Il Confine dei Giorni, un romanzo di una famiglia Italo-Americana

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La vita può iniziare anche nel giorno in cui festeggi il compleanno degli ottanta anni. Sono tanti per la vita di un uomo se messi uno accanto all’altro, ma è anche un età in cui si possono soddisfare i dolci pensieri di tutta una vita, di quell’Italia lontana ma sempre nel cuore e negli affetti dei tuoi genitori, che emigrano per bisogno e per questo ti fecero nascere lì, in America.

Era arrivato il momento di tornare al paese, incontrare i parenti, le strade, le piazze, i monumenti, la cucina e tutta la meraviglia solo immaginata dai racconti dei propri genitori. Alcuni viaggi stravolgono le emozioni e la geografia del cuore.

Luigi Fogliano nasce a Filadelfia da genitori salernitani emigrati adolescenti negli Stati Uniti ai primi del Novecento. Contabile in pensione e vedovo, alla vigilia degli ottant’anni decide di affrontare il fantasma delle proprie origini intraprendendo il viaggio in Italia sempre rimandato.

Lo accompagnerà una nipote e, incontrato il cugino coetaneo, apprenderà notizie mai giunte in America vive nella memoria familiare. Fra queste s’impossessa di una verità amara: la ragione sempre nascostagli della partenza dal molo di Napoli dei propri genitori.

“Il confine dei giorni” è un romanzo sull’emigrazione e sul sogno americano, ma è soprattutto un tentativo di raccontare la senilità, la famiglia e l’amore domestico attraverso la narrazione del senso della vita e del sacrificio del vivere come condizione di appartenenza al mondo.

Le anime sul ponte e nella stiva della nave che stava portando i suoi genitori che stringevano i denti e pensavano che questa sofferenza era ricompensata nel prezzo da pagare per raggiungere la terra sognata quell’America tanto agognata e sognata. Sulla nave che portò i genitori di Luigi in America erano pochi i viaggiatori di prima e seconda classe. Il carico umano era convogliato negli alloggiamenti collettivi e popolari di terza classe.

Gli ambienti riservati agli emigranti costringevano a condizioni di vita precarie, con un’igiene approssimativa, una promiscuità disumana. Luigi scoprirà poi con il viaggio in Italia i veri motivi del viaggio dei suoi genitori negli Stati Uniti. Il motivo drammatico era dovuto alla reazione istintiva perpetrata ai danni di un bruto che aveva violentato sua sorella disabile, aveva solo sedici anni suo padre e doveva scappare, non era il bisogno che lo portava in America ma per sfuggire alla giustizia ed alla faida familiare che si poteva scatenare.

Luigi scoprì inoltre nel suo viaggio in Italia, che nelle premesse doveva essere un sogno ad occhi aperti, che il padre morì 44 anni dopo di morte violenta a causa appunto di una vendetta familiare.

La nave come sempre arrivò a Ellis Island, un isolotto di fronte a Manhattan nella baia naturale in cui è situato il porto di New York, con la statua della libertà che guardava in ben altra direzione, indifferente della sorte e delle emozioni e del carico umano che la nave trasportava.

L’Isola delle lacrime, come sarebbe stata poi denominata Ellis Island, dal poeta francese Georges Perec, era la più grande stazione di smistamento degli immigrati. Il governo americano usava metodi ferrei e disumani per controllare il flusso migratorio.

Nel romanzo Il confine  dei giorni, di Alessandro Faino i due cugini ottantenni ripercorrono la loro vita, che rappresenta la saga di un intera famiglia del Sud.

Un libro che magistralmente Alessandro Faino racconta come sempre con leggerezza anche affrontando temi duri legati alla senilità, in un romanzo che racconta l’epopea di una famiglia Italo-Americana e cosa voleva dire essere un emigrante ed i segreti inconfessabili di certe scelte.

” Ora che il passato ha smesso di perseguitarti come un oceano tempestoso potrai abbracciare la vita che ti resta, e con il mare dentro al cuore ritrovare il confine dei giorni “.

Raimondo Rodia