Govone

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@Ladolcevitaly e Loscrivodame presentano: Govone, un comune situato nel Roero, in Piemonte, a metà strada tra Asti e Alba, sulle rive del fiume Tanaro, che il paese domina dall’alto.

Si tratta di un borgo suggestivo da dove scorgere un panorama incantevole e dove poter gustare dei vini di produzione locale di ottimo livello. L’economia locale è rivolta ad industria ed agricoltura, con una vocazione turistica in forte ascesa, legata anche alla coltivazione della vite. Qui nascono ottimi vini rossi come il barbera, la Bonarda, il Dolcetto, il Nebbiolo di Alba e Roero oltre al bianco Arneis. In pianura prevalgono cereali e ortaggi.

Anche i fiori hanno qui una certa importanza, soprattutto i tulipani, legati alla manifestazione “Tulipani a corte”, con una sfilata in costume di truppe militari con vestimenti d’epoca sette-ottocentesca a far da sfondo.

Il borgo nasce in epoca romana, lo si trova citato anche in tanti documenti risalenti all’Alto Medioevo. Prima fù feudo vescovile, poi divenne di proprietà della famiglia Solaro di Asti. Nei primi Ottocento divenne sede di villeggiatura di casa Savoia, con il suo castello, dove alloggiò tra gli altri, l’ancor giovane Jean-Jeaques Russeau nel 1730.

Il castello di Roero è l’edificio caratteristico di questo paese, da cui poter ammirare buona parte del Roero dall’alto. Si tratta di una delle residenze sabaude, dimora estiva privilegiata di Re Carlo Felice di Savoia. Oggi ha diverse funzioni, come ad esempio di essere il fulcro di una delle manifestazioni clou del comune, ovvero “Il Magico Paese di Natale”, evento che trasforma la città in un vero e proprio villaggio natalizio. Se ci capitate in primavera o autunno però, potrere gustarvi paesaggio, storia e gastronomia assieme ad un calice di ottimo vino, per chi lo beve.

La storia di Govone

Le prime tracce di Govone si hanno in epoca romana da alcuni scritti dell’861, dove viene citata “Villa Govoni”. Prima dell’anno Mille la maggior parte del feudo è posseduto dal Vescovo di Asti, poi, in seguito, nel XII secolo, entra in gioco anche Rodolfo di Govone, e i consignori “de Govono”, i “Pallidi” e i “Solaro”. Queste famiglie restano in sella alcuni secoli con alternate fortune. Poi nel 1682, buona parte di queste terre vengono concesse ai Savoia.

Nel 1792 muore l’ultimo dei Solaro, senza eredi, e così il territorio entra a far parte totalmente del patrimonio regio. Nel 1897 il comune acquista la proprietà del castello di Govone.

Govone diviene così patrimonio di tutta la sua cittadinanza.

Ma cosa offre Govone?

Come tanti borghi italiani, offre moltissimo agli avventori, anche se a dire la verità basterebbe una passeggiata tra le sue strade per godere di un’atmosfera fatta si storia e tradizione.

Innanzitutto è doverosa una visita al Castello di Govone.

La struttura imponente risale all’Alto Medioevo e fu costruita prima del Mille in una posizione, posta sul colle più alto della zona, da dove poter vedere dall’alto tutti i movimenti nei dintorni. E’ comunque dal ‘600 che il castello assume la forma attuale grazie ai conti Solaro, che decisero di decorare la facciata rivolta a sud col marmo proveniente da Venaria. I conti si mossero ispirandosi in buona  parte ai disegni degli architetti Guarino Guarini per facciata sul lato sud e Benedetto Alfieri per quella a nord.

Subi’ poi un restauro ad opera di Casa Savoia negli anni Venti dell’800 e divenne la residenza estiva del re di Sardegna Carlo Felice.

Vittorio Amedeo III di Savoia, Re di Sardegna ne fece dono al figlio Carlo Felice Duca del Genevese e Giuseppe Maria Benedetto Placido, conte di Moriana. Ma durante la dominazione francese i Savoia si rifugiarono in Sardegna e il castello, abbandonato e privato di ogni arredo, fu salvato dai Conti Alfieri di San Martino, che lo acquistarono con l’idea un domani di restituirlo ai Savoia. In effetti in seguito lo cedettero per una cifra simbolica proprio a Carlo Felice, rimasto nel frattempo solo erede, dopo la morte a Sassari di suo fratello. Fù Carlo ad addobbarlo con bellissime carte da parati cinesi e splendidi affreschi.

