il volo di un passerotto impenitente, arrivava per posarsi da “padrone” su qualche ramo, indolenzito dal gelo. Poi, subito ripartiva, guardandosi attorno con aria smarrita. Forse, aveva perso i propri compagni di volo e cercava in ogni modo di raggiungerli. La solitudine che lì regnava, aveva il sapore della noia, della mancanza di emozioni, di lunghe ore perse nell’inutile cernita dei pensieri.

Paolo, sovente arrivava con il suo passo zoppicante, con indosso un vecchio pastrano rovinato dalle tarme e dall’odore di naftalina e un bastone alla buona su cui poggiarsi. I radi capelli bianchi, che uscivano di sbieco da un cappellaccio stantio, gli conferivano un impronta da poeta o da pittore, senza quattrini. Restava seduto per alcune ore, senza mai alzare la testa e c’è chi dice che sovente piangesse.

Il giorno che lo incontrai, di primo pomeriggio in un accenno di sole che pareva moribondo, mi fermai a scambiare quattro chiacchiere. Sul viso smagrito, troneggiavano due occhi di un azzurro intenso e anche la voce, sembrava un’armonia, rubata al cielo. Parlammo, del più e del meno, del tempo, della situazione sociale, del passato e di quello che sarebbe accaduto. Non gli feci domande personali per non metterlo in imbarazzo e lasciare al suo cuore, la possibilità di parlare. Ci salutammo, che iniziava ad imbrunire e andando verso casa, mi restò addosso qualcosa di misterioso e una strana malinconia. Trascorsero alcuni giorni quando decisi di rifare lo stesso percorso con l’intenzione di ritrovarlo ancora seduto su quella panchina.
Ma, lui non c’era e al suo posto trovai un libro, una sorta di diario. Incuriosita, iniziai a sfogliarlo e capii che lo aveva lasciato lì per me. “Marica, quando leggerai questo diario, significherà, che me ne sono andato per sempre! Non ti crucciare per me e stai serena.

Finalmente sono nella pace e da Lassù, potrò proteggerti ed aiutarti come ogni Angelo del Signore sa fare. Dio Ti Benedica! Non sarai, mai più sola e pioveranno Grazie sulla tua giovine vita in grande quantità!”
Con affetto Paolo!