I fantasmi del cappellaio. George Simenon. Recensione di Anna Cavestri

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I fantasmi del cappellaio, Georges Simenon

Presso Rue de minage, nella piovosa cittadina di Rochelle, Leon Labbè gestisce un rinomato negozio di cappelli. Un borghese dall’apparenza rispettosa e mite che però nasconde un agghiacciante segreto. Lo stimato commerciante, in realtà, non è altro che l’autore di un crescente numero di delitti, uno strangolatore seriale che uccide donne usando una corda di violoncello. Intanto, un piccolo sarto armeno, a conoscenza dei crimini perpetrati dal cappellaio, ma reticente per le minacce ricevute, lo scruta dalla finestra del suo laboratorio.
Con un ritmo lento ma vibrante di suggestioni, Simenon indaga l’identità torbida del suo protagonista, portandone alla luce i pensieri più reconditi, le intenzioni nefaste e i piccoli momenti di vita quotidiana e domestica. Le descrizioni della sua prosa sempre elegante, realistica e immediata, creano scene e ambienti in cui ogni cosa ci sembra palpabile e concreta, dal brusìo dei giocatori di carte nel Cafè de la Colonnes, all’umidità della sera che il riverbero velato dei lampioni rende visibile.