I CERCATORI DI CONCHIGLIE

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Un romanzo eccezionale, profondo, emozionante, pregno di sentimento. La scrittrice Rosamunde Pilcher, da poco scomparsa, con “I cercatori di conchiglie”, ha fatto un lavoro, a dir poco, eccellente!!

La protagonista è Penelope Keeling, una signora ultrasessantenne che, reduce da un attacco di cuore, vuole tornare per un’ultima volta in Cornovaglia dove aveva vissuto da ragazzina durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale. E, mentalmente, ripercorre tutta la sua vita.

Sono proprio i ricordi di Penelope a fare da filo conduttore a tutto il romanzo che si snoda, dunque, tra il tempo presente (con i suoi tre figli ormai adulti, con una propria vita, con il proprio carattere e con le proprie necessità) e il tempo passato.

Ciò che è sorprendente è che ogni personaggio, ogni luogo, è descritto con una precisione quasi maniacale, con una dovizia di particolari straordinaria, tant è che il lettore si ritrova catapultato nella storia e la vive in prima persona. Una sensazione forte e una voglia di continuare a leggere senza mai smettere fino all’ultima pagina.

A fare da sfondo i dipinti del padre di Penelope – in primis “I cercatori di conchiglie” – che trovano una rivalutazione non indifferente e il discorso “soldi” emerge prepotente.

Noel, il più giovane dei figli di Penelope, rientra nella categoria di coloro che vogliono solo denaro perché, in realtà, non sono realizzati o, meglio, pretendono una vita facile, una strada appianata, senza sacrifici, rinunce. In questo caso l’affetto per la madre passa in secondo piano. E io, da figlia e madre, ho vissuto male questo suo modo di essere, perché ritengo che nella vita, rispetto per chi ci ha generato deve esserci sempre e comunque, l’affetto che ogni giorno elargiamo a chi ci sta accanto non è mai abbastanza e se ci fosse più amore da distribuire, più unione, più amicizia, e un po’ meno egoismo e arrivismo, il mondo sarebbe decisamente diverso.

Nancy, l’altra figlia, la primogenita, ha una vita insoddisfacente accanto a un marito di poche parole e a due figli maleducati e pestiferi, ma anche lei preferisce ostentare – nonostante le difficoltà – e pretenderebbe sempre di più, tant è che, di fronte a certe decisioni della madre, non ha esitato a definirla “non più a posto di mente”.

Infine Olivia, la secondogenita, realizzata nel lavoro, ma poco incline a dare affetto e a pensare a una vita “al di fuori della professione” è comunque la figura che più mi è piaciuta. Super organizzata, rispettosa di qualunque decisione intrapresa da “mammy”, è l’unica di cui ci si può realmente fidare.

Accanto ai figli assumeranno una parte importante Antonia e Danus. Insomma… sono tante storie nella storia. Un romanzo dalla struttura complessa, un andirivieni tra presente e passato, un intreccio di eventi, di ricordi, di emozioni e un amore giovanile mai dimenticato.

Sono contenta di aver avuto modo di imbattermi in questo romanzo che mi ha permesso di conoscere una penna stupenda, una scrittrice preparata che ha donato la chiave al lettore per entrare nella storia e per viverla e assaporarla completamente.

Buona lettura!