Il castello è circondato da un bellissimo parco con un giardino in stile Settecentesco all’italiana con siepi di bosso e vialetti che confluiscono ad una fontana centrale, la cui ideazione risale al XVIII secolo, all’epoca dei Solaro. Questi pensarono ad un giardino formale con regole architettoniche simmetriche e forme geometriche classiche realizzato nella parte di terreno disposto a terrazze all’interno delle antiche mura medioevali. 

La parte all’inglese invece, costituito da viali di platani ed ippocastani, risale al XIX secolo, su volontà di Carlo Felice di Savoia e su progetto di Xavier Kurten, nominato da Carlo Alberto principe di Carignano e direttore del parco di Racconigi. Il progetto era quello di un parco disposto
sui lati nord e ovest del castello, che creava effetti speciali, utilizzando nuove forme naturalistiche in
contrapposizione a quelle geometriche e regolari della parte costruita in precedenza.

 In pratica l’idea era di imitare la natura e pensare a come il paesaggio naturale dovesse essere scoperto, apprezzato, attraverso il movimento. In effetti il parco prosegue verso ovest, oltre le mura, e viene collegato attraverso un ponte egizio ad un grande bosco, anch’esso all’inglese, con percorsi che proseguivano verso la collina di
Craviano, su cui era in costruzione un convento, ideato da Carlo Felice.

Il parco fu creato in tre fasi, la prima all’epoca di Carlo Felice; la seconda dopo la sua morte nel
1833 per volere della vedova Maria Cristina; la terza dopo il 1849 con Ferdinando Duca di
Genova.

Attualmente la bellezza di questo parco lo rende tra i più ambiti per cerimonie e manifestazioni. Qui si svolgono anche “Regalmente Rosa” e “Tulipani a Corte”. Il castello è anche sede del municipio di Govone ed è PATRIMONIO DELL’UMANITÀ dell’UNESCO insieme alle altre Residenze Reali del Piemonte.

Il giardino botanico 

Oltre alla bellezza puramente estetica di questo giardino, importanti sono anche i contenuti botanici, come riportato in antichi documenti risalenti al periodo tra il 1849 e il 1852, e scritti dai giardinieri Giovanni e Giuseppe
Delorenzi che ci permettono, con il loro inventario, di conoscere ancora oggi le varie specie coltivate in quel tempo, siano esse arboree o floreali. Il parco ha colori splendidi in tutte le stagioni; in autunno dominano i rossi ed i gialli
degli ippocastani, dei platani e delle querce, in primavera il verde, il blu e l’azzurro dei muscari e i colori accesi dei fiori.

Tra le specie floreali spiccano i tulipani “Tulipa oculus solis Saint- Amans”, nella varietà
praecox Ten.” una specie che fiorisce ad inizio primavera. Questa specie ha fiori di media dimensione con petali colorati da una macchia nera, orlata di un colore giallo verdastro. Le foglie sono di colore vario e larghe, i fusti sono alti 45-50 cm. Poi ci sono i tulipani “occhio di sole“, presenti da diverso tempo e con poche aree di diffusione ormai in Italia. Nel Roero questi sono tutelati da una legge regionale (n° 32 del
1982).

Proprio a marzo, ogni anno, come si diceva sopra, si svolge Tulipani a Corte, una manifestazione animata da spettacoli e concerti, lungo la passeggiata del parco, con figuranti in costume d’epoca e con degustazione di prodotti tipici locali nella residenza sabauda. 

Oltre ai tulipani è presente anche un roseto, inaugurato nel maggio del 200. È stato creato su insistenza dell’Amministrazione comunale e dalla
Scuola locale, grazie al finanziamento della Regione Piemonte. Non è stato realizzato a caso, ma seguendo le indicazioni presenti sulla documentazione conservata nell’Archivio di Stato di Torino dove è descritta, nell’inventario delle piante e dei vasi, il lavoro dei fratelli De Lorenzi.

È stato progettato nell’area retrostante la Chiesa dello Spirito Santo, in un area che già in epoca savoiarda era stata adibita a giardino. In tutto una superficie rettangolare di 450 mq. dove è stata creata una bella combinazione fra varie specie di rose antiche. Il risultato, per chi ha la fortuna di visitarlo, è uno spettacolo armonioso, che dà quiete e sensazione di pace a chi visita l’area.

Anche l’ordine è ben studiato  All’ingresso, addossate al muro di cinta, sono collocate le rose rampicanti e il roseto è stato progettato in modo tale che, per ogni specie, si possono vedere le diverse varietà riunite nello stesso gruppo.

Il percorso di visita è contrassegnato con numeri e lettere, secondo un insieme armonico ben distribuito in base al periodo di fioritura, al colore, al profumo, alla produzione delle bacche, ed è coperto anche da treillages ad arco per far avvolgere i rosai. 

