I frutti dimenticati

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Oggi trattiamo un argomento insolito ma di indubbio interesse dal punto di vista alimentare e agricolo. Parliamo dei frutti dimenticati, ovvero tutti quei frutti che tanto tempo fa e in diverse tradizioni si utilizzavano e consumavano, ma oggi sono andati in disuso per diversi motivi ma principalmente per logiche industriali.
 
In pratica nel corso dei decenni si è attuata una sorta di selezione naturale preservando i frutti che fossero per caratteristiche e gusti di massa maggiormente adattabili alle grandi produzioni.

L’evouzione agricola ha portato i produttori a soddisfare alcuni  requisiti fondamentali come conservabilità, taglia e aspetto, facilità di conservazione e dolcezza.

Questo ha portato inesorabilmente al declino di quelle produzioni che non fossero conformi a tali principi finendo per minare non solo le tradizioni alimentari secolari ma anche la biodiversità e la differenziazione del regime alimentare.

Secondo studi in tutto il secolo scorso nella nostra penisola alcune specie di frutta come il ciliegio o il pero hanno registrato in un una perdita di varietà che si aggira attorno al 75%.

Spesso questi frutti hanno qualità eccellenti dal punto di vista salutare e anche come componenti di piatti o ricette.

Per fortuna grazie a certe realtà soprattutto locali che mirano a conservare tutto ciò che è tradizionale e grazie alla diffusione di punti vendita a km0 si sta avendo una ripresa di gran parte di questi frutti, qualcuno dei quali è riapparso anche nella grande distribuzione.

Ma quali sono questi frutti? Eccone alcuni.

Nespole

Nespole

Il nespolo è un arbusto spontaneo, che risulta resistente al freddo e all’altitudine ed è diffuso in tutta Europa. Questo arbusto veniva utilizzato come albero da frutto dal tempo degli antichi Romani e forse anche prima.

La Nespola è un frutto adatto alla preparazione di confetture, salse e liquori. Il suo sapore leggermente aspro ha tanti estimatori che stanno nuovamente apprezzandone le qualità.

Giuggiole

Giuggiole

Conosciute anche nell’antica Grecia provenivano dalla Cina, si tratta di un frutto invernale di colore rosso intenso e somigliante ad un chicco d’uva o ad un’oliva.

La giuggiola è notoriamente molto dolce e quindi adatta a creare sciroppi, confetture, liquori ma anche canditi oltre al conosciuto brodo molto in voga nel rinascimento specie a Mantova alla corte dei Gonzaga.

Oltre ad essere molto dolci hanno anche proprietà antiinfiammatorie e lenitive e sono idratanti per la cute.

Le quattro regole dell’agricoltura moderna che vogliono frutti ben conservabili, di bello aspetto e dimensioni medio- grandi, dolci e ficili da coltivare; hanno penalizzato anche le Mele e pere cotogne.

Mele cotogne

Queste qualità di mele e pere sono diffuse soprattutto in area mediterranea e in Cina. L’origine è probabilmente del Caucaso e la si coltiva da migliaia di anni. Tuttavia dopo gli anni 60 e l’arrivo della grande distribuzione e della produzione di massa queste qualità di pere e mele sono entrate in declino. Anche queste tralaltro hanno proprietà antisettiche importanti.

Queste mele e pere hanno un grande aroma e un buon sapore ed erano e in parte sono tuttora utilizzate per le marmellate. Anche in questo caso si stanno facendo strada nicchie di consumatori appassionati di questa qualità di frutta che si battono per preservarne l’esistenza.

Altri frutti dimenticati sono i Corbezzoli.

Corbezzoli

I corbezzoli sono bacche piccole dalla polpa piena e il sapore lievemente acidulo. Sono frutti di un arbusto sempreverde. I frutti, i fiori e le foglie, hanno proprietà antisettiche, antireumatiche e antinfiammatorie. La pianta inoltre è chiamata anche l’albero d’Italia per i suoi colori che ricordano la bandiera nostrana. Il Corbezzolo ha acquisito negli anni sempre più spazio nella coltivazione privata. I suoi frutti maturano verso il finire dell’estate e sono molto dolci. Si può trovare soprattutto in Sardegna.

