Gente di montagna

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Franco Faggiani
Gente di montagna
Edizioni Mulatero.

Prima di parlare del contenuto va spesa qualche parola sul contenente.
Un libro con copertina rigida, una buona carta con angoli smussati.
La sovra copertina che aperta diventa una cartina geografica da una parte :
Una cartina con protagonista la natura, in cui sono indicate le località montane citate nelle varie province e pure il dislivello.
Un’altra con protagonista l’uomo, dove si trovano in ordine alfabetico i personaggi citati e la loro collocazione montana.

C’è anche il segnalibro a nastrino come quello delle agende. Ogni storia è impreziosita da piccoli disegni in bianco e nero.
Un bell’oggetto insomma.

Ho scritto personaggi, in verità in questo libro, Faggiani, amante della montagna, che ha già scritto altri libri ambientati in montagna, ( da più di 50 anni ha attraversato e attraversa montagne italiane il più delle volte a piedi, incontrando tante persone ) ha voluto in questo volume tracciare piccoli ritratti di 35 persone. Si tratta di persone comuni, non alpinisti illustri e conosciuti, ma contadini, pastori, artigiani, boscaioli alcuni dei quali che pur non avendo voluto avere notorietà, sono artisti o professionisti che hanno riportato in montagna le loro passioni.

Complice il Covid nell’inverno ‘20/‘21, diverse persone si sono trasferite nelle terre alte rianimando posti rimasti spopolati e alcuni inventandosi un vero e proprio lavoro per la sopravvivenza.

Faggiani, che come lui stesso ha detto alla presentazione del libro, dopo decenni di lavoro anche come giornalista, ha fiuto per le storie interessanti, qui ne riporta 35, ogni storia di diecimila battute ciascuna, durante “ la mia lunga viandanza sulle Alpi “

Incontri avvenuti spesso per caso, con storie curiose e intriganti, alcuni diventati amici , alcuni non ci sono più, uno mancato proprio da poco mentre leggevo il libro.
E accenno cominciando da lui: Emilio Lettry, il gran signore di Suisse.
Di lui aveva sentito parlare da alcuni amici ( conosciuti in montagna), quando lo ha incontra aveva 90 anni e viveva in una piccola comunità vicino a Chatillon, per proteggersi dal Covid. È nato nel 1931 ai 1.815 metri di Chamois, paese valdostano.

La descrizione di questo luogo è da favola.
Fino alla metà degli anni ‘50 c’erano ben 42 persone, lì la sua vita è andata avanti tra lezioni, lavoro nei campi, mungiture, preparazione di burro e formaggi, forme stagionate di 20/30 kg portate a valle in spalla.

La funivia arriverà più tardi.
Unico passatempo musica e canto.
Da autodidatta impara a suonare la fisarmonica e l’armonica a bocca ed ha cantato nel coro della chiesa fino a poco prima di entrare nella piccola comunità.

Nel tempo il paese si è spopolato e lui era rimasto l’unico abitante, accompagnava gli ospiti a camminare nei boschi: ecco le vere cattedrali “.
( in rete c’è un bel documentario con lui come protagonista “ Le dernier habitant d’un haemau préservé du Val d’Aoste).

Tutti i racconti sono davvero unici e da raccontare, ha ragione Faggiani, troviamo Bruno il ragazzo torinese che perso il lavoro in città, per fortuna -dice-un po’ disabile “ e prende un piccolo sussidio regolarmente, con una strumentazione artigianale si è messo a pulire i fiumi, in cambio di ospitalità, l’apicoltore nomade che sosta dove esplodono le piante mellifere, c’è Luisa 82 anni, ancora in forma, per 52 anni ha fatto la maestra in diverse borgate di montagna esperta di erbe selvatiche, c’è chi si mette a produrre carta, il restauratore di vecchie casa di montagna, il runner che di mestiere fa il divulgatore di consulenza ambientale, che appena può scappa e corre in montagna. Esercita soprattutto il suo impegno è tenere pulita la montagna, quello che riferisce circa l’abbondanza dei rifiuti e le micro plastiche che ingeriamo è inquietante, purtroppo vero.

Sì è inventato l’Ecolo tour, un progetto per la raccolta differenziata nei punti di assembramento degli atleti di corsa in montagna e organizzato le eco scope, attivisti delle corse in montagna che percorrono l’intero tracciato della corsa alle spalle dell’ultimo atleta in gara raccogliendo ogni tipo di sporcizia lasciato da chi è passato in tempo reale. È encomiabile e dovrebbe essere esteso ovunque.

E pure il delivery di alta quota.
Persone e storie di montagna davvero molto interessanti, per chi non lo conoscesse, Faggiani scrive molto bene, fa amare quello che scrive e appassionare.

Un ultimo riferimento ad una storia che purtroppo abbiamo letto nella cronaca nera, quella di Agitu Ideo Gudeta, la donna pastore etiope-trentina che gestiva la sua fattoria e il suo caseificio “La capra felice “, nel Trentino, uccisa il 29 dicembre 2020.
Che amiate o meno la montagna è questo un libro affascinante, dalle storie di ognuno qui ritratto, persone simpatiche, particolari, c’è qualcosa da imparare.

Prima cosa tra tutte : avere pazienza.

È il mio consiglio di una bella lettura.

Anna