I leoni di Sicilia

0
283

Stefania Auci
I leoni di Sicilia

Recensione a cura di Anna Cavestri 

Era il 1799 quando Paolo con sua moglie Giuseppina e Ignazio Florio si trasferiscono a Palermo da Bagnara Calabra, con sogni ed ambizioni di trasformare la loro vita da poco più che angusta a molto agiata, fino a trasformarsi in una delle più potenti famiglie dell’isola e non solo.

In quel momento la Sicilia, terra di continue conquiste, era sotto l’egemonia inglese, che in tempo di pace coi francesi rafforza la sua presenza nel mediterraneo e soprattutto in Sicilia, salvaguardando i propri interessi coloniali.
Grazie al commercio di spezie, soprattutto ad uso medicinale, i fratelli Florio aprono la loro aromateria .

L’inizio di questa nuova vita non è facile, la diffidenza dei palermitani, dei farmacisti e dei rivenditori di spezie non gli hanno risparmiato nulla.
L’autrice ricostruisce abilmente l’ascesa della famiglia, di umili origini e per di più “ straniera “, che grazie al pioniere che è stato Paolo Florio coadiuvato dal fratello Ignazio, e dopo dal figlio Vincenzo, riesce nella scalata, con alleanze e affermazione sociale ed economica nella Sicilia preunitaria, crocevia di mercanti ed armatori. Riesce cosi ad imporsi alla borghesia e aristocrazia isolana, ostile, che per lunghi periodi vennero appellati come “ facchini “ o “ bagnaroti calabresi ”.
Paolo, sposato con Giuseppina, aveva anche la moglie contro, che non avrebbe voluto lasciare la sua terra e non perdeva occasione per rinfacciarglielo.

Sempre scontenta, chiusa in casa con l’unico scopo occuparsi del figlio Vincenzo.
Paolo ed il fratello Ignazio, sempre fortemente determinati e mai in disaccordo, il primo un po’ più duro, il secondo più malleabile, si compensano nella continua volontà di migliorare i loro affari e la situazione familiare. Paolo al momento del trasferimento aveva un bambino piccolo: Vincenzo. Ignazio non era sposato, vivevano insieme e con loro c’era anche Vittoria, orfana di entrambi i genitori, da quando aveva tre anni.

Anche Vittoria e Ignazio avevano speranza di poter migliorare la loro vita in città .
Cosi dal commercio di spezie, avviano il commercio di zolfo, riescono a creare una loro compagnia di navigazione, fino a sviluppare in un periodo di forte instabilità politica e di intensi conflitti sociali, il potenziamento delle tonnare e la realizzazione di uno stabilimento industriale per la conservazione (all’epoca settore pionieristico) e commercializzazione del tonno.
E a parte le tonnare il genio dei Florio si manifestò nella commercializzazione del Marsala, altro successo dentro e fuori dal territorio isolano.

Nel romanzo trovano il giusto rilievo gli avvenimenti che fanno da sfondo all’ascesa della famiglia, ricostruiti dalla scrittrice puntigliosamente, fino alla rivolta di Palermo nel 1820, senza omettere la “ doppiezza “ dei Florio nei confronti del potere.
I Florio riescono con la capacità e anche l’astuzia a non retrocedere, la loro attività si amplifica.
I personaggi sono ben delineati con profondità, sia le figure maschili che quelle femminili.

Giuseppina, moglie di Paolo, uno spirito conservatore e ostile al trasferimento in Sicilia, fino alla fine dei suoi giorni. L’intraprendenza del capofamiglia e del figlio Vincenzo dopo di lui, la pacatezza e la mediazione pacifica di Ignazio, l’apparente remissività di Giulia, milanese, che, tra mille difficoltà, sposerà Vincenzo Florio, dal carattere per niente facile, come il padre.
Vittoria, l’orfana che andrà in sposa ad una brava persona di Mistretta (il paese di nascita di mia madre).

Le dinamiche familiari sono un arricchimento del romanzo che altrimenti potrebbe sembrare solo un romanzo storico.
Il linguaggio usato è un linguaggio colorito, che a volte usa sfumature dialettali, mai banale, che permette al lettore di calarsi nella realtà del racconto e di seguire e immaginare le bellezze del mediterraneo e di Palermo, che vengono narrate.
Ogni capitolo è caratterizzato da un detto in siciliano e da una piccola nota storica che riporta avvenimenti storici reali del periodo.
Per me, siciliana d’origine e che conosco i luoghi di cui si parla è stato un tuffo nella mia terra, che seppur di un’epoca in cui non ero nemmeno nata, ha mantenuto ( seppur con tutti i cambiamenti poi avvenuti ) le caratteristiche di bellezza .
La scrittrice ha fatto ricerche in archivi per documentarsi ed essere fedele alla realtà politica e della famiglia Florio, di cui racconta. È un romanzo piacevole e interessante. La lettura è consigliata.

Anna