Greta Altamura: “La testimonianza di un ragazzo appena uscito da un penitenziario minorile ha dato vita al mio primo romanzo”

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copertina del romanzo di Greta Altamura, "Perduti", per la Fabbrica sei Segni editore.

Ciao amici carissimi,

oggi conosciamo una scrittrice, di soli 18 anni, che vive a Genova e frequenta l’ultimo anno del liceo classico, col sogno di diventare una psichiatra.

Il suo nome è Greta Altamura, autrice di “Perduti”, edito per La Fabbrica dei Segni e pubblicato il 20 ottobre del 2017.

foto della giovane scrittrice genovese, classe 1999

Una storia vera, la biografia di un pezzo di vita di un ragazzo, Alex, che Greta conosce molti anni addietro e che le accende il desiderio di mettere per iscritto tutto ciò che il protagonista ha vissuto in un periodo particolare della sua vita. Lei è appena una ragazzina quando lui esce da un penitenziario minorile e tra i due nasce un rapporto che man mano prende le sembianze di una vera amicizia. Agli inizi per Greta non è facile capire cosa ci sia dietro i suoi occhi, i suoi sorrisi trattenuti e dietro tutta quell’ arroganza, solo più tardi capisce che si nasconde un bel po’ di sofferenza.

È proprio Alex un giorno a raccontarsi, a buttar fuori la sua tristezza e i suoi traumi vissuti tra quelle mura, suscitando in Greta emozioni così  forti da spingerla a metterle su carta, quasi per dar loro uno spazio e una modalità per esser vissute. Quando però la ragazza gli confessa di aver scritto delle pagine su di lui, Alex non la prende bene e decide di allontanarsi e di non farsi vedere, almeno per il momento.

Il destino li fa incontrare molto più in là, quando ormai più maturi, decidono di tornare sull’argomento: lui sa della passione per la scrittura di Greta e del suo sogno di pubblicare prima o poi un libro tutto suo e acconsente al progetto della ragazza di scrivere sulla sua storia, a patto però che nulla sia riconducibile a lui.

 

Per lei parlare di lui è come prendere il suo vissuto, metterlo su un foglio e liberarlo, così accetta il compromesso, rispettando la sua decisione.

Allora nasce un romanzo diverso dal semplice racconto delle varie cose accadute in riformatorio, per fare spazio a riflessioni e considerazioni universali, usando la metafora del riformatorio come una gabbia in cui tutti siamo intrappolati, pur sentendoci liberi. Ed è questo il messaggio più importante che l’autrice, seppur giovanissima, vuol promulgare. Non una mera denuncia, non una verità nuda e cruda, questo romanzo va al di là di tutto ciò, permettendo al lettore, pur libero di vagare e agire, di immedesimarsi nel protagonista e riflettere sulla propria vita.

Il riformatorio è un po’ la mente di ognuno, spiega la Altamura, nella quale ci rifugiamo, presso cui scappiamo e spesso ci auto imprigioniamo, rendendoci vittime dei pensieri, delle azioni e cattiverie altrui o, come spesso accade, restando irretiti paure e colpe che magari non abbiamo commesso. Ogni essere è vittima e carnefice di sé stesso, della propria prigione, da cui guardiamo il mondo con la bramosia di afferrarlo, conquistarlo, modificarlo ma temendolo allo stesso tempo. La riflessione sul male, sul bene e sull’amore è la costante della vita di Alex, che vive la sua agonia  in questo luogo buio e tremendo, avendo più tempo per riflettere e stare a contatto con la parte più autentica di sé. L’amore vissuto nella sua doppia faccia, l’amore carnale, subdolo, ossessivo, violento, l’amore come mero desiderio passionale fine a sé stesso e l’amore puro, che dà speranza, gioia e speranza, quello che lui proverò verso un altro detenuto.

Daniel quindi, il coprotagonista, rappresenta la parte bambina di ognuno, alla quale ci leghiamo per proteggere, quella parte buona e ingenua che, purtroppo, siamo destinati a perdere.