Poi ci sono le Sorbe,

Sorbe

 che sono frutti di piccole dimensioni di forma simile a pere. Hanno un sapore piacevole, sono molto ricche di vitamina C e antidiuretiche oltre ad avere una discreta quantità di tannini e flavonoidi  che le rendono particolarmente sane.

Le Corniole sono invece frutti acidulo, dolci e carnosi,molto adatti per marmellate, liquori, infusi. Hanno proprietà astringenti.

Corniole

Frutto particolarmente raro ma che può essere trovato specie al sud Italia, dove cresce in maniera spontanea. Sono poi ottimi per aromatizzare alcuni tipi di alcolici come la grappa.

Le Azzeruole invece hanno proprietà lassativi dietetiche e antianemiche e hanno un gusto che ricorda quello delle nespole.

Azzeruole

Particolarmente intriganti sono le Ciliegie bianche.

Ciliegie bianche

Sono state penalizzate dal colore, ma non hanno nulla da invidiare alle comuni ciliegie per dolcezza e sapore e vengono utilizzate per candire. Era diffusa soprattutto nel nord e centro Italia. Adesso è quasi scomparsa, ma si può trovare specie in Umbria e Toscana.

Proseguendo nel nostro piccolo viaggio ci imbattiamo nella Pera volpina.

Pera volpina

Tipicamente romagnola risulta quasi abbandonata, si tratta di un frutto adatto alle cotture ed è stato penalizzato dalle piccole dimensioni.

La Mela Roggia è originaria invece dell’Umbria e della provincia di Arezzo.

Mela roggia

Ed è proprio in Toscana che alcune coltivazioni resistono. Il frutto è di media grandezza, la buccia è verdognola marrone, quasi come se fosse ricoperta di ruggine. Si raccoglie ad inizio ottobre.

La pera cocomerina è un’altra varietà di pera piccola e molto profumata.

Pere cocomerine

La particolarità di questa pera è che è rossa all’interno. Si trova per lo più nell’Appennino Tosco Romagnolo, nella valle del Tevere. Ha un sapore dolce moscato e cresce spontaneamente fra agosto e settembre. Risulta adatto a fare marmellate essendo difficilmente conservabile e da mangiare in poco tempo.

Il Cibo del paradiso è un frutto diffuso in Puglia nella zona di Bisceglie.

Sembrano albicocche ma sono più grandi e possono pesare oltre 60g. Sono dolci e hanno una polpa giallo chiara.

La Pesca sanguinella è originaria del centro Italia. È piccola e rotonda ed ha una polpa rossa e succosa.

Si raccoglie ad inizio autunno ed è più amara di una pesca classica. Diffuso invece nella fascia subalpina è il Sorbo degli uccellatori, albero le cui bacche rosse sono usate soprattutto a scopo decorativo.

Le bacche sono commestibili, ma di solito poco saporite. In antichità venivano essiccate e ridotte a farina. La polvere veniva in seguito mescolata con il frumento per fare il pane.

Le gli ultimi due frutti dimenticati di cui trattiamo sono il Gabbaladro  che è una varietà di susina con un sapore molto intenso.

Il suo colore verde si mantiene tale anche una volta matura, per questo Gabbaladro, il colore verde ingannava i ladri di frutta, che pensavano fosse acerba. Oggi è molto diffusa nel Gargano.

Infine l’Albicocco del Papa o Biricoccolo è un frutto in via d’estinzione presente solo nel bolognese e nella zona di Faenza.

Il Biricoccolo è un ibrido naturale fra albicocca e prugna. Un po come la Percocca tra albicocca e pesca, qui però l’ibridazione è, appunto, naturale.

I frutti sono maturi verso luglio, hanno un colore rosso scuro e al tatto si presentano vellutati. Come sapore sono un misto tra il sapore pieno dell’albicocca e la consistenza della prugna.

Qui si chiude il nostro breve viaggio tra i frutti dimenticati, nella speranza che grazie alle nuove iniziative possano ritagliarsi il loro spazio anche in futuro.

Foto dal web.

D.L.

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