I misteri di San Cesario di Lecce e l’ordine cavalleresco segreto dei Lupi Mannari

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2001

Uno dei misteri più intriganti e meno conosciuti di Terra d’Otranto si sta per svelare a voi lettori, un misto di cavalleresco, religioso, miscelato con un pizzico di superstizione che non guasta mai. A ciò aggiungiamo un pizzico di animale totemico, meglio se spaventoso ed una parte della gnosi cristiana non svelata.

Questo mistero giace da secoli in una placido paese alle porte di Lecce, il suo nome San Cesario di Lecce ed il mistero in questione si trova all’interno di una chiesa dedicata all’evangelista Giovanni. E siccome l’intento nostro è quello di svelare i segreti nascosti ecco che troviamo già nel titolo della chiesa il primo riferimento misterico.

Nel Salento in età pagana forte era la presenza di culti legati a Giano Bifronte ( Ianus ), divinità romana le cui facce custodivano le entrate e le uscite dalle porte (ianuae) come succede nei momenti solstiziali nei quali il Sole prende un nuovo corso ad ogni attraversamento della Porta del Cancro (giugno) e della Porta del Capricorno (dicembre) che da sempre sono momenti di passaggio importanti.

Con il Cristianesimo, quando questo cominciò a sostituirsi all’antica religione pagana, alcuni culti vennero gradualmente cancellati, mentre quelli più persistenti come appunto Giano, furono sostituiti ed i due San Giovanni facevano proprio al caso per sostituire Giano, una figura doppia messa a presiedere le due porte solstiziali, con la sua doppia fronte che guarda al passato ed al futuro.

Questo perché è indispensabile tener conto degli insegnamenti del passato e dell’esperienza, per preparare l’umanità alle vie del progresso futuro. Così alle due festività solstiziali pagane subentrò la nuova liturgia in onore dei due Ioannes: il Battista il 24 giugno e l’Evangelista il 27 dicembre. A supporto della tesi del particolare bi-frontismo ripartito fra i due Giovanni, qualche autore addirittura sostiene che l’assonanza tra Ianus e Ioannes non sia casuale, ma il risultato di una deformazione del nome del vecchio nume.

Il Battista rappresenta il culmine del Sole, mentre l’Evangelista la quasi morte dell’astro. E’ l’eterno dualismo degli opposti che da sempre percorre la storia del pensiero filosofico fino ai nostri giorni.

Ma torniamo a San Cesario di Lecce per svelare il segreto del sarcofago del cavaliere, mistero che nessuno ha compreso, chi è e da dove proviene questo mitico cavaliere? Ad aumentare la suggestione la chiesa si trova in via Caponic, che rimanda ad un quartiere che nel corso della sua storia ha visto la presenza di slavi provenienti dai balcani.

Forse da qui proviene la storia che vi racconterò. Un tempo si diffuse la leggenda, per alcuni storia vera, di un gruppo di cavalieri che sotto la protezione di San Cristoforo combattevano la magia nera trasformandosi in feroci Lupi Mannari, mangiando spesso il malvagio cuore di chi con magie e stregonerie induceva altri individui in schiavitù.

Presto l’icona bizantina di San Cristoforo venne descritta in un corpo di cavaliere con la testa di cane. Ma siccome a loro volta un ordine settario e gnostico, che della magia costituiva le basi fondative ( la Rosa Blu ) iniziò a combattere i lupi mannari. La Rosa Blu grazie al potere magico ed all’influenza politica, fece in modo di far sparire le icone con il santo con la testa di cane simile pertanto ad Anubi, una divinità egizia, Dio della Mummificazione e dei Cimiteri, protettore delle necropoli e del mondo dei Morti.

In questo intreccio terribile tra bene e male nel territorio intorno al capoluogo Lecce nascono i cavalieri dell’ordine di San Cristoforo che combattono aspramente l’Ordine della Rosa Blu che sono invece dediti alla magia ed al sopruso.

Ognuno di questi cavalieri riusciva a combattere gli affiliati alla Rosa Blu grazie alla trasformazione in Licantropo che conferiva a loro forza e velocità d’azione. Il maestro dell’ordine di San Cristoforo seppellito in un sarcofago corrispondente ad un unico blocco di pietra leccese, escluso un buco al centro nella parte bassa del sepolcro stesso.

Il nostro maestro protetto da sigilli esoterici potenti, come il ” Centro Sacro ” con accanto un altro potente segnale come la ” Triplice Cinta ” ed una croce greca potenziata ed altri simboli nascosti apotropaici, dormiva il sonno eterno dei giusti.

La grandezza del maestro viene ricordata anche nell’acquasantiera con la doppia Croce di Lorena per ricordare le origini nobili del maestro dell’ordine di San Cristoforo.

Proprio accanto al bellissimo volto dell’uomo della Sindone che ci ricorda il luogo sacro in cui il cavaliere e maestro grazie ai suoi compagni doveva, anche dall’oltretomba, proteggere ed aiutare la causa dei lupi mannari, che combattono i cattivi dell’ordine della ” Rosa Blu ” che causano con il loro operare l’imbruttimento della società attraverso l’abominio, la schiavitù ed il potere magico.

Ma questo luogo protetto e nascosto venne profanato secoli dopo da alcuni membri dell’ordine della Rosa Blu che estraendo il sarcofago, avendo paura delle doti del gran maestro anche da trapassato, applicarono un buco nella parte finale per estrarre il cuore, unico organo non mummificato del nostro cavaliere-maestro ed un osso ricco di energia, parte finale di quello che non a caso noi chiamiamo ” osso sacro “.

Questo osso indistruttibile si chiama ” Luz ” si tratta di un osso dalla forma di una mandorla, posto alla base della colonna vertebrale e intorno al quale si formerà un nuovo corpo. Pensate che quest’osso sopravvive alla disintegrazione del corpo, dopo la sepoltura, ma potrebbe restare danneggiato in caso di cremazione.

Luz nella Bibbia è anche il luogo unto con l’olio celeste del patriarca Giacobbe e pertanto è indistruttibile, così come l’osso. Qui in sogno Giacobbe ebbe la visione della casa di Dio ( Beth El ) luogo terribile e spaventoso. La profanazione doveva interrompere con l’asportazione dell’ossicino sacro il rapporto tra il maestro anche se morto ed i suoi discepoli cavalieri ed uomini lupi.

Questo non avvenne, forte era la protezione esoterica della tomba e il gran Maestro sparì nel nulla lasciando nella chiesa di San Giovanni Evangelista un sepolcro vuoto come quello del Golgota. Un osso, dunque, che conserva la nostra linfa vitale, la nostra anima, il ricordo delle nostre esperienza passate.

Un osso che racchiude la nostra intera vita, o, stando alla leggenda, le nostre intere vite, tutte. Un osso che, grazie alla sua alchimia, permette all’anima di rinascere. Il prototipo dell’essere umano che rinasce da sé stesso, come la fenice dalle proprie ceneri. A San Cesario di Lecce continuano ogni tanto gli avvistamenti di Lupi Mannari, ecco infine un foglio di giornale del 1946 in cui si riporta l’avvistamento del lupo mannaro nelle contrade del paese, verità, superstizione, oppure uno scherzo di cattivo gusto?

Raimondo Rodia