“#GrazieePrego”, il primo libro collettivo di Libereria

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“Queste parole messe in riga sulla carta, che fanno di me una pagina scritta e di te un rielaboratore, sono state strappate da quel vuoto in cui vagavano come granelli di polvere, sono state maledette e accarezzate da chi, per sé le ha cercate, per te le ha rubate, per noi ha provato a scoprirle.”
 
 
#Grazieeprego è un occhio di bue puntato su concetti condannati molto spesso a prendere polvere.
La necessità di una RiEvoluzione umana e conseguentemente culturale, la ricerca di sé finalizzata alla crescita non solo personale ma anche comunitaria, la riscoperta di un istinto che ci vuole animali sociali, in una società basata sulla cooperazione e non su regole che puntano alla depersonalizzazione e al progressivo isolamento.
Ventitré voci poetiche, quarantasei punti di vista, infiniti punti di partenza.
Per voi e per noi.
 
Se volete sapere per quale motivo ci siamo uniti, se volete leggerci e leggervi in  “#Grazieeprego”, se vi sentite già parte del viaggio e sentite di dover salire a bordo, questi link fanno al caso vostro.
 
Per ora grazie.
E prego.
 
 
 
 
 
 
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Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.