Heath Ledger e la sua lezione

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Heath Ledger, una di quelle storie che fanno pensare, un ragazzo di 28 anni, attore, premio oscar postumo per l’interpretazione di Jocker in The Dark Knight, muore esattamente 10 anni fa per un overdose di medicinali.
Sono quelle morti che lasciano un alone di mistero e tristezza a maggior ragione se legate all’interpretazione di personaggi oscuri come Joker o il Corvo. L’attore scelse di vivere una vita intensa, che ha finito per essere breve, concentrandosi sempre sul presente e in perpetuo movimento fisico e mentale.
La fine, dettata da un’overdose di farmaci accidentalen che ha portato via uno degli attori più promettenti del cinema dello scorso decennio,  il 22 gennaio 2008.
L’attore sembra che abbia avuto il suo personale “imprinting” con le maschere a 18 anni ad un carnevale, in Italia, a Venezia. Sembra poi, come riporta il ducumentario presentato l’anno scorso al Tribecca film festival, che a 20 anni gli chiesero da quanto reciti? e lui replicò: da 20 anni. Un personaggio insomma.
Ecco una scelta di vita, apprezzabile come altre, perchè non c’è nulla di più bello di poter scegliere in che modo vivere la propria esistenza, lui scelse di vivere al massimo, gli ando’ male, ma scelse cosi’. E questo si deve rispettare.
Ma quando si vive intensamente e si punta al massimo si soffre in modo viscerale e oltremodo ogni sconfitta, lo racconta la sua breve carriera.10 cose che odio di te, del 1999 fu il film che lo portò alla ribalta. Poi Roland Emmerich lo sceglie per interpretare il figlio di Mel Gibson nel suo film storico Il Patriota.
Gibson diventerà il suo primo maestro. Qui per la prima volta vengono fuori le sue insicurezze, con la tristezza derivante dalla paura di non essere all’altezza. In quel caso Mel Gibson lo aiuterà, ma queste paure torneranno fuori sempre e gli saranno fatali. Ledger poi non sopportava i “no” che viveva come insuccessi personali e così si faceva logorare:  Oliver Stone per Alexander gli preferisce Colin Farrel, in Spiderman viene scelto Tobey Maguire per il ruolo di Peter Parker e non lui ci sta male e ancora in Moulin Rouge fu scelto Ewan McGregor.
Anche quando le cose gli andavano bene, come ne Il destino di un cavaliere, in cui Ledger interpreta il ruolo dello scudiero William Thatcher, lui non è mai pienamente soddisfatto. Scopre che non ama la notorietà. Per niente. Finisce per essere un eterno insoddisfatto. Un problema di personalità? Probabile.
Pubblicizzare i film era la parte che odiava del suo lavoro, ne “I segreti di Brokeback Mountain”  attira l’attenzione di Christopher Nolan che lo sceglie per il ruolo di Joker nel secondo capitolo della sua trilogia sul Cavaliere Oscuro.  A quel punto le cose cambiano e cambia pure Ledger: “è stato subito entusiasta – ricorda l’agente –  voleva assolutamente quel ruolo”. Sarà stata l’idea di indossare la maschera e riscoprire la sua passione da quel viaggio a Venezia.
L’insicurezza lascia lo spazio all’eccitazione, diventa orgoglioso e controlla minuziosamente ogni scena. Per la parte Ledger si chiude in una stanza per sei settimane, cercando di entrare nella mente di uno psicopatico e soprattutto educando la propria voce al ruolo di Joker.
La ricerca della perfezione da un lato lo porterà ad una performance eccezionale, dall’altra lo condurrà assai vicino follia.
“Non faccio progetti non ho un’agenda. Vivo esclusivamente nel presente. Non nel passato e nemmeno nel futuro”. Questo pensava.
L’intensità, la sensibilità estrema rendono una vita, sepur breve, assai completa, il problema è saper apprezzare i propri punti di forza e le proprie “vittorie” e accettare le proprie debolezze e sconfitte, questo il povero Ledger non lo ha saputo fare..
La vita di questo personaggio come di altri prematuramente scomparsi può e dovrebbe essere una lezione per tutti: sapersi accettare! Nelle debolezze e nelle virtù.
 
Lorenzo Dati
SMALL THINGS GREAT EMOTIONS