Ignazio La Russa 50 anni dopo, dal palco di un comizio a Milano alla Presidenza del Senato

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Nel giorno in cui si elegge la seconda carica dello stato, vale a dire la presidenza del Senato della Repubblica Italiana grazie al voto dei colleghi senatori, Ignazio La Russa raggiunge l’obiettivo alla prima votazione.

Incredibile come un film scritto e diretto e poi distribuito proprio a partire dal 19 ottobre del 1972, ben 10 lustri fa, possa raccontare in anticipo vizi e parabole e scelga di impressionare nella pellicola un protagonista della vita politica di oggi.

Ignazio La Russa protagonista suo malgrado di alcune riprese fatte dal vivo durante una dimostrazione politica di quegli anni roventi, non a caso poi denominati ” anni di piombo “. Il film dal titolo indovinato ” Sbatti il Mostro in prima Pagina ” mostra un comizio a Milano della maggioranza silenziosa, un comitato anticomunista a cui aderivano esponenti democristiani, missini, liberali e monarchici.

L’oratore è un giovane Ignazio La Russa ( vedi filmato Youtube postato ). Il film prevedeva nel progetto originale la regia di Sergio Donati, autore della storia e di parte della sceneggiatura, che rinunciò per dissidi col protagonista del film l’attore Gian Maria Volontè.

Ecco la trama del film, a Milano una studentessa liceale viene violentata e uccisa. Il redattore capo di un grande quotidiano indipendente scatena una campagna contro un extraparlamentare di sinistra accusandolo del delitto. Il redattore capo di questo quotidiano ( profeticamente ” Il Giornale ” che in effetti nascerà qualche anno dopo diretto da Indro Montanelli ) strumentalizza un delitto sessuale per screditare la sinistra extraparlamentare nella Milano dopo la bomba di piazza Fontana e i funerali di Feltrinelli.

Diretto poi in seconda battuta da Marco Bellocchio che insieme a Donati e Fofi scrissero anche la sceneggiatura di un film di cruda denuncia dei rapporti socio-politico-culturali del tempo, facendo capire il modus operandi su cui si fonda la gestione dei mass-media, opportunamente mediata da chi li finanzia.

Si prende spunto da una vicenda di cronaca nera, ossia la morte di una studentessa di buona famiglia, uccisa dopo aver subito uno stupro. Acquisita la notizia, il terribile capo redattore del ” Giornale ” ( nome scelto dal regista non certo a caso) Giancarlo Bizanti, interpretato da un ineguagliabile Gian Maria Volontè, dopo essersi consultato con l’industriale Ing. Montelli ( Steiner doppiato magistralmente da un giovane Gigi Proietti) finanziatore della testata e deus ex machina in ombra dell’estrema destra, decide di usare le informazioni in suo possesso a fini politici, data l’imminenza delle elezioni politiche ed il clima arroventato in cui si sta svolgendo in quel momento la campagna elettorale.

Il film mette in evidenza gli stretti legami fra stampa, politica e forze dell’ordine, raccontando come un importante giornale possa manipolare l’informazione pubblica e lo svolgersi delle stesse vicende, per cercare di indurre una precisa reazione nell’elettorato. La storia dell’omicidio della studentessa ricorda una vicenda che occupò realmente per mesi le prime pagine dei giornali dell’epoca. Si tratta del caso di Milena Sutter, studentessa modello appartenente ad una famiglia della buona società genovese, che fu uccisa in circostanze simili a quelle narrate dal film.

Insomma 50 anni dopo ci ritroviamo ancora qui, senza che nulla sia cambiato e chi allora chiosando in ultimo un viva l’Italia, spinge alla lotta contro i comunisti, magari oggi di nuovo risuonerà quel ” Viva l’Italia ” nella camera del Senato di palazzo Madama dallo scranno più alto di Presidente del Senato ma avrà di sicuro un altro significato politico e morale.

Raimondo Rodia