Il Canto del Jullare

0
816

Passavano veloci i giorni… e nel silenzio della sua anima, il rumore del passato era ancora vivo e presente.

Ogni volta che si guardava allo specchio, lei la vedeva.. quell’indelebile lacrima nera che le solcava il viso e cadeva sulla punta perfetta della bocca e di quel maledetto sorriso dipinto come una fedele maschera che per tanto, troppo tempo aveva ingannato tutti, anche se stessa.

Sarebbe uscita di li, ancora una volta, da sola e a testa alta… sarebbe uscita di li… perchA? quello che per troppo tempo fu il suo pianto… ora… era un canto.

Il Canto del Jullare….

sara1

…fogli bianchi recuperati qua e la.. dove scrivere confusi i pensieri.. dove scrivere come una liberatoria catarsi quello che dentro urlava come una lacerante e dolorosa ferita ancora aperta… la carta non avrebbe giudicato, ne punito ne tradito… sentirsi nudi e impotenti… come cibo da divorare su di una tavola imbandita.

Avrebbe scritto la sua storia Sara… avrei scritto la mia storia attraverso di lei… fino a decidere di mettermi a nudo di mia iniziativa su questa tavola.

E cosi’ giunto il momento di raccontarvi una storia, scriverla cosi’ come viene… la mia storia.

Ma che dico, questa non e solo la mia… ormai ci siamo dentro, questa e la storia di tutti!!!

prison2

Non ho mai avuto paura di dire che amo… di abbracciare… di urlare… di dire ciò che penso, di ribellarmi a costo di andare controcorrente …

ma un giorno improvvisamente cominciai ad essere stanca, tanto stanca della mia esistenza… cominciai a sentirmi sola, terribilmente sola… cominciai a sentirmi sbagliata, irrimediabilmente sbagliata…

troppa, brutta, grossa, grassa, goffa, incapace, ingombrante, fastidiosa…nsomma…di troppo!!

Tutto quello che era il mio sorriso e la mia vitalità, improvvisamente si spensero, improvvisamente cominciai ad avere paura di ogni cosa…di ciò che ero e di ciò che sentivo, delle persone e degli affetti, di ogni cosa mi circondasse sentendomi estranea anche a me stessa senza via di uscita.

Improvvisamente…cominciai ad avere paura di vivere!

limite1

Non ricordo di essere mai stata una bambina felice, anche se, una cosa che ricordo con piacere nostalgia e curiosità, e quando mamma e papa’ mi raccontavano la volta che fui ricoverata in ospedale a soli 3 anni, e venni soprannominata : ”la bambina che sorride sempre”!!

Non ricordo purtroppo questa cosa ma era piacevole sentirmela dire e immaginarmi con il sorriso, quel sorriso che appartiene hai bambini spensierati e felici.

Ciò che invece ricordo bene nella mia vita purtroppo, sono gli ospedali… i continui ospedali.

A 3 anni fui ricoverata per asma… curioso no… a soli 3 anni… mi mancava l’aria!!! Non sono mai stata una persona malata… tutt’altro… ma il mio disagio interiore si sprigionava sempre in qualcosa di fisico mutandosi man mano che crescevo.

L’asma, il cambiarmi continuamente di abiti perché li sentivo ”sporchi” e ”scomodi” e irritavano la mia pelle, il lavarmi ossessivamente le mani sino a farle sanguinare ed essere costretta ad usare guanti tutto il giorno per essermi tolta le protezioni dalla pelle… poi.. crescendo… il rifiuto del cibo e di seguito l’abuso… l’abuso di sostanze… l’auto abuso di me stessa facendomi del male in ogni modo che potessi, per punirmi, per purificarmi, per espiare peccati e colpe che in verità,… non avevo mai commesso.

Non sapevo cosa stesse succedendo, ne conoscevo modo per proteggermi o trascinarmi in salvo.

Ero molto giovane e mi sentivo sola, fragile e persa.

Non so bene come tutto ebbe inizio, ma arrivai al limite, e quello… fu l’inizio di tutto.

4bis

Scrivevo storie per creare una realtà diversa da quella che mi circondava, sognavo una vita differente per non dimenticarmi di essere viva, mi sentivo sola a recitare una parte che non avevo scelto nel teatro della vita.

Desideravo solo essere libera, un animale da circo chiuso e castigato in gabbia. Sapevo bene che la fuori c’era il sole, il vento che mi avrebbe accarezzato la pelle, il profumo del mare che mi avrebbe inebriato nei momenti più vuoti…

Ero viva, non dovevo dimenticarlo, desideravo solo che le mille vocine confuse nella mi testa e il male insopportabile che sentivo terminassero.

pianto

Non era per me, piccola ribelle peccatrice l’adorazione sacra di altari e di dei.

Bisogna essere pieni di umiltà, sottomissione…. bisogna essere folli e silenziosi, e con il capo chino purificare la propria anima, consacrare lo spirito.

Tutto ciò appartiene alle vergini, agli asceti, e a coloro che con santa castitAi?? hanno protetto il loro cuore e il loro corpo, e lo spirito dai piaceri.

Ma io… non potevo rinunciare alla vita, desideravo sentire sotto il mio palato il gusto delle cose, dolce o amaro che fosse… miele e fiele sarebbero stati Ai??i benvenuti.

Come allora oggi, voglio fiutare il dolce o aspro odore…immergere corpo e sensi in ogni cosa che la vita ha da darmi…

Bisogna essere pieni di vergogna pazzi, artisti, per scegliere la dolorosa strada delle tentazioni e del peccato, per non sapere per non potere,rinunciare al desiderio e alla voluttà.

Lieve sospiro…mi inginocchio e tra le fiamme punitrici dell’inferno chiedo perdono a Dio per il troppo amare questo imperfetto mondo.

sbuffo1

Succede quando la luce del sole A? ormai fioca all’orizzonte ed un altro giorno è destinato a finire, a perderne le sue calde labbra che con passione baciano la terra, ed è su questa melodica canzone stancante che ci copriamo il volto con le mani, dalla disperazione e le incertezze che cadono come pioggia, il mantello della notte ci nasconde e giochiamo a fare ghirlande con le stelle…

Un Silenzioso rumore di lenti passi e strisce di nebbia destinate a scomparire.

Voci nella notte.

Grida nei sogni più remoti, che più non appartengono alle nostre membra stanche, alle nostre bramose aspirazioni, a noi spettri silenziosi, inconsapevoli, feriti e troppo orgogliosi.

chiaccheraFoto e testo di Honi Ramona Ruina. Diritti riservati