Génie la matta

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Inès Cagnati
Génie la matta

Questo romanzo è un dramma narrato da una bambina, ed è insieme il ritratto doloroso di una donna e della figlia.
Fuori dall’agglomerato “civile” di un villaggio, immerse in una natura consolatrice e spietata, vivono Marie e sua madre Eugénie, che tutti chiamano “Génie la matta”. Vittima di uno stupro, Génie viene ripudiata dalla famiglia (“la migliore famiglia del paese”) dopo che ha generato la bambina.Va ad abitare in una casupola sperduta con la figlia e si chiude nell’isolamento e nel silenzio.
Lavora dove può. Nei campi, nelle fattorie. Oppure cucina a matrimoni e battesimi, portando a casa lo stretto necessario per sopravvivere. Con lei c’è sempre Marie che le corre dietro con tutte le sue forze nella paura di perderla di vista, di venire abbandonata. “Non starmi tra i piedi”, le ripete sempre la madre quando Marie le si avvicina troppo. E allora la bambina controvoglia si allontana, si tiene in disparte. E aspetta.
Geniè ha dentro di sé il dolore dell’abbandono, dell’incomprensione , che trasmette alla figlia che la guarda uscire di casa ogni giorno, compiere gli stessi gesti, ignorare le frasi, gli sguardi, le malelingue e anche purtroppo le frasi di Marie.
Per quanto Marie provi a consolare e a colmare il vuoto della madre che a volte piange e diceva “non ho mai avuto niente “ io dicevo: «Hai me».
Vorrebbe dirle che la ama tanto e poi non ci riesce.
Gènie sembra impermeabile.
Marie la segue, amandola con tutta se stessa ma soffrendo la sua anaffettività, crescendo nella durezza e nelle rinunce. Dovrà fare a meno di un cane, di una vaccherella cieca, di un anatroccolo e dovrà rinunciare a Pierre, un giovane aviatore incontrato nella sala d’aspetto gelida di una stazione, che non potrà mantenere la promessa di portarla a vivere su un’isola “dove gli uccelli volano rossi nei cieli azzurri”.
Génie la matta è un libro molto bello, la scrittura è fluida, pieno di crudeltà ma anche di tanta tenerezza,con un finale a sorpresa.