Ecco che Daniel rappresenta l’innocenza rubata mentre Alex incarna il frutto marcio di una società corrotta e dal loro incontro ne scaturisce un’analisi sui vari sentimenti e le emozioni dell’animo umano: l’amore, l’odio, la paura, il coraggio, la codardia, il dolore, la sofferenze, l’umiliazione e non ultimo il desiderio di evasione dal mondo e dalla sua routine.

 

copertina del libro di Greta Altamura, “Perduti”, edito per la Fabbrica dei segni.

Il romanzo è ambientato nel 1886, in un riformatorio che sconvolge la vita di questi due ragazzi poco più che maturi, mettendoli in crisi e dando il colpo di grazia alla loro innocenza. Senza darsi per vinti, lottano contro gli orrori e gli abusi del posto,

in una scansione temporale avvolgente e pressante che li porterà a scontrarsi con sé stessi, tra di loro e con tutto il mondo che li circonda.

Come purtroppo è successo per il “vero” Alex, conosciuto da Greta, così il protagonista del suo manoscritto, racconta di ciò che è davvero accaduto in quelle stanze buie e, seppur ambientato nel secolo scorso, presenta una tematica sempre attuale: quella attuale dell’abuso sessuale sui minori, come ci riportano anche le cronache dei nostri tempi. Nulla è cambiato, insomma!!!

 

Molti dei ragazzi infatti, vengono abusati e violentati a livello fisico e psicologico da parte del direttore, in un silenzio atroce che serve a nascondere atti orrendi agli occhi del mondo esterno e a soffocare la voce dei possibili ribelli.

Alex racconta tutto alla sua nuova amica, sconvolgendola, senza tuttavia riuscire a guardarla negli occhi, tranne quando parla di Daniel, il suo amore, che tanto lo fa sorridere.

Conoscersi lì dentro permette a entrambi di sviluppare un amore nuovo: Alex ama l’innocenza di Daniel, un ragazzo che soffre d’asma, passa le sue giornate per lo più in casa e ignaro di tutto ciò che accade normalmente in un carcere.È un adolescente, infatti, quando uccide un uomo, forse incoraggiato o minacciato da qualcuno più grande, un pesce più grosso, insomma, o forse spinto da qualche impeto momentaneo, che però non è bastato a dargli quei tratti caratteristici dell’assassino. Diversa storia per Alex, che scappa di casa a soli 12 anni, per andare a vivere con una banda di malviventi fino ai 15, quando viene arrestato. Conosce la fame, la contesa per la sopravvivenza e ama e protegge Daniel da questo mondo lugubre in cui adesso vivono e aveva vissuto con una banda di ladri fino a 15. Conosceva la fame, la contesa per la sopravvivenza e la amato sempre teso verso la sua perenne protezione da quel mondo che condividevano.

Greta Altamura fin da piccola sviluppa la passione per la scrittura che per lei rappresenta un modo per costruire molteplici vite, di erigere sulla carta castelli immensi per girarci dentro, con gli occhi pieni di meraviglia. Scrivere le permette di provare emozioni molto più vere, come afferma al Salotto Rosa, di quelle che vive e prova nella realtà. La sua mente è in continuo fermento, produce tante storie da raccontare, prendendo spunto dalla realtà, come nel caso di “Perduti” o sfruttando solo la sua fantasia. Ama descrivere l’essere umano nei suoi aspetti più vari e crudeli, nei suoi istinti, ma anche nella sua grande intelligenza.

Il riformatorio giudiziario era una struttura carceraria presso il quale veniva collocato, tramite sentenza di un giudice, un giovane minore dei 21 anni, che avesse commesso un reato. Nel 1988 i riformatori sono stati soppressi e da ciò ne è conseguito che: i minori di anni 14 non siano perseguibili, dai 14 ai 18 anni, invece, vengono internati in penitenziari minorili con pena ridotta, mentre dai 18 ai 21 possono trovare posto nei suddetti, se si sta scontando una pena commessa sotto i 18 anni. Solo se la pena si protrae oltre il 21esimo anno d’età, il giovane viene collocato presso un penitenziario ordinario, insomma una vera e propria prigione.

Giorgia Linho