Uno spettacolo di natura e armonia da non perdere per chi ama il verde.

Edifici religiosi a Govone

Interessanti anche alcune Chiese in zona come la Chiesa dei Disciplinanti in barocco settecentesco, quella di San Secondo, in stile parrocchiale romanico/gotico che tra il 1726 e il 1736 ha subito diversi restauri e con un bellissimo organo all’interno. Infine la Chiesa e Convento di frazione Craviano, a tre navate, con a fianco il Convento, costruito dal re Carlo Felice di Savoia..

Chiesa Madonna Delle Grazie

Lq Cappella si trova ai piedi di due colline, fù edificata nel 1890, nel punto dove era presente un pilone per la segnalazione di una pia contadina che abitava in quelle zone, tale Brigida Cantamessa. La gestione in effetti è tutt’ora seguita dai suoi eredi, tra cui Filide Cantamessa, che ha dedicato l’intera sua vita alla Cappella. Negli anni ‘60 la ampliò aggiungendo una nuova nicchia dedicata al “Bambino di Praga”, oltre a quella dedicata in precedenza alla Madonna delle Grazie e uno splendido porticato. La semplice cappella si trasformò così in un piccolo santuario dove nei primi anni egli ’70 depose, sul tetto, la statua della Madonna, che accoglie a braccia aperte dall’alto tutte le persone che arrivano in paese.

Le due nicchie sono piene di doni e oggetti, deposti come ringraziamento dai govonesi devoti quale ringraziamento per grazie ricevute, e di foto di chi affida i proprifigli alla Madonna. Oggi i discendenti di Brigida e Filide continuano a seguire e curare il piccolo santuario con grande devozione e costanza.

I Govonesi sono molto legati alla Madonna delle Grazie che chiamano “Madonnina” e così amano ritrovarsi qui nelle festività legate alla Madonna. Tra queste spicca la Processione aux flambeaux, che conclude il mese mariano, che per tradizione si apre nelle varie frazioni con la recita del rosario e si conclude con la recita della S. Messa nelle varie cappelle per tutto il Paese. 

Lo svolgimento è un appuntamento ogni anno, per l’ultima domenica di maggio, quando recitando il rosario, partendo dal Borghetto, da Via Molino Gerotte e da Via S. Defendente con i flambeaux, i paesani si ritrovano tutti alla “Madonnina”, dove ricevono la benedizione della Madonna delle Grazie, con preghiere e canti.

Chiesa di San Secondo

Un altro luogo di culto della zona è la Chiesa di San Secondo, di stampo romanico- gotico, che sorge su uno sperone roccioso nei pressi del castello. Concepita in origine attorno al mille, venne ricostruita tra il 1350 ed il 1380. In seguito ci sono stati dei lavori nei primi anni del XIV secolo, poi nel 1499 e nel periodo tra il 1726 ed il 1736. Un nuovo campanile fu costruito nel 1742.

La chiesa fu chiusa nel 1857 perché pericolante, sottoposta a restauro e riaperta al pubblico dieci anni dopo. La chiesa è a tre navate, con due cappelle laterali, una dedicata al Sacro Cuore, l’altra all’Addolorata, l’abside è gotica. San Secondo a cavallo appare sul lato sinistro della Chiesa, dove c’è l’ingresso su un bassorilievo posto sopra un portale 

“Fine medieval borough near the Langhe Hills, Govone is situated in a strategic position over the Tanaro valley, halfway between Asti and Alba, the village is famous for its castle, where in 1730 Jean-Jacques Rousseau resided for a time, and for a fine flower festival in spring.

The surrounding landscape is mostly covered with vineyards, fruit trees and small woods, and offers pleasant itineraries into the countryside.”

Il Mulino

Il Mulino si trova in località Gerotte ed era molto usato dai contadini di tutti i paesi della zona. In antichità apparteneva alla Marchesa Alfieri di San Martino e ai Marchesi Visconti Venosta. Divenuto di proprietà privata dal 1929, rimase in funzione fino a metà anni settanta. Ora, il Comune e i proprietari hanno provveduto al restauro per permetterne la visita.

Il Pozzo di Cherpore e la leggenda delle Masche

Se vi spostate verso le borgate di S. Defendente e Montaldo, vi troverete nella vallata di Cherpore dove si trova il pozzo, una fonte naturale che sgorga da decenni e dove era presente l’unico lavatoio della zona, in pietra. Era importante la sua presenza perché qui le donne facevano il bucato al lavatoio quando l’acqua domestica era ancora un lusso.

