George Simenon. Il piccolo librario di Archangelsk. Recensione di Anna Cavestri

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George Simenon
Il piccolo librario di Archangelsk

 

Recensione di Anna Cavestri 
Jonas Milk è un piccolo commerciante di libri usati che ha il negozio, e l’ abitazione, sulla piazza del mercato di una piccola città francese. Nato ad Archangelsk in Russia, da piccolo, in concomitanza con la rivoluzione, ha dovuto abbandonare il suo paese con i genitori, mentre le sorelle sono rimaste ospiti di una zia. La famigliola, approdata in Francia, riesce a rifarsi una vita, poiché il padre mette su una bottega di pescheria proprio in quella piazza del mercato. Jonas che ha studiato, è istruito, ma è sempre timoroso di non apparire troppo umile, non subentra nella gestione della pescheria dopo che i genitori in tempi diversi sono ritornarti in Russia, ma rileva un negozio di libri, conducendo una vita modesta, ma dignitosa, da scapolo.

Jonas , libraio quarantenne, è elemento pacifico, perfettamente integrato nel contesto dal quale non proviene. Il suo vivere è – apparentemente- all’ unisono con quello degli altri abitanti della piazza che lì vivono e lì gravitano per l’allestimento del mercato, fino a quando gli viene praticamente buttata fra le braccia dalla madre, Gina, molto più giovane di lui, figlia di altri negozianti della piazza del mercato. La ragazza, esuberante, è nota per concedersi a tanti uomini, Jonas lo sa. La donna dapprima fa la domestica per lui, poi lui la sposa, soprattutto per togliere il grigiore dalla sua esistenza e per cercare di proteggerla. La vita continua abbastanza nella normalità, fino a quando un giorno Gina sparisce (era già successo altre volte che si assentasse da casa, ma aveva sempre fatto ritorno) e lui scopre che ha portato via con sé i francobolli più preziosi e di rilevante valore della sua collezione di filatelico.

Jonas prova inquietudine e vergogna per l’assenza della moglie. Egli mente per giustificarla e mentre lo fa commette l’errore più grande della sua vita, Invece di formalizzare la scomparsa con una denuncia alla polizia, inventa un’innocente bugia che racconta al mercato, dice che è andata a trovare un’ amica. Ma più passano i giorni, più la gente s’informa se è ritornata, quella piccola menzogna si rivela una bomba a orologeria, poiché negli altri si insinua il sospetto che lui abbia eliminato la consorte. E così puntuale arriva la polizia, lui è accusato di omicidio. Nelle ultime pagine del romanzo, gli fa visita una donna che dichiara di conoscere dove Gina si trovi , “Jonas ringraziò ancora e, una volta rimasto solo, si sentì più disorientato che mai, come capita ai detenuti quando, riacquistata la libertà dopo anni, non sanno che farsene”, ma…

Mi fermo qui con la vicenda, perché, pur limitandomi a dire che non è né un romanzo giallo, né un noir, che prevedono quanto meno la presenza di un delitto o comunque di un grave reato, lo sviluppo vi terrà incollati al libro.

Simenon ci mostra con una fine analisi psicologica, ma anche sociologica, l’inferno in cui può cadere un innocente, colpevole solo di essere uno straniero e per di più ebreo.

Jonas è un uomo disperatamente solo che crede di aver trovato in quella piazza la sua nuova patria, di essere diventato come loro, i negozianti, di aver raggiunto quella tranquillità che ha solo chi è parte integrante di una comunità.

E invece di colpo crolla ogni sicurezza, dalla freddezza improvvisa degli altri si passa alle accuse, a voci fatte circolare e prive di fondamento; il peggio però deve ancora venire e lo proverà quando, tramite la polizia, verrà a sapere che Gina, che lui intendeva proteggere, invece aveva paura di lui. E’, come si suol dire, il colpo di grazia e per Jonas il mondo e la vita cominciano a perdere senso.

Che Simenon sia un grande scrittore penso non ci siano dubbi, ma in questo libro è riuscito a cogliere e a rappresentare un dramma che finisce con lo stritolare, oltre che il personaggio principale, anche il lettore.