Il castello di Noha con il suo giardino di Delizia.

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Giardino e Castello di Noha

Sono entrato tempo fa nel giardino del castello baronale di Noha, dove tra pochi giorni si svolgerà il Presepe vivente, son riuscito a penetrare all’interno da una porta accanto alle conosciutissime ” casiceddhe ”, forzata alcuni giorni prima dagli ambulanti della festa patronale di Noha. Mi sono ritrovato immerso nel giardino, un agrumeto che insieme alle vasche, i resti di quello che era un fontanile, le colonne seminate a terra, che una volta sostenevano il pergolato e la visibile ” Casa Rossa ” amche da qui, posta ormai fuori dal giardino dopo la costruzione della strada che anni fa di fatto, a separato la casa Rossa, splendido esempio di coffè house in stile liberty, dal resto del giardino. Sicuramente questo ci fa pensare ad un cosidetto giardino di delizia, luogo del quiete vivere, dove si rilassavano i signori.

Torre Noha dal basso

A partire dagli inizi del 1700, vi fu una riorganizzazione dell’habitat rurale che si concretizzò nella realizzazione di aristocratiche residenze campestri usate dalla nobiltà per trascorrere lunghi periodi di villeggiatura, quindi ville, casine e casini caratterizzarono il paesaggio. Il fattore comune è l’esaltazione del giardino chiuso, interpretazione poetica del tipico giardino all’italiana, dove l’elemento naturale e l’elemento artistico si combinano per creare sorprendenti scenografie, pozzi monumentali, fantasiosi padiglioni con pergolati, raffinati sedili in pietra, riposanti ed accoglienti coffee-house, geometriche intersezioni di vialetti, dove comunque il pozzo è il monumento principale. Poi come attirati da una calamita, mi sono trovato lì, dove il ponte in pietra della torre trecentesca gira ad est. Questa torre di avvistamento posta su di un promontorio ed alta più di dieci metri controllava il passaggio della cosidetta ” Via Reale ” che tagliava da est ad ovest dall’Adriatico allo Ionio il territorio, mentre sempre a vista correva la strada Pietrina, che oggi sarebbe la vicinale di S. Vito, che incrociava la Via Reale proprio all’altezza del cippo dove una volta si trovava il masso di S. Pietro, oggi posto nella chiesa madre di Galatina per volere del vescovo di Otranto Gabriele Adarso de Santader nel 1665. Oggi a ricordare il luogo, vi è la scritta latina che racconta ” Qui Riposò le stanche membra l’apostolo Pietro ” incastrata in un edicola votiva malmessa.

Ma torniamo alla torre, sicuramente un mastio ( maschio ) del vecchio castello nella parte inferiore di esso c’è un passaggio sotteraneo che collega la torre al palazzo baronale, ostruito da materiale edile, mattoni posti appositamente a chiudere il passaggio. Che dire poi del dipinto a fresco che raffigura un cavaliere a cavallo in una radura ed intorno si intravedono gli alberi di una foresta intricata e magica. Con questo mio scritto vorrei lanciare un appello alla conservazione dei beni culturali, affinchè anche le future generazioni possano godere di quello che abbiamo visto noi, magari che si interroghino sulla presenza del folletto nel frantoio ipogeo, che godano della vista della Trozza un pozzo antico che conserva ancora la scritta in latino ” Disseto e non mi esaurisco ” da un lato e la firma del fautore dell’impresa un significativo H. C. appuntato per ricordare ( Horatio Congedo ). Orazio Congedo, avvocato ed amministratore per più di trenta anni del vecchio ospedale di Galatina. Conserviamo e tramandiamo le nostre tradizioni ai posteri, ma facciamolo con amore.

Castello di Noha

Raimondo Rodia