Il bucato, raccontano le cronache locali, era per le donne di paese l’occasione di chiacchiere e pettegolezzi, in particolare tra le giovani spose, con argomento le suocere o “Madone”.
A quei tempi i contrasti suocere-nuore erano molto forti e quando si parlava della suocere abitualmente si criticavano.

La tradizione racconta che in uno di questi incontri al pozzo, una giovane sposa, molto arrabbiata con la suocera, rispose piccata ad una compagna di chiacchere che sosteneva che in tutte
le suocere c’era qualcosa di buono le seguenti parole:

Non c’è nulla di buono in una suocera, una volta si provò a farne una di zucchero e poi la si assaggiò: ERA ASPRA!”.

Scoppiarono tutte a ridere e la frase viene tuttora tramandata di generazione in generazione.

Ma massaie e contadini non si azzardavano ad andare al pozzo di notte, per via delle Masche, che comparivano con le tenebre.

Chi erano le Masche? Secondo una credenza contadina piemontese, le masche erano la causa di tutti gli avvenimenti inquietanti e strani, così anche a Govone. Masca nei tempi antichi significava “anima di morto”.

Gli anziani del posto, raccontano ancora oggi, di fatti strani che una volta accadevano in alcune zone del paese. Leggenda vuole che una donna possedeva il cosidetto “Libro del comando”, con il quale mettere in atto le varie maledizioni.

Tale libro veniva daro in eredità ad una delle eredi della famiglia della masca, che la cercava tra le
parenti. Quando sentiva, con dovuto anticipo, avendo poteri premonitori, che la morte si avvicinava, la masca consegnava il libro del comando all’erede scelta durante un rito propiziatorio, che, sempre secondo la tradizione popolare locale, avveniva proprio qui, intorno al pozzo di Cherpore, nella notte più buia del
mese di novembre. Al gran rito erano invitate tutte la masche della zona, che compivano misteriosi rituali che nessuno ebbe mai il coraggio di vedere.

I vini di Govone

Ma questa è anche una zona di grandi vini, qui nel Roero si producono vini apprezzati e amati ovunque. Proprio qui esiste l’Azienda Produttori Di Govone, fondata nel 1957, un’azienda radicata nel territorio che produce vini di qualità importante, riconosciuti a livello internazionale. Si tratta di una cantina con circa 250 soci, tra cui conferenti, proprietari e conduttori di 300 ettari di vigneto.

I soci sono sparsi qui nel Roero ma anche nelle aree di Alba, nelle Langhe, ad Asti e nel Monferrato.

La Langa e il Roero sono tra le zone più rinomate a livello mondiale per la qualità dei vini prodotti. Il motivo è prettamente geografico e climatico oltre che di terroir.

Il Roero a Nord del Tanaro ha terreni con pareti di roccia scoscese e ripidità, vallate e colline che creano condizioni e microclimi differenti, consentendo alle uve locali di esprimere aromi molto fini e intensi. Le Langhe sono nella parte meridionale del Piemonte e il loro nome si riferisce alle colline disposte in modo parallelo tra loro così da formare vallate profonde e strette.

Il terreno poi è calcareo-argilloso, perlomeno nelle Langhe e questo fa si che i vini rossi risultino corposi e ben strutturati. Il Roero ha altre qualità, qui i terreni sono più sabbiosi e soffici e questo crea una bella differenziazione tra le due zone con una produzione di vini nel Roero molto aromatizzati e profumati in modo unico.

Il Monferrato e l’astigiano infine hanno caratteristiche variabili: sabbia, limo, terreni argillosi, un po’ di tutto, con una produzione molto varia. I vitigni locali sono bianchi, rossi, moscati ,tutti molto conosciuti, l’azienda di Govone ne produce attorno ai 2 milioni di litri annui.

Tanti vitigni: Barolo docg, Barbaresco docg, Barbera d’Alba doc, Nebbiolo d’Alba doc, Dolcetto d’Alba doc, Langhe doc Nebbiolo, Langhe doc Dolcetto, Barbera d’Asti docg, Freisa Asti doc, Grignolino d’Asti doc, Ruche’ di Castagnole Monferrato docg, Piemonte doc Albarossa, Piemonte doc Cortese, Piemonte doc Barbera, Piemonte doc Bonarda, Langhe doc Arneis, Langhe doc Favorita, Langhe doc Chardonnay, Roero docg Arneis, Roero docg Arneis Spumante metodo classico, Langhe doc Arneis passito, Moscato Asti docg, Langhe Doc Rosso, Piemonte DOC Brachetto.

Tanta, tanta scelta…da perdersi…molto rischioso per gli amanti di Bacco…Fede