Gocce di veleno di Valeria Benatti. Recensione di Antonella Gagliardo

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Gocce di veleno 

Valeria Benatti 

Giunti , 2016

192pp.

Claudia originaria di Mantova vive a Milano e lavora nell’editoria.

È’ una donna affascinante che mette in rilievo sempre la sua bellezza come fosse l’arma migliore per catturare l’attenzione. Dai dettagli che la definiscono traspare il ritratto psicologico di una donna con una bassa autostima che si fa usare da qualunque uomo le dimostri un briciolo di dolcezza mirata, pero’, all’ottenimento di un unico scopo; quello sessuale.

Claudia se ne rende conto ma un po’ come se fosse vittima del suo scarso amor proprio continua costantemente a farsi usare senza difendere quella dignità che ha ben sepolto dentro di sè.

Dopo innumerevoli incontri vuoti e privi di qualsiasi sentimento incontra un uomo più grande di lei, Manfredi, e per la prima volta ,nonostante il rapporto sia comunque malato per colpa di lui, lei prova un vero sentimento d’amore per quest’uomo violento.

Lui, infatti , durante ogni rapporto sessuale le fa violenza fisica , la insulta, la denigra , le è infedele, ed ha per lei una forma di possesso patologico.

“Io resto lì bocconi, rannicchiata, male dappertutto, immobile ,gli occhi chiusi. Sono lì ,ma non sono lì . È dunque colpa dell’amore ? È così che si ama ? Bisogna sopportare anche questo per essere amati? È davvero troppo anche per una ragazza disponibile come me. Mi chiedo perché mai mi faccio trattare così. Mi dico che questa è l’ultima volta, che appena riesco a rimettermi in piedi me ne vado e non torno più. Ma poi lui compare raggiante ,in vestaglia con altri due calici di champagne ghiacciato , mi prende tra le braccia, mi dice che sono stata bravissima e che sono la sua bimba adorata , e che non ce ne sono in giro di bambine brave come me. Mi faccio consolare. Mi basta così poco per essere ripagata dalle ferite. Cosi poco.”

Ma cosa c’è in quel poco ?

Cosa c’è in una donna che non si qualifica tale perché subisce simili torture fisiche e psicologiche senza riuscire ad arginarle per poi sfuggirne ?

Me lo sono chiesta in quanto donna ed ho anche giudicato ,nella prima parte del romanzo, per quel ritratto femminile così poco comprensibile.

Poi ho capito che in quel poco c’era davvero tanto, davvero troppo.

Claudia, infatti, una mattina, dopo l’ennesima umiliazione decide di farsi aiutare perché vuole allontanarsi da quell’uomo e forse anche da quella donna (paradossalmente se stessa ) che l’hanno fatta a brandelli.

Si reca in un centro antiviolenza ” I cerchi d’acqua ” ed ha inizio un percorso ancora più doloroso del precedente che scaverà nel suo passato per portare a galla atroci verità che l’hanno resa quella donna fragile che tutti possono calpestare a loro piacimento.

Un dolore nascosto nell’infanzia.

La trama di questo romanzo mi ha molto colpita come ogni storia di violenza sulle donne e anche se avessi qualcosa da dire sul modo in cui è stata scritta, sulla struttura della storia stessa ,sulla caratterizzazione dei personaggi , non lo farei, non per questa storia .

Merita un inchino perché porta alla luce realtà dalle quali si deve parlare il più possibile .

Da leggere!!!