I tegliai di Montetiffi

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Le Teglie di Montetiffi sono un esempio di artigianato antico, di una tradizione artigianale fortemente legata alla terra di appartenenza: La Romagna.

Proprio quello che ci piace cercare e portare a conoscenza di chi ignora la presenza di queste chicche di artigianato antico. Il tutto nasce nella Valle dell’Uso, una terra al confine tra le province di Forlì e Cesena e quella di Pesaro e Urbino, lambendo quella di Rimini. Queste terre sono ricche di argille blu e rosse e sassi di calcite.

Non potrebbe chiedere altro chi conosce la ricetta per produrre un pezzo da novanta dell’artigianato antico romagnolo: La teglia, un testo in argilla adatto a cucinare sul fuoco la piada e non solo.

Da tempo immemore gli abitanti di quest’area lavorano l’argilla tanto da farla diventare una fonte di sostentamento importante. A testimonianza di ciò è risaputo di un antico documento protezionistico redatto da Sigismondo Malatesta, signore di Rimini nel 1527 che vietava l’importazione di manufatti e vasi di terracotta provenienti da altre zone, eccezion fatta per quelli provenienti da Montetiffi.

Si andò avanti fino alla fine del secolo scorso quando il problema che attanaglia tutto l’artigianato antico, ovvero la mancanza di prosecuzione del mestiere è giunto anche qui. L’abbandono delle tradizioni orali ( passate di padre in figlio ), stava per portare questo mestiere all’estinzione.

Ma due persone che menzioniamo Rossella Reali e Maurizio Camilleti nel 1998 decisero che non si poteva perdere una tradizione del genere.

Con dedizione e pazienza si misero ad imparare l’arte del tegliaio fino a diventare dei veri professionisti di questa tradizione.

Dopo Pierino Piscaglia

Montetiffi esportava teglie da Ravenna a Pesaro fino a 30 anni fa grazie alla famiglia Piscaglia che portava avanti la tradizione.

Il binonno di Piscaglia Pierino, detto “Gialdini” già faceva questo mestiere ed ebbe due figli che morirono entrambi tragicamente per questioni legati al mestiere.

Piscaglia Salvatore morì durante il ritorno da una spedizione di vendita nei dintorni, quando una bufera invernale lo sorprese nel 1941 e lo uccise.

Il tutto avvenne per una fatalità, perché lungo la strada aveva scambiato con un carraio la sua asina con un bell’esemplare che aveva notato sul percorso. 

Fu trovato dopo una settimana cadavere in un fosso ucciso dalla tormenta, avesse avuto la sua asina probabilmente avrebbe proseguito fino a destinazione e magari si sarebbe salvato.

Il fratello Giovanni era già morto 7 anni prima travolto da un ramo di un un albero che stava tagliando per rifornire di combustibile utile a produrre le teglie. Poco fortunati non c’è che dire.

Ma il  figlio di Giovanni, Antonio, padre di Pierino aveva già imparato il mestiere e così la tradizione proseguì con lui e Pierino. Questi però non ebbe figli.

Ma ecco Rossella Reali, la nipote, che assieme al marito, stufo del suo vecchio mestiere sono stati ben felici di farsi insegnare da Pierino il mestiere prima che smettesse.

Rosella Reali e Maurizio Camilleti, tegliai di Montetiffi

Con le 4 fasi della produzione, ovvero materia prima, fattura, essicatura, cottura imparate alla perfezione oggi i due sono ricercatissimi. Chi ha avuto la fortuna di visitarli sa di quanta abilità e pazienza occorra per produrre le teglie.

Il procedimento è lo stesso da secoli, cambia solo la dimensione, oggi si fanno più piccole essendo le famiglie meno numerose.

Le si usano per cuocere la piada soprattutto ma anche pane o pizza. Una bella storia.

L.D.

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