Hanno tutti ragione. Paolo Sorrentino.

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Hanno tutti ragione. Paolo Sorrentino.

a cura di Livia Fiume

Oggi vi voglio parlare di un libro e questo libro è “Hanno tutti ragione” di Paolo Sorrentino. Ho lasciato decantare le emozioni da “ultima pagina” per una decina di giorni, ma adesso mi sento pronta a parlarne.
Le recensioni online sono contrastanti, con una buona media di quattro stelle su cinque. Qualcuno spara a zero, addirittura sostiene che il libro non abbia trama e che sia da cestinare, io non sono affatto d’accordo, ma lasciamo parlare la critica. Nel 2010 si aggiudica il terzo posto al Premio Strega, il Premio Vittorini e il Premio Stresa di Narrativa.

Sorrentino è un registra e sceneggiatore italiano venuto a galla con “il Divo” e vincitore di numerosi premi, fra cui Oscar, Golden Globe, Nastri d’argento e David. Lui è uno che divide le folle fra i più fervidi sostenitori delle sue narrazioni decadenti e i detrattori, che, a parere mio, semplicemente non lo capiscono.
Per quanto mi riguarda il poco che ho potuto leggere e vedere di Sorrentino mi è piaciuto molto. Le sue storie colgono le giuste frequenze di risonanza, tendono a farmi vibrare qualcosa dentro.
Non per questo chi non apprezza Sorrentino può essere giudicato “limitato”, si tratta semplicemente di affinità. Come in amore: o funziona, o non funziona. La scintilla non è una reazione automatica, ci dev’essere la giusta alchimia.

Tony Pagoda, cantante neomelodico napoletano, è sostanzialmente un personaggio amorale, quindi ricco di fascino. La sua vita è la ricerca di una formula per la felicità, che passa attraverso una serie di azioni sbagliate e condannabili.
L’andamento del romanzo è fluido, apparentemente disordinato, segue correnti sotterranee per portarti esattamente dove ti vuole portare. E queste correnti non sono altro che le voci della coscienza e del tempo. Rimorsi, ricordi. Di qualcuno che ha vissuto tutto quello che poteva vivere, senza porsi alcun limite etico. Eppure è difficile odiare questo Tony Pagoda, perché la sua vita così al limite custodisce qualcosa di attraente. Incontri con persone, posti, momenti.
In un paio di punti il romanzo raggiunge degli apici emotivi molto forti. Siamo sul finale e intorno ai capitoli otto e nove. Momenti in cui Pagoda parla di Rita Formisano e di come, il ragazzino che era, “si è fatto uomo”, passando attraverso una giornata a Ventotene e l’incontro con una misteriosa Baronessa. Riporto qui un passo tratto dal capitolo 9.

“ Tornammo a Napoli il giorno stesso.
All’esterno, sul battello, lungo un mare lacustre, immobile, finto. Tutti e tre seduti affiancati. Muti e sconvolti, fissavamo il nulla davanti. Pochi cazzi. Le cose stavano per cambiare per la prima volta. Era nell’aria. Niente sarebbe rimasto più come prima. Lo si percepiva. L’innocenza, da qualche parte, ci stava per salutare, o ci aveva già salutati. A noi e alla baronessa. Le magliette, a causa del calore dei nostri corpi scottati, si erano attaccate addosso, come colla.
Così come si era attaccata la vita vera. L’avevamo desiderata, ma così tanto, che ora che era arrivata, non sapevamo che farcene.
Ci sentivamo soli. Morti. Responsabili. Adulti.”

La svolta si ha con la decisione di lasciare l’Italia per il Sud America. Un cambiamento fisico e psicologico simbolo della parabola umana, che dalle vette delle vita procede in discesa verso la vecchiaia. Nella seconda parte, verso la fine, si trova un passaggio decisivo. Vi svelo solo la prima frase per non rubarmi la magia.

“la vecchiaia e la giovinezza possiedono straordinari, inattesi punti di contatto.”

Qui, tutti gli elementi presenti nell’ultimo film di Sorrentino, “Youth”, vengono sviscerati. Lo stesso messaggio viene incarnato da un diverso personaggio, Tony. Le ultime pagine poi, sono un centrifugato del romanzo, ridotto al succo. Riflessioni selvagge, personaggi iconici.

Un’altra cosa caratterizzante della prosa di Sorrentino è la punteggiatura. Frasi cristallizzate da un repentino punto a capo, si alternano a muri di parole lanciate in un flusso. Anche visivamente questa alternanza è evidente, tanto da trasformare alcuni periodi in qualcosa di simile a versi poetici. Le insenature dei paragrafi rientrati, il ritmo spedito dei dialoghi, rendono formalmente bella la struttura del libro.
Hanno tutti ragione è parolacce, “metafore impossibili” e “aggettivi sconosciuti”. È irriverente verso la narrazione “minimale” e asciutta. Verso i canoni espressi dai manuali di scrittura. Il tempo del racconto è animato, passa dal passato al presente, si perde in mille digressioni. La trama è un filo psicologico, più che una sequenza di azioni.
Tutto ciò può far storcere il naso a qualcuno, tanto che lo stesso Sorrentino fra i ringraziamenti ne riserva uno a Umberto Contarello, responsabile di “tutto ciò che non vi è piaciuto di questo libro”.
Hanno tutti ragione è qualcosa che dovreste leggere, se tutto quello di cui ho parlato vi affascina. Se volete lasciarvi dare lezioni dall’amoralità di Tony Pagoda. Che dopo mille ghirigori si accorge di essersi comportato da stronzo, di aver snobbato in gioventù certe qualità semplici che sono poi l’essenza della vita.
Se invece non siete per lo sperimentalismo, non riuscirete a lasciarvi andare e a cogliere il bello che il romanzo possiede.

Concludo con l’ultima frase dei Ringraziamenti, a cui ho riservato una lacrimuccia di commozione.

“E poi desidero ringraziare i miei figli Anna e Carlo e mia moglie Daniela, che sono i motori e la guida della mia vita, lasciandomi così il lusso di crogiolarmi nel facile, impagabile ruolo del portapacchi che si gode il venticello sul tetto.”

Buona lettura.