I vecchi sanno scegliere il pane

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I vecchi sanno che il pane va trattato bene,
per questo comprano solo il minimo indispensabile, né troppo né troppo poco; due pagnotte ben cotte per pranzo ed uno sfilatino con il sesamo per cena, oppure una ciabatta morbida e una rosetta o ancora tre bocconcini e un’ integrale.
 
Mentre aspettano il loro turno scavalcano con lo sguardo il panettiere e iniziano a studiare quelle piccole opere d’arte,  esposte quando ancora il sole si nascondeva dietro l’orizzonte,con tanta cura da ricordare una collezione  di piccole sculture nate dal sale, dal lievito e dalla farina.
 
Cercano con attenzione quel piccolo tesoro quotidiano perché sanno di non poter tornare indietro dopo averlo pagato dicendo:
 
– buongiorno guardi l ho assaggiato buono per carità, ma sa cosa ne avrei voluto uno meno salato, non è che me lo cambia per favore?-
 
Per questo scelgono con attenzione.
Per questo e perché hanno imparato che al pane si porta rispetto.
 
Hanno capito che servono due mani per l’ impasto con una non si va lontano e che ci va energia, volontà, fatica ma sopratutto hanno capito che bisogna saper aspettare e che avere fretta porta a pessimi risultati.
 
La fretta rovina tutto, per questo di solito il pane lo si fa di notte…
 
I vecchi hanno compreso perfettamente il ciclo di vita del pane, sanno che deve riposare , che ha bisogno di tempo e di una temperatura costante, serve calore ma nella giusta quantità perché l’impasto potrebbe crescere poco o bruciarsi.
Dopotutto è (quasi) tutto nelle mani del panettiere.
 
Solo quando tempo e pazienza si siedono al tavolo insieme il pane viene buono.
 
A quel punto dopo l attesa  viene il tempo per gustarne la fragranza e la genuinità, capaci di restituire l energia, riaccendere la volontà e cancellare la fatica.
Il profumo del pane riesce a farci sorridere, in qualsiasi momento della giornata, non è un caso questo i vecchi lo sanno.
 
Sanno che il pane è vita e che la vita è il pane più gustoso e leggero e forse solo di una cosa hanno paura, di essere arrivati al giorno dopo, quel giorno in cui non hai l’elasticità per dividerti in due perché ti sbricioleresti.
 
Per questo i vecchi al mattino si alzano presto.
Lo fanno per sentire  l’odore del pane.
 
